La Parola

VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno A - Rito Ambrosiano – 23 luglio 2017

LETTURA, Giosuè 4,1-9. Le dodici pietre, memoriale perenne della traversata del Giordano e

dell’ingresso di Israele nella terra promessa.

SALMO 77 (78) La tua legge, Signore, è luce ai nostri occhi.

EPISTOLA. Romani 3,29-31 Non c’è che un solo Dio, Dio dei Giudei e delle genti

VANGELO, Luca 13,22-30. Verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio - In quel tempo. Il Signore Gesù 22passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: 24«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. 26Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. 27Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. 28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

E, ancora una volta, Gesù non entra nelle nostre domande sbagliate: è una porta troppo stretta. Gesù non entra.

Un tale gli chiese: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?".

A Gesù questi discorsi fatti sulla pelle degli altri, sulla salvezza degli altri, non interessano. Non gli interessa questo dibattere sugli altri. Sugli altri, perché la nostra salvezza è data per scontata.

Infatti la risposta di Gesù è: "Sforzatevi voi, lottate voi, fate gara ad entrare per la porta stretta".

E qui nasce un enigma, un enigma da interpretare: la porta stretta. Che cos'è la porta stretta? In che senso è stretta? Provoca un restringimento la porta della salvezza?

Forse l'immagine, l'immagine della porta stretta, era molto più familiare ai contemporanei di Gesù: al calare delle tenebre, infatti, era costume chiudere le porte della città e anche quelle dei grandi palazzi. E rimaneva aperta solo una porticina: non si poteva sfuggire; se volevi entrare dovevi passare per quella, in un certo senso venivi misurato da quella piccola porta.

Devi essere misurato, riconosciuto da quella porta. Siamo così aiutati a capire una parola, ricca di suggestione, di Gesù. Lui un giorno disse: "Sono io la porta, sono io la porta delle pecore".

E così incominciamo a capire: stretta la porta nel senso che bisogna essere riconosciuti nella misura di Gesù; ma grande, sconfinata, la porta, se pensi che l'orizzonte è quello spalancato ai tuoi occhi dalla vita di Gesù. Spécchiati in lui.

Certo la nostra vita, la nostra povera vita, accuserà sempre la distanza. Ma se il respiro, l'anelito che la abita è quello del vangelo, sarai riconosciuto alla porta. Non ti sentirai dire: "Non vi conosco, non so di dove siete".

(don Angelo Casati, “Sulla soglia”, omelie)

VI DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno A - Rito Ambrosiano – 16 luglio 2017

LETTURA Esodo 33,18–34,10. Mosè sul Sinai contempla la gloria di Dio

SALMO 76 (77): Mostrami, Signore, la tua gloria.

EPISTOLA, 1Corinzi 3,5-11. I ministri sono i collaboratori di Dio e i fedeli il suo campo

VANGELO Luca 6,20-31 Le beatitudini, nuova legge proclamata da Cristo - In quel tempo. 20Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. 21Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. 22Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. 23Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. 24Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. 25Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. 26Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. 27Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, 28benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. 29A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. 30Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. 31E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».

Beatitudini per il nostro tempo

Beati quelli che sanno ridere di se stessi: non finiranno mai di divertirsi.

Beati quelli che sanno distinguere un ciottolo da una montagna: eviteranno tanti fastidi.

Beati quelli che sanno ascoltare e tacere: impareranno molte cose nuove.

Beati quelli che sono attenti alle richieste degli altri: saranno dispensatori di gioia.

Beati sarete voi se saprete guardare con attenzione le cose piccole e serenamente quelle importanti: andrete lontano nella vita.

Beati voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo: il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.

Beati voi se saprete interpretare con benevolenza gli atteggiamenti degli altri anche contro le apparenze: sarete giudicati ingenui, ma questo è il prezzo dell’amore.

Beati quelli che pensano prima di agire e che pregano prima di pensare: eviteranno tante stupidaggini.

Beati soprattutto voi che sapete riconoscere il Signore in tutti coloro che incontrate: avete trovato la vera luce e la vera pace.

V DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno A - Rito Ambrosiano – 9 luglio 2017

LETTURA Genesi 11,31.32b-12,5b. Il Signore comanda ad Abram di lasciare il paese.

SALMO 104 (105). Cercate sempre il volto del Signore

EPISTOLA Ebrei 11,1-2.8-16b. Per fede Abramo chiamato da Dio partì.

VANGELO Luca 9,57-62. Tu va' e annuncia il regno di Dio. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

... Cammino! Voi mi capite, gente di cammino, di movimento, di immaginazione, di invenzione. Dietro Gesù. Non un mondo religioso in cui tutto è stato già detto, codificato, fissato, motivo per cui potremmo anche permetterci di mandare in pensione lo Spirito Santo. Alla mente mi ritorna un Vescovo francese che pregava per “una chiesa / In cui lo Spirito Santo potrà sentirsi invitato / perché non sarà già stato tutto previsto, /regolato e deciso in anticipo: / una chiesa aperta. / Una chiesa / In cui l’audacia di fare cose nuove / sarà più forte dell’abitudine di fare come prima.” (Mons. Guy Deroubaixcovo di Saint Dénis, Francia, morto nel 1969). Quanto finora ci siamo detti ci permette di capire le parole di Gesù ai tre interlocutori del vangelo di Luca. Gesù sembra quasi scoraggiarli. Invece vuole semplicemente rivendicare la condizione di donne e uomini del cammino. Contestando tre situazioni cui forse potremmo dare un nome: il discepolo e la tana, il discepolo e la casa prigione, il discepolo e il suo passato. "Ti seguirò dovunque tu vada". "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Il pericolo di farci dei nidi, nidi protetti, o delle tane in cui stare al sicuro. La fede è cammino e il cammino comporta imprevisti, fatiche e rischi. Sei nomade, come Abramo. E non sedentario. "Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre". "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti". Non è invito alla disumanità. Al discepolo amato Gesù sulla Croce affiderà la madre. Gesù mette in guardia dalla casa prigione, dalla casa senz’aria, dalla casa soffocamento. "Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia".. "Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio". Non si può seguire Gesù opponendosi ad ogni novità come fosse pericolosa. E’ il rischio della regressione. E non saremo anche noi regrediti? "Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto" dice Gesù "per il Regno di Dio".

(Traccia di riflessione - A cura di Angelo Casati - da www.chiesadimilano.it)

IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno A - Rito Ambrosiano – 2 luglio 2017

LETTURA Genesi 6,1-22. Il peccato dilaga corrompendo la bontà della creazione

SALMO 13 (14). L’alleanza di Dio è con la stirpe del giusto.

EPISTOLA Galati 5, 16-25. Camminate secondo lo Spirito

VANGELO Luca 17, 26-30. 33. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà. - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 26«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: 27mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. 28Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 29ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. 30Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. 33Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.».

Si parte da uno, Noè. Uno non basta, diremmo noi! Una famiglia sola non basta. Dovremmo essere in tanti, per contrapporci e fermare la corruzione dilagante. Ma è un alibi, un sottile e comodo alibi. Dio ricomincia con uno, con una famiglia, quella di Noè. E qualcuno direbbe: d’accordo, ma che sia un famiglia esemplare. Nemmeno questo è richiesto. Noè è figlio di Lamek, un violento. E il figlio di un violento, Noè, ha un nome ‐ in ebraico Noach ‐ che significa ”consolare”. Commenta Enzo Bianchi: “Il testo vuol dire che anche dall’uomo più malvagio e violento può nascere un figlio capace di consolare e di usare bontà”. Di Noè è scritto: “Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio”.

Nel suo commento Enzo Bianchi continua dicendo: “Anche quando il male è dilagante, è l’aria che si respira, è il clima dominante, la sola presenza del giusto basta per rassicurare che vi sarà salvezza per la terra. Sovente il salmista lamenta la condizione generalizzata di peccato e traviamento della generazione in cui vive (cf. Sal 12; 14; 53..) e di fronte all’imperversare del male arriva a chiedersi: “Quando sono scosse le fondamenta, anche il giusto che cosa può fare?” (Sal 11,3), e i rabbini commentano il testo dicendo che il giusto deve rimanere, rimanere nella sua giustizia, continuare a fare il bene (cf 1Pt 4,19), perché la sola presenza di un giusto è assicurazione che su quel male vincerà il bene, si manifesterà la misericordia di Dio”.

Ebbene dobbiamo ridirlo, a commento della storia di Noè, dobbiamo persistere a ridirlo a noi stessi e poi a tutti, ridirlo oggi, quando ogni giorno i quotidiani, quasi a ogni pagina, sfornano storie e storie di corruzione, ridirci che ciò cui siamo chiamati è questo: chiamati a rimanere nella giustizia. Anche fossimo soli, anche fossimo uno. E’ da qui che ha inizio la salvezza dalla distruzione della terra e la trasformazione di una società e di una chiesa. Rimani nella tua giustizia. Anche nel poco. E’ dal poco che hanno inizio le falle che fanno la tragedia di una diga. Guàrdati anche da una corruzione che è poco. Ma anche la speranza nasce dal poco. Il testo ebraico con una certa ironia chiama l’arca, un cestello, una cesta. E infatti, se la immaginiamo sballottata dalle onde dentro il dilagare e l’imperversare delle acque, che cosa sembra essere mai quell’arca, costruita con pazienza e fiducia in Dio dalle mani di Noè, se non una piccola cesta? Ebbene Il racconto del diluvio non si chiude sulla tragedia, ma sull’arca, su un cestello. Non sarà ‐ me lo chiedo e lo chiedo a voi ‐ non sarà che dobbiamo cominciare a ridirci questa speranza? Operando ogni giorno nella giustizia. Confidando nell’umile cestello.

(TRACCIA DI RIFLESSIONE A CURA DI ANGELO CASATI - Quarta domenica di Pentecoste, 2 luglio 2017)

III DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno A - Rito Ambrosiano – 25 giugno 2017 - Giornata mondiale per la Carità del Papa

LETTURA Genesi 2,4b-17. La creazione dell’uomo

SALMO 103 (104): Benedetto il Signore che dona la vita.

EPISTOLA Romani 5,12-17. Per un solo uomo il peccato, per un solo Uomo la grazia

VANGELO Giovanni 3,16-21. Dio ha dato il suo Figlio, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna - In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: 16«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Il figlio come dono

Nasciamo tutti figli. E come un figlio porta impresso nella carne i segni della paternità che lo ha generato, così ogni uomo è tale in ragione di quel soffio vitale, di quell'alito di vita primordiale che Dio stesso gli ha regalato. E qui cominciano a mancare le parole giuste per balbettare qualcosa di questo mistero. Come ci stessimo avventurando in una dimensione incontaminata che nessuno può contaminare. Perché la vita è anzitutto un dono di Dio. Al punto che dove il consumismo più imperversa e l'efficientismo la fa da padrone, parole come grazia, gratuità, dono, non attecchiscono e faticano ad essere dette. Possiamo consumare la natura, possiamo rovinare le nostre esistenze, ma il soffio di vita che ci è stato donato da Dio non lo possiamo soffocare. Il fatto che siamo figli di Dio, amati da Dio sin dal principio, è un marchio indelebile, incancellabile in ogni uomo. Perché Dio creandoci non ci ha semplicemente regalato qualcosa, ma ci ha segnati per sempre a sua immagine e somiglianza. Dio si è stampato in me, in ciascuno di noi, in modo inconfondibile. "Copriamo i bambini di doni per coprire le nostre assenze. Il dono al contrario, nel suo significato più vero, ci ricorda l'altro. La sua presenza. Paradossalmente, meno vistoso è il dono, più ci lascia vedere, intravedere il volto: più vistoso è il dono, più forte è il rischio che sia in ombra il volto, in ombra l'emozione di essere stati pensati. Da qualcuno. Essere pensati è il vero dono, è ciò che ci fa rinascere. Tu mi hai pensato, io ci sono, ci sono per te" (Essere pensati, A. Casati).

(Don Walter Magni, Commento al Vangelo , III domenica dopo Pentecoste, 25/6/2017)


II DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno A - Rito Ambrosiano – 18 giugno 2017

LETTURA Siracide 17,1-4.6-11b.12-14 Il Signore creò l’uomo e diede precetti verso il prossimo

SALMO 103 (104) Benedici il Signore, anima mia!

EPISTOLA Romani 1,22-25.28-32 Gli uomini, misconoscendo la gloria del Dio incorruttibile,

sono diventati stolti. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami.

VANGELO Matteo 5,2.43-48 Amate i vostri nemici: Dio fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni - In quel tempo. Il Signore Gesù 2si mise a parlare e insegnava loro dicendo: 43«Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».


Spirito di Dio che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi dell'universo, e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra e donale il brivido dei cominciamenti.

Questo mondo che invecchia, sfioralo con l'ala della tua gloria.

Dissipa le rughe. Fascia le ferite che l'egoismo sfrenato degli uomini ha tracciato sulla sua pelle. Mitiga con l'olio della tenerezza le arsure della sua crosta. Restituiscile il manto dell'antico splendore, che le nostre violenze le hanno strappato, e riversale sulle carni inaridite anfore di profumi.

Permea tutte le cose, e possiedine il cuore.

Facci percepire la tua dolente presenza nel gemito delle foreste divelte, nell'urlo dei mari inquinati, nel pianto dei torrenti inariditi, nella viscida desolazione delle spiagge di bitume.

Restituiscici al gaudio dei primordi.

Riversati senza misura sulle nostre afflizioni.

Librati ancora sul nostro vecchio mondo in pericolo. E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino, e nel giardino fiorirà l'albero della giustizia, e frutto della giustizia sarà la pace.

(don Tonino Bello)

SANTISSIMA TRINITÀ - I domenica dopo Pentecoste

Anno A – Rito Ambrosiano - 11 giugno 2017

LETTURA Es 3, 1-15 - La rivelazione a Mosè del Nome divino.

SALMO Sal 67 (68) Cantate a Dio, inneggiate al suo nome.

EPISTOLA Rm 8, 14-17 - Nello Spirito possiamo gridare a Dio: Abbà!

VANGELO Gv 16, 12-15 - Il Padre rivelato dal Figlio e dallo Spirito. In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


Ha un senso la memoria liturgica della SS. Trinità? Sì, se il mistero di Dio non lo impoveriamo a un balletto di numeri; sì, se il mistero di Dio respira della passione del cuore di Paolo, della tenerezza delle parole di Gesù nel discorso d'addio.

Questa festa è come un'oasi di contemplazione, dopo la pienezza della Pentecoste. Il cammino ti ha portato alla soglia del mistero. E dalla fessura della soglia puoi intravedere, puoi contemplare. Chissà -me lo chiedo- se siamo ancora capaci, sul treno della vita, di contemplazione. O se non assomigliamo a quei pendolari che ormai viaggiano tutti i giorni, il volto infossato in riviste e giornali, mentre fuori accade il miracolo delle cose.

La tenerezza di Gesù nel suo discorso d'addio. Non ha potuto - pensate, neppure lui - dire tutto. E che presunzione quando noi ci comportiamo come se potessimo dire tutto, definire tutto. Neppure Gesù ha potuto dire tutto: "Ho ancora molte cose da dirvi". Lui conosce i nostri limiti, sa che cosa possono portare, di rivelazione, le nostre spalle: "… per il momento non siete capaci di portarne il peso". Ma ci promette lo Spirito "che vi guiderà alla verità tutta intera". E che cos'è questa verità alla quale lo Spirito ci introduce? Non certo una serie di formule teologiche. Ci introdurrà alla sapienza del vivere, quella sapienza custodita nella vicenda terrena di Gesù, questa sapienza sulla nascita, sulla vita, sulla morte, la sapienza del vivere che, secondo Gesù, ha questo suggeritore meraviglioso: lo Spirito che ha messo la sua dimora nei nostri cuori.

(Angelo Casati - 26 maggio 2013 Santissima Trinità)

DOMENICA DI PENTECOSTE

Anno A - Rito Ambrosiano – 4 giugno 2017 - Messa nel giorno

LETTURA degli Atti degli Apostoli. 2,1-11 - 1Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.5Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo.6A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? 8E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 9Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e proseliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

SALMO 103 (104): Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra.

Benedici il Signore, anima mia: Signore, mio Dio, quanto sei grande! Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! La terra è piena delle tue creature. Rit.

Se togli lo Spirito, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra. Rit.

La gloria del Signore sia per sempre; gioisca il Signore delle sue opere. A lui sia gradito il mio canto; la mia gioia è nel Signore. Rit.

EPISTOLA, Prima ai Corinzi 12,1-11 - 1Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell’ignoranza. 2Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. 3Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: «Gesù è anàtema!»; e nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. 4Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; 6vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: 8a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; 9a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; 10a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. 11Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

Dal VANGELO secondo Giovanni 14,15-20 - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: 15«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».


Affidarsi allo Spirito significa riconoscere

che in tutti i settori arriva prima di noi,

lavora più di noi e meglio di noi;

a noi non tocca né seminarlo, né svegliarlo,

ma anzitutto riconoscerlo,

accoglierlo, assecondarlo, seguirlo.

Anche nel buio del nostro tempo,

lo Spirito c'è e non si è mai perso d'animo:

al contrario sorride, danza, penetra, investe, avvolge,

arriva là dove mai avremmo immaginato...

(Carlo Maria Martini)

DOMENICA DOPO L’ASCENSIONE

Anno A - Rito Ambrosiano – 28 maggio 2017

Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali

LETTURA Atti 1, 9a. 12-14. Dopo l’Ascensione gli apostoli con Maria nel cenacolo

SALMO 132 (133) Dove la carità è vera, abita il Signore.

EPISTOLA 2 Corinzi 4, 1-6. Non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore.

VANGELO. Luca 24,13-35, Spiegò le Scritture, spezzò il pane: allora lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 13In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Da un'omelia di Papa Benedetto XVI (6 aprile 2008)

Il Vangelo è il celebre racconto detto dei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35). Vi si narra di due seguaci di Cristo i quali, nel giorno dopo il sabato, cioè il terzo dalla sua morte, tristi e abbattuti lasciarono Gerusalemme diretti ad un villaggio poco distante chiamato, appunto, Emmaus. Lungo la strada si affiancò ad essi Gesù risorto, ma loro non lo riconobbero.

Sentendoli sconfortati, egli spiegò, sulla base delle Scritture, che il Messia doveva patire e morire per giungere alla sua gloria. Entrato poi con loro in casa, sedette a mensa, benedisse il pane e lo spezzò, e a quel punto essi lo riconobbero, ma lui sparì dalla loro vista, lasciandoli pieni di meraviglia dinanzi a quel pane spezzato, nuovo segno della sua presenza. E subito i due tornarono a Gerusalemme e raccontarono l'accaduto agli altri discepoli.

La località di Emmaus non è stata identificata con certezza. Vi sono diverse ipotesi, e questo non è privo di una sua suggestione, perché ci lascia pensare che Emmaus rappresenti in realtà ogni luogo: la strada che vi conduce è il cammino di ogni cristiano, anzi, di ogni uomo. Sulle nostre strade Gesù risorto si fa compagno di viaggio, per riaccendere nei nostri cuori il calore della fede e della speranza e spezzare il pane della vita eterna. Nel colloquio dei discepoli con l'ignoto vi andante colpisce l'espressione che l'evangelista Luca pone sulle labbra di uno di loro: "Noi speravamo..." (24,21). Questo verbo al passato dice tutto: Abbiamo creduto, abbiamo seguito, abbiamo sperato..., ma ormai tutto è finito. Anche Gesù di Nazareth, che si era dimostrato profeta potente in opere e in parole, ha fallito, e noi siamo rimasti delusi. Questo dramma dei discepoli di Emmaus appare come uno specchio della situazione di molti cristiani del nostro tempo. Sembra che la speranza della fede sia fallita. La stessa fede entra in crisi a causa di esperienze negative che ci fanno sentire abbandonati dal Signore. Ma questa strada per Emmaus, sulla quale camminiamo, può divenire via di una purificazione e maturazione del nostro credere in Dio. Anche oggi possiamo entrare in colloquio con Gesù ascoltando la Sua Parola. Anche oggi, Egli spezza il pane per noi e dà Se stesso come il nostro Pane. E cosi l'incontro con Cristo Risorto, che è possibile anche oggi, ci dona una fede più profonda e autentica, temprata, per cosi dire, attraverso il fuoco dell'evento pasquale; una fede robusta perché si nutre non di idee umane, ma della Parola di Dio e della sua presenza reale nell'Eucaristia.

Questo stupendo testo evangelico contiene già la struttura della Santa Messa: nella prima parte l'ascolto della Parola attraverso le Sacre Scritture; nella seconda la liturgia eucaristica e la comunione con Cristo presente nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. Nutrendosi a questa duplice mensa, la Chiesa si edifica incessantemente e si rinnova di giorno in giorno nella fede, nella speranza e nella carità. Per intercessione di Maria Santissima, preghiamo affinché ogni cristiano ed ogni comunità, rivivendo l'esperienza dei discepoli di Emmaus, riscopra la grazia dell'incontro trasformante con il Signore risorto.

VI DOMENICA DI PASQUA

Anno A - Rito Ambrosiano – 21 maggio 2017

LETTURA Atti 4,8-14 Testimonianza di Pietro, uomo senza istruzione

SALMO 117 (118) La pietra scartata dai costruttori ora è pietra angolare

EPISTOLA Ebrei 7,17-26 Cristo, sommo sacerdote elevato sopra i cieli

VANGELO Giovanni 14,25-29 Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa. Vado al Padre. Vi lascio la pace, vi do la mia pace - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 25«Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

La pace delle cose e la pace dello Spirito Santo

Chi accoglie nel cuore lo Spirito Santo avrà una pace solida e senza fine, a differenza di chi sceglie di confidare in modo “superficiale” nelle tranquillità offerte dal denaro o dal potere. È l’insegnamento che Papa Francesco ha proposto all’omelia della Messa mattutina celebrata in Casa Santa Marta (20/05/2014).

La pace delle cose – i soldi, il potere, la vanità – e la pace in Persona, quella dello Spirito Santo. La prima sempre a rischio di svanire – oggi sei ricco e sei qualcuno, domani no – e la seconda che invece nessuno “può togliere” e che è dunque pace “definitiva”. L’omelia di Papa Francesco è come un passaggio sulle due sponde di uno dei desideri più grandi dell’umanità di ogni tempo. Lo spunto viene da una pagina del Vangelo di Giovanni, proposto dalla liturgia del giorno. Gesù sta per affrontare la Passione e prima di andare annuncia ai discepoli: “Vi do la mia pace”. Una pace, osserva il Papa, che differisce completamente dalla “pace che ci dà il mondo”, perché “un po’ superficiale”, di una “certa tranquillità, anche di una certa gioia”, ma solo “fino a un certo livello”.

“La pace di Gesù è una Persona, è lo Spirito Santo! Lo stesso giorno della Resurrezione, Lui viene al Cenacolo e il saluto è: ‘La pace sia con voi. Ricevete lo Spirito Santo’. Questa è la pace di Gesù: è una Persona, è un regalo grande. E quando lo Spirito Santo è nel nostro cuore, nessuno può toglierne la pace. Nessuno! È una pace definitiva! Il nostro lavoro qual è? Custodire questa pace. Custodirla! È una pace grande, è una pace che non è mia, è di un’altra Persona che me la regala, di un’altra Persona che è dentro il mio cuore e che mi accompagna tutta la vita. Il Signore me la ha data!”.

"Questa pace si riceve con il Battesimo e con la Cresima ma soprattutto si riceve come un bambino riceve il regalo”, “senza condizione, a cuore aperto”. E lo Spirito Santo va custodito senza “ingabbiarlo”, chiedendo aiuto a questo “grande regalo” di Dio: “Se voi avete questa pace dello Spirito, se voi avete lo Spirito dentro di voi e siete consci di questo, non sia turbato il vostro cuore. Siete sicuri! Paolo ci diceva che per entrare nel Regno dei Cieli è necessario passare per tante tribolazioni. Ma tutti, tutti noi, ne abbiamo tante, tutti! Più piccole, più grandi… ‘Ma non sia turbato il vostro cuore’: e questa è la pace di Gesù. La presenza dello Spirito fa che il nostro cuore sia in pace. Non anestetizzato, no! In pace! Conscio, in pace: con quella pace che soltanto la presenza di Dio dà”.

V DOMENICA DI PASQUA

Anno A - Rito Ambrosiano – 14 maggio 2017

Dove la carità è vera, abita il Signore

LETTURA Atti 10, 1-5. 24. 34-36. 44-48 - Cornelio riceve da Dio lo Spirito Santo.

SALMO 65 (66) Grandi sono le opere del Signore.

EPISTOLA Filippesi 2, 12-16 È Dio che suscita in voi il volere e l’operare.

VANGELO Giovanni 14, 21-24 Chi accoglie i miei comandamenti, questi è colui che mi ama e io mi manifesterò a lui. - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 21«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». 22Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». 23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».

La Danza della Vita (Madeleine Delbrêl)

Per essere un buon danzatore, con Te Signore come con gli altri, non occorre sapere dove conduca la danza.

Basta seguire il passo, essere contento, essere leggero, e soprattutto non essere rigido.

Non occorre chiederti spiegazioni sui passi che ti piace fare.

Bisogna essere come il prolungamento, agile e vivo, di Te, e ricevere da Te la trasmissione del ritmo dell’orchestra.

Bisogna non volere avanzare ad ogni costo, ma accettare di voltarsi indietro, di procedere di fianco.

Bisogna sapersi fermare e saper scivolare anziché camminare.

E questi sarebbero soltanto passi da stupidi se la musica non ne facesse un’armonia.

Noi però dimentichiamo la musica del Tuo Spirito, e facciamo della vita un esercizio di ginnastica;

dimentichiamo che fra le Tue braccia la vita è danza e che la Tua santa volontà è di un’inconcepibile fantasia.

Se fossimo contenti di Te, Signore, non potremmo resistere al bisogno di danza che dilaga nel mondo,

e arriveremmo a indovinare quale danza Ti piace farci danzare sposando i passi della Tua Provvidenza.

IV DOMENICA DI PASQUA

Rito Ambrosiano – 7 maggio 2017

Giornata mondiale per le vocazioni

LETTURA At 6,1-7 L’istituzione dei Sette.

SALMO 134 (135) Benedite il Signore, voi tutti suoi servi

EPISTOLA Romani 10,11-15 Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato

VANGELO Giovanni 10,11-18, Il buon pastore - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: 11«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

"Accenno a un altro particolare della custodia di Dio, guardiano del suo gregge attingendolo dal rotolo del profeta Ezechia, là dove Dio, parlando di sé, dice: "Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia" (Ez 34, 15-16).

Mi affascina, e mi chiama, questa immagine del Dio pastore che misura il passo su chi fa più fatica, sulla pecora malata, stanca, incinta. Mi chiama, come voce di sangue, dentro una stagione dove, chi più che meno, subiamo il contagio di un delirio di onnipotenza, di travalicamento dell'altro, dell'altro che ha il passo incerto, debole, lento. Dove impera la politica dello scarto: chi non sta al passo va nello scarto, lo scarto accettato come una necessità, per logica illogica del capitale, del mercato. Una condizione cui non si può sfuggire, dicono.

Vi confesso che di tanto in tanto mi ritrovo a invocare per me la passione del Dio custode e pastore, a invocare per me i suoi occhi e le sue mani. Vorrei avere occhi e mani, io che, a volte, oltrepasso ciò che sconta fragilità e debolezza. Vorrei avere i suoi occhi, le sue mani. Quelli di Gesù, il pastore bello, il custode bello, occhi e mani che accarezzavano, si incantavano, restituivano valore alla piccolezza, alla debolezza, alla fragilità. Delle persone e delle cose."

(Angelo Casati, Sono forse io il guardiano di mio fratello? Abbazia di S. Egidio - Fontanella, 20 ottobre 2011)

III DOMENICA DI PASQUA

Rito Ambrosiano – 30 aprile 2017

Giornata nazionale per l'Università Cattolica del Sacro Cuore

LETTURA del Libro degli Atti 19, 1b-7. Il battesimo di Giovanni a Èfeso

SALMO 106 (107) Noi siamo suo popolo e gregge del suo pascolo.

EPISTOLA agli Ebrei 9, 11-15. Il sangue di Cristo, mediatore di una nuova alleanza, ci purifica

dalle opere di morte

VANGELO di Giovanni 1,29-34. Giovanni Battista addita Gesù come agnello di Dio - In quel tempo. Giovanni, 29vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». 32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Nel Vangelo di Giovanni la storia e il simbolo si uniscono insieme. Nel testo di oggi, il simbolismo consiste soprattutto nelle evocazioni di testi conosciuti dell’Antico Testamento che rivelano qualcosa riguardo l’identità di Gesù di Nazareth. In questi pochi versi (Gv 1,29-34) esistono le seguenti espressioni con densità simbolica: a) Agnello di Dio; b) Togliere il peccato del mondo; c) Esisteva prima di me; d) La discesa dello Spirito sotto forma di una colomba; e) Figlio di Dio.

a) Agnello di Dio. Questo titolo evocava il ricordo dell’esodo. La notte della prima Pasqua, il sangue dell’Agnello Pasquale, con cui si macchiavano le porte delle case, era per la gente segno di liberazione (Es 12,13-14). Per i primi cristiani Gesù è il nuovo Agnello Pasquale che libera il suo popolo (1Cor 5,7; 1Pt 1,19; Ap 5,6.9).

b) Togliere il peccato del mondo. Evoca una frase molto bella della profezia di Geremia: “Nessuno più avrà bisogno di insegnare al suo prossimo o ai suoi fratelli: “Riconoscerete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato.” (Ger 31,34).

c) Esisteva prima di me. Evoca diversi testi dei libri sapienziali, in cui si parla della Saggezza di Dio che esisteva prima di tutte le altre creature e che era accanto a Dio, quale maestro dell’opera nella creazione dell’universo e che, alla fine, fissò la sua dimora in mezzo al popolo di Dio (Pro 8,22-31; Eccle 24,1-11).

d) Discesa dello Spirito sotto forma di una colomba. Evoca l’azione creatrice dove viene detto che “lo spirito di Dio aleggiava sulle acque" (Gen 1,2). Il testo della Genesi suggerisce l’immagine di un uccello che vola sul nido. Immagine della nuova creazione in movimento grazie all’azione di Gesù.

e) Figlio di Dio: è il titolo che riassume tutti gli altri. Il miglior commento di questo titolo è la spiegazione di Gesù stesso: “Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Rispose loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre.»” (Gv 10,33-38)

(Da: http://www.ocarm.org/it/lectio-divina)

II DOMENICA DI PASQUA

IN ALBIS DEPOSITIS - Rito Ambrosiano – 23 aprile 2017

Domenica della Divina Misericordia

LETTURA Atti 4,8-24a. Gesù Cristo il Nazareno, che è stato crocifisso e che Dio ha risuscitato.

SALMO 117 (118) La pietra scartata dai costruttori ora è pietra angolare

EPISTOLA Colossesi 2,8-15. Siete stati sepolti con Cristo nel battesimo e con lui siete anche risorti.

VANGELO Giovanni 20,19-31. L’apparizione del Risorto nel cenacolo presente Tommaso - In quel tempo. 19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». 30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Da: http://www.dontoninovescovo.it/

Oggi, domenica in albis, ovvero, seconda domenica di Pasqua, il Vangelo ci offre palesemente lo spunto per estrapolare dagli scritti mariani di don Tonino Bello una straordinaria riflessione sull’apostolo Tommaso. Lo scenario, ancora una volta, è una notte limpida a Efeso, dove don Tonino, impegnato in una conversazione surreale con Maria, riscopre in Tommaso il desiderio di vedere chiaro nelle cose, nei volti e negli eventi.

«Vedi, Maria. Io vengo da un secolo in cui è difficile fidarsi anche della propria ombra. Per credere, non ci basta più l’ascolto, così come è avvenuto per te, che ti è stato sufficiente udire le parole dell’angelo per abbandonarti completamente a Dio. (…)

Ma che fai, piangi? Lo so che la rievocazione di quella notte ti commuove. Mi viene il dubbio, però, che quelle non siano lacrime di tenerezza, e che tu le stia versando per tutti coloro ai quali, credere, non basterà più né ascoltare, né vedere: vorranno toccare. Come Tommaso, il nostro gemello. Anzi, più di Tommaso. Perché lui volle toccare, ma poi di fatto non toccò. Seppe arrestarsi alle soglie del suo folle realismo. (…)

Per noi, invece, è diverso. Il dubbio è divenuto cultura. L’incredulità, virtù. La diffidenza, sistema. A tal punto, che introduciamo nella nostra vita solo ciò che passa attraverso il delirio dei nostri palpeggiamenti. (…)

E dire che ci brucia dentro tanta voglia di trasparenza. Che poi è voglia di comunicazione. Comunicazione con le cose, prima di tutto. Ma come si fa? Esse hanno perso il loro linguaggio semplice, sobrio, pulito. (…)

Comunicazione con le cose, sì, ma anche di rapporti veri con le persone. Nostalgia di occhi diafani. Desiderio di sguardi limpidi. Ansia di gesti semplici. Voluttà di parole chiare. Ma come fai oggi a fidarti della gente, quando sai che sotto il liscio manto stradale che calpesti c’è il dispositivo di cento trabocchetti allestiti a tuo danno? (…)

Fondi segreti. Aste truccate. Tangenti sottobanco. Corruttele di potere. Giochi di palazzo. Falsità nella dichiarazione dei redditi. Terremoti di scandali. Scandali di terremoti. Ambiguità bancarie. Rapporto predatorio col denaro pubblico. Processi che si insabbiano. Prove che si depistano. Concorsi pubblici che si manovrano. Risultati sportivi che si pilotano. Anfetamine che abbattono gli atleti che abbattono i record! Maria, mi guardi con occhi tristi o stupiti? Cosa vuoi, il nostro mondo è fatto così: assetato di profitto e di potere».*

* Fonte: Sentinelle del mattino, Luce & Vita insieme - la meridiana, Molfetta 1990.

DOMENICA DI PASQUA

Rito Ambrosiano – 16 aprile 2017

Questo è il giorno che ha fatto il Signore; rallegriamoci e in esso esultiamo

Giovanni 20,11-18 - In quel tempo. 11Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». 16Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». 17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». 18Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.


Fratelli, sorelle, è la Pasqua del Signore, nella quale facciamo memoria di un passaggio, di un traghettamento messo in atto da Gesù di Nazaret: dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce. Gesù che era morto, ora è qui, vivo, in mezzo a noi. Questo è il senso della veglia che abbiamo celebrato nella notte. Questa è la bella notizia, l'evangelo che percorre tutte le liturgie del giorno di Pasqua. Intanto anche il nostro cuore si riempie di speranza e il volto si illumina di gioia.

Cristiani senza resurrezione?

Si può essere cristiani senza resurrezione? Capita di sentire dei battezzati che non accettano facilmente la resurrezione. Eppure, Paolo afferma chiaramente che se Cristo non è risorto, la nostra fede è vana (1 Cor 15,17). E' come se gli stessi credenti non avessero più famigliarità col termine resurrezione. Non lo pronunciassero perché non appartiene al loro linguaggio abituale. Mentre nei vangeli gli angeli, le donne o i Suoi discepoli ne fanno piuttosto un uso attivo, verbale: "È risorto, non è qui" (Mt 20,6). Il fatto è che ci è più facile sostare sulla Sua morte, che credere che dalla morte Lui se ne sia andato definitivamente da duemila anni. Come Maria di Magdala, in quel mattino di Pasqua. Lei, che era accorsa al sepolcro del Maestro "quand'era ancora buio", per venerare il Suo corpo. Quasi volesse darsi ragione di quella Sua morte tragica. Maria di Magdala è soprattutto una donna sconsolata: "stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva". Non la convincono gli angeli e neppure quello Sconosciuto, mentre le chiede: "Donna perché piangi? Chi cerchi?". E quando poi s'accorge che la pietra era stata rimossa dall'imboccatura del sepolcro e lo vede vuoto, viene presa dall'angoscia. Forse qualcuno aveva trafugato il corpo del Maestro: Cosa Gli avevano fatto, oltre quanto la morte era riuscita a combinare? Maria è fissa sul corpo morto di Gesù, caricandosi di una tristezza inconsolabile. C'è una frase che il curato di Torcy dice al giovane curato di campagna nell'omonimo romanzo di G. Bernanos: "Il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste".

Gesù sbuca da tutte le parti

Cosa avviene di sconcertante a Pasqua? Che Gesù sbuca da tutte le parti. Questo testimoniano, in modi diversi, tutti gli episodi evangelici che raccontano di Gesù risorto. Descrivendo lo stupore, la sorpresa di sensazioni provate, di parole, di fatti che rompono il normale fluire delle cose. Come Maria di Magdala che si sente riabitare dentro da quella voce che col suo timbro inconfondibile già l'aveva conquistata. Come se la voce del Maestro, che l'aveva chiamata per nome tante volte, rimbalzasse all'improvviso dal sepolcro. Così ri volta verso di Lui, mentre il cuore le sobbalza dentro: "Gesù le disse: ‘Maria!'. Ella si voltò e gli disse in ebraico: ‘Rabbunì!' - che significa: ‘Maestro!'". Cos'è la resurrezione di Gesù? Non è l'ultimo miracolo compiuto da Gesù; neppure una sorta di premio che il Padre dall'alto concede a Gesù, Suo Figlio. È piuttosto la gioia di una relazione ritrovata. Una pienezza d'amore che ti scalda il cuore e, dopo che ti preso, non ti abbandona più. Accorgersi che l'amato, che credevi morto, d'improvviso ti sbuca da tutte le parti, mentre la Sua voce risuona e già ti è vicino, prendendoti la mano: "Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate. Ora parla il mio diletto e mi dice: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni!" (Cc 2,8-10). Che Gesù risorto sbuchi ancora proprio là dove più pesante è la fatica e intensa è la disperazione. Lasciamo che ancora ci chiami per nome.

Seminatori di speranza

Così Maria di Magdala si rimette a correre per quella stessa strada che all'alba aveva percorso carica di angoscia e di pianto: "andò ad annunciare ai discepoli: ‘Ho visto il Signore!' e ciò che le aveva detto". Sappiamo che "la risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali" (Ev.G. 276). Ma come annunciare la resurrezione di Gesù oggi? Dove trovare ancora oggi i testimoni del Risorto? Oso dire: in coloro che sanno ricucire la speranza. Che non si spaventano delle debolezze e non approfittano dei nostri limiti. Che con pazienza fanno tesoro del pianto, chinandosi sulle ferite di coloro che incontrano per strada. Mentre nel mondo dilaga una paura che paralizzare l'intelligenza, siamo invitati a fare come Gesù a chiamare per nome la gente, regalando identità e coraggio a tutti coloro che incontriamo. Esercitando una trasparenza dello sguardo, una curiosità dell'intelligenza, che sa scorgere ovunque e sempre germogli di speranza, bagliori di luce, sprazzi di grazia. Cristo risorto non va cantato solo nelle chiese. Va seminato e curato nel cuore della gente che cammina accanto a noi. Diceva Tonino Bello: "Come vorrei togliervi dall'anima, quasi dall'imboccatura di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà, che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace! (...). Di fronte a chi decide di amare, non c'è morte che tenga, non c'è tomba che chiuda, non c'è macigno sepolcrale che non rotoli via. Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione" (Pasqua 1986).

don Walter Magni

Tratto da Qumran2.net | www.qumran2.net

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DOMENICA DELLE PALME

Messa del giorno - Anno A – Rito Ambrosiano – 9 aprile 2017

VANGELO DELLA MESSA NEL GIORNO: Gv 11,55- 57;12,1-11: [55]In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. [56]Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: “Che ve ne pare? Non verrà alla festa?”. [57]Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. [1]Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. [2]E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. [3]Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. [4]Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: [5]“Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?”. [6] Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. [7]Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. [8]I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. [9]Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. [10]I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, [11]perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

VANGELO DELLA MESSA CON LA PROCESSIONE DEGLI ULIVI - Giovanni 12,12-16 - In quel tempo. 12La grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, 13prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!» 14Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: 15Non temere, figlia di Sion! Ecco il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina. 16I suoi discepoli al momento non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte.


Commento di don Luigi Galli

Entriamo nella Settimana autentica, cioè nella settimana “matrice” di tutte le settimane dell’anno. Non c’è momento più grande e solenne di questo. Ogni distrazione deve essere bandita: la liturgia assume i caratteri straordinari che mettono ordine nella vita cristiana. La Domenica delle palme inizia a mostrare questa ricchezza e la liturgia ambrosiana prevede due celebrazioni con brani di Vangelo diversi. Il primo racconta l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme seduto su un puledro d’asina; il secondo parla della cena di Betania dove Maria sorella di Marta, presente il fratello redivivo Lazzaro, cosparge di profumo i piedi di Gesù suscitando le proteste indignate di Giuda Iscariota. Da questi brani possiamo ricavare la chiave di lettura di tutta la santa Settimana che oggi inizia.

1. «Seduto su un puledro d’asina». L’ingresso di Gesù a Gerusalemme va letto nel suo potente significato simbolico. Gesù arriva dal monte degli Ulivi ed entra nel Tempio, da dove veniva spinto verso il monte degli Ulivi il capro espiatorio, carico di tutti i peccati degli israeliti, per essere poi abbandonato a morire nel deserto. L’ingresso trionfale a Gerusalemme non è l’ingresso trionfale di un re, ma dell’Agnello che si è caricato sulle spalle i peccati degli uomini e verrà immolato per la salvezza di tutti gli uomini. Non lo vedremo tornare verso il monte degli Ulivi per morire nel deserto, ma sappiamo che morirà alla porta della Città santa. Le palme e gli osanna dei bambini sono gesti profetici che annunciano e accompagnano la passione del Messia-Agnello pasquale.

2. Il profumo sui piedi di Gesù. In questa Quaresima, accompagnati alla riscoperta del nostro Battesimo, ci sono stati consegnati tanti segni sacramentali: la verità che libera, l’acqua che dona la vita eterna, la luce che svela i misteri di Dio, e la resurrezione da ogni forma di male e dalla morte. Ora, all’inizio della Pasqua, ci viene consegnato il segno riassuntivo, cioè il profumo. Il profumo – lo esplicita Gesù stesso – indica la sua sepoltura e ci svela la meta del mistero pasquale: tra pochi giorni, nella Veglia santa, madre di tutte le Eucaristie dell’anno, vedremo il Risorto e da lui emanerà il profumo della grazia e della gioia.

A noi è chiesto di fare come Maria: rompere e svuotare il vaso del profumo, cioè essere totalmente dedicati e attenti alla celebrazione della liturgia per accompagnare l’Agnello pasquale che si immola al nostro posto. C’è in ciascuno di noi un Giuda che non vuole rompere il vaso della generosità e che fatica a offrire tempo e attenzione ai grandi momenti della liturgia.

La Domenica delle palme è per noi un invito pressante affinché nella Settimana santa che ci sta davanti facciamo posto, nel nostro cuore, a Gesù che passa portando la croce; oggi entriamo con lui nella Pasqua e come coraggiosi asinelli lo prendiamo su di noi. La Pasqua è il solenne momento in cui si vedrà fin dove arriva la nostra fede e il nostro amore per Gesù.

DOMENICA DI LAZZARO

Anno A – V di Quaresima - Rito Ambrosiano – 2 aprile 2017

LETTURA Esodo 14,15-31, Il passaggio del mar Rosso

SALMO 105 (106), Mia forza e mio canto è il Signore.

EPISTOLA Efesini 2 4-10, Dio, da morti che eravamo ci ha fatto rivivere con Cristo

VANGELO, Giovanni 11,1-53 La risurrezione di Lazzaro - In quel tempo. 1Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». 17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». 28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. 32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». 38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». 45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. 47Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. 48Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». 49Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! 50Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». 51Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

Il Papa e la resurrezione di Lazzaro: non c’è nessun limite alla misericordia di Dio

Gesù «gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. E il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario»: questo passaggio del vangelo di domenica è stato al centro della riflessione del Papa all’Angelus del 6 aprile. Così Francesco: «Questo grido perentorio è rivolto ad ogni uomo, perché tutti siamo segnati dalla morte, tutti noi; è la voce di Colui che è il padrone della vita e vuole che tutti “l’abbiano in abbondanza”. Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti con le nostre scelte di male e di morte, con i nostri sbagli, con i nostri peccati. Lui non si rassegna a questo! Lui ci invita, quasi ci ordina, di uscire dalla tomba in cui i nostri peccati ci hanno sprofondato. Ci chiama insistentemente ad uscire dal buio della prigione in cui ci siamo rinchiusi, accontentandoci di una vita falsa, egoistica, mediocre. “Vieni fuori!”, ci dice, “Vieni fuori!”. È un bell’invito alla vera libertà, a lasciarci afferrare da queste parole di Gesù che oggi ripete a ciascuno di noi».Un invito a lasciarci liberare dalle “bende”, dalle bende dell’orgoglio. Perché l’orgoglio ci fa schiavi, schiavi di noi stessi, schiavi di tanti idoli, di tante cose. La nostra risurrezione incomincia da qui: quando decidiamo di obbedire a questo comando di Gesù uscendo alla luce, alla vita; quando dalla nostra faccia cadono le maschere – tante volte noi siamo mascherati dal peccato […] e noi ritroviamo il coraggio del nostro volto originale, creato a immagine e somiglianza di Dio».

Allo stesso tempo, la resurrezione di Lazzaro mostra «fin dove può arrivare la forza della Grazia di Dio, e dunque fin dove può arrivare la nostra conversione, il nostro cambiamento. Ma sentite bene: non c’è alcun limite alla misericordia divina offerta a tutti! Non c’è alcun limite alla misericordia divina offerta a tutti! ricordatevi bene questa frase. E possiamo dirla insieme tutti: “Non c’è alcun limite alla misericordia divina offerta a tutti” […] Il Signore è sempre pronto a sollevare la pietra tombale dei nostri peccati, che ci separa da Lui, la luce dei viventi».

DOMENICA DEL CIECO NATO

Anno A – IV di Quaresima - Rito Ambrosiano – 26 marzo 2017

LETTURA Esodo 34,27–35,1 Mosè rimane con il Signore e il suo viso diviene raggiante.

SALMO 35 (36) Signore, nella tua luce vediamo la luce.

EPISTOLA 2Cor 3,7-18 Riflettiamo come in uno specchio la gloria del Signore.

VANGELO Gv 9,1-38b Il cieco nato - In quel tempo. 1Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». 13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». 18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse statocieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21 ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». 24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. 35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!».


DONACI OCCHI PER VEDERE (card. L. J. Suenens)

Donaci Signore, occhi per vedere le necessità del mondo e un cuore per amare l'universo che tu ami.

Donami un cuore di carne, non un cuore di pietra, per amare Dio e gli uomini, donami il tuo stesso amore

per amare veramente, dimentico di me stesso. Donami la tua luce per riconoscere i tuoi segni.

Donami di conoscerti negli altri e di conoscere in loro, la tua voce e i tuoi desideri.

Signore, ho bisogno dei tuoi occhi: dammi una fede viva.

Ho bisogno del tuo cuore: dammi una carità a tutta forza.

Ho bisogno del tuo soffio. dammi la tua sapienza,

per me e per la tua Chiesa. Dammi la capacità di compiere pienamente

ciò che tu mi chiedi.

DOMENICA DI ABRAMO

Anno A – III di Quaresima - Rito Ambrosiano – 19 marzo 2017

LETTURA Esodo 34,1-10

SALMO 105 (106) Salvaci, Signore, nostro Dio.

EPISTOLA Galati 3,6-14

VANGELO Giovanni 8,31-59 Abramo esultò nella speranza di vedere il mio giorno - In quel tempo. Il Signore 31Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». 34Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». 39Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». 42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». 48Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». 49Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. 50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». 52Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. 53Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». 54Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, 55e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». 57Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». 58Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». 59Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Di fronte alle sicurezze, alle tradizioni dei Giudei, Gesù si presenta come unica verità e liberazione, come salvezza: l'unico vero inviato di Dio - il messia - che salva, perché solo lui viene da Dio.

Di fronte alle nostre sicurezze e salvezze umane, Gesù si presenta contestandole e indicando se stesso come unico ed esclusivo salvatore. Ci accusa anche di schiavitù e di peccato, condannando il nostro "perbenismo", la nostra "morale laica", e la convinzione di essere nel giusto e capaci di una propria salvezza mondana.

Preghiera

Signore, voglio essere tuo figlio. Vorrei compiere solo l’opera della fede,

essere operatore di libertà e di speranza, come Abramo; vorrei rimettere mano,

come Mosè alla dura pietra del cuore; come Gesù vorrei vivere amore e libertà.

Non per la mia piccola fede, ti prego, ma per la fede di Abramo, di Mosè, di Gesù: benedici questi tuoi figli.

E in Abramo, in cui hai benedetto tutte le genti, benedici anche me: anch’io benedetto,

in tutte le mie ambiguità benedetto, nelle mie povertà benedetto, in tutti i miei dubbi benedetto,

perfino nei giorni dei facili inganni benedetto da Te, perché tu solo ci cambi il cuore

nella fede vigorosa, nella libertà rischiosa, nella speranza testarda benedetto da Te,

che ami i tuoi figli senza condizioni, che ci perdoni senza nessun rimpianto. Amen

(p. Ermes Ronchi)

DOMENICA DELLA SAMARITANA

Anno A – II domenica di Quaresima - Rito Ambrosiano – 12 marzo 2017

LETTURA Es 20, 2-24 La teofania al Sinai e la rivelazione del Decalogo

SALMO 18 (19) Signore, tu solo hai parole di vita eterna.

EPISTOLA Ef 1, 15-23 - Il Padre vi dia uno spirito di rivelazione per comprendere la grandezza

della sua potenza, che egli manifestò in Cristo

VANGELO Gv 4, 5-42 La Samaritana - In quel tempo. Il Signore Gesù 5giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete: 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore - gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». 27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui. 31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ha da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».


Quel giorno al pozzo nell'ora più calda del giorno accadde qualcosa.

Accadde un corteggiamento diverso - sì, perché anche Dio, ci corteggia! -. Così diverso: da cambiare la "routine" spenta di una vita. Dove il fascino dell'incontro? Se voi ripercorrete il brano, vi colpirà l'assenza di gesti.

Lo svelamento, lo svelamento di Dio, - la parola "Io sono" dice lo svelamento di Dio - avviene nell'incanto di quelle parole. "Quando verrà colui che deve venire" - aveva detto la donna - "ci annuncerà ogni cosa". E Gesù: "Sono io -"Io sono"- che ti parlo". Come dire: mi svelo parlando.

E la donna doveva essere stata colpita, affascinata da questo, dalla Parola, se ai suoi concittadini è corsa a dire: "venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto". Quelle parole erano state parole al cuore, parole sul cuore, le aveva parlato sul cuore. Erano parole diverse.

Primo perché la Parola di Dio non ti svergogna, ma ti restituisce fiducia. Che uso avremmo fatto noi della notizia dei cinque mariti? Sarebbe stata un'occasione ghiotta per discorsi moralistici a non finire! Ma Dio non svergogna, non butta in pasto alla pubblicità i tuoi errori. La Parola di Dio non svergogna, copre la nostra vergogna.

Ma c'è un secondo aspetto: il fascino di una parola che ti libera. Ti libera proprio nell'atto in cui ti svela dov'è la radice dell'inaridimento - l'inaridirsi dei rapporti: i cinque mariti -. L'inaridimento è non avere l'acqua dentro di te, è non parlarsi al cuore, il rapporto ridotto a consumo: pensate come anche nella nostra letteratura ecclesiastica, canonica, si parli ancora di matrimonio "consumato" o "non consumato". Che brutta cosa.

La Samaritana, al pozzo del corteggiamento, aveva conosciuto l'incanto di una parola che non ti fa cosa, cosa da consumare, ma che ti contempla teneramente in tutta la tua dignità e bellezza.

Così la Parola di Dio in questa Quaresima, così le nostre parole nella vita.

(Don Angelo Casati)


DOMENICA ALL’INIZIO DI QUARESIMA

Anno A – I di Quaresima - Rito Ambrosiano – 5 marzo 2017

LETTURA Is 58,4b-12b: Questo è il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique

SALMO 102 (103) Misericordioso e pietoso è il Signore

EPISTOLA 2Cor 5,18–6,2 Lasciatevi riconciliare con Dio.

VANGELO Mt 4, 1-11 I quaranta giorni di digiuno osservati da Gesù. In quel tempo. Il Signore 1Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». 5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». 7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». 8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». 11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Fa' digiunare il nostro cuore: che sappia rinunciare a tutto quello che l'allontana dal tuo amore, Signore, e che si unisca a te più esclusivamente e più sinceramente.

Fa' digiunare il nostro orgoglio, tutte le nostre pretese, le nostre rivendicazioni, rendendoci più umili e infondendo in noi come unica ambizione, quella di servirti.

Fa' digiunare le nostre passioni, la nostra fame di piacere, la nostra sete di ricchezza, il possesso avido e l'azione violenta; che nostro solo desiderio sia di piacerti in tutto.

Fa' digiunare il nostro io, troppo centrato su se stesso, egoista indurito, che vuol trarre solo il suo vantaggio: che sappia dimenticarsi, nascondersi, donarsi.

Fa' digiunare la nostra lingua, spesso troppo agitata, troppo rapida nelle sue repliche, severa nei giudizi, offensiva o sprezzante: fa' che esprima solo stima e bontà.

Che il digiuno dell'anima, con tutti i nostri sforzi per migliorarci, possa salire verso di te come offerta gradita, meritarci una gioia più pura, più profonda.

(Jean Galot, Ritorno alla sorgente)

ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

Anno A Rito Ambrosiano, 26 febbraio 2017 Detta «del perdono»

LETTURA Osea 1,9a; 2,7a. b-10.16-18.21-22 L’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.

SALMO 102 (103) Il Signore è buono e grande nell’amore.

EPISTOLA Romani 8,1-4 Non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo.

VANGELO Luca 15,11-32 Il figlio perduto e ritrovato. In quel tempo. Il Signore Gesù 11disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. 25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”.28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

È interessante notare i diversi titoli che sono stati dati a questa parabola. Per molti questa parabola è sempre stata intesa come “la parabola del figliol prodigo”, quasi evidenziando che se ti dovessi trovare davanti un figlio così disgraziato beh, fa uno sforzo da cristiano e perdonalo, lascia correre, vedrai che almeno in paradiso Dio ne terrà conto. Poi qualcuno cominciò a chiamarla “la parabola del padre e dei due figli”, coinvolgendo un po’ tutti i personaggi del racconto: da una parte un padre un po’ vecchio e dall’altra due figli che alla fine non si sanno affatto perdonare visto che il figlio maggiore non ha proprio voglia di far festa: “Cosa vuoi, ci vuole pazienza, ma chissà, prima o poi anche il maggiore capirà”. Infine da qualche tempo ci siamo abituati a chiamare questo racconto di Gesù “la parabola del Padre misericordioso”. Forse siamo arrivati in questo modo al nocciolo della questione.

La questione, infatti, è riuscire a guadagnare proprio questo livello del racconto: quello di un padre misericordioso capace di un perdono così. È solo il caso di notare che il personaggio principale di questo racconto è proprio questo padre, termine che del resto ricorre una dozzina di volte nel racconto. È a questo padre che dobbiamo imparare a guardare per intuire cosa è il perdono e il perdono in senso cristiano. Fin quando si tratta di dividere l’eredità tra due figli infondo siamo sempre su un fronte legale. Si può anche discutere sull’opportunità dell’operazione, dei rischi, sino ad accusare di ingenuità un padre che si comporta così. Ma quando metti in conto la capacità di attesa infinita un figlio così, che gli corre incontro, lo abbraccia e fa festa fino a difenderlo dal risentimento di un altro figlio, il maggiore, che aveva le sue ragioni per protestare, allora ci si accorge che questa parabola vuole far scattare in noi un’intuizione, un’intelligenza spirituale alla quale non bastano più le categorie dell’affetto, del buon senso, della ragionevolezza o dell’istinto paterno. Saltano anche i nostri parametri pedagogici o legali per riuscire a dire la qualità di questo perdono. Anzi, credo che venendo meno le nostre parole ci resta solo l’intensità di questo abbraccio che ce lo supporta e ce lo spiega. In questo abbraccio benedicente e che non maledice c’è davvero qualcosa di divino (H. J. Nouwen). In questo senso anche don Primo Mazzolari affermava che “se tutti i capitoli evangelici andassero smarriti e si salvasse dalla catastrofe solo questa parabola, il nucleo centrale del Vangelo sarebbe salvo”.

(don Walter Magni, Omelia di domenica 2 marzo 2014)


PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

Anno A Rito Ambrosiano, 19 febbraio 2017 Detta «della divina clemenza»

LETTURA Baruc 1,15a; 2,9-15 Nella tua misericordia verso di noi tutta la terra riconosca che sei il nostro Dio.

SALMO 105 (106) - Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

EPISTOLA Romani 7, 1-6 In Cristo siamo liberati dalla legge per non essere più adulteri, ma appartenere a lui

VANGELO Giovanni 8,1-11 L’adultera. In quel tempo. Il Signore 1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

“(…) La donna lì in mezzo. Tra gli accusatori, gli uomini delle pietre, da un lato, e Gesù, colui che salva, dall'altro. Era come se fosse in mezzo a due mondi distanti all'infinito, l'infinito della durezza e l'infinito della tenerezza: la pietra e il cuore di carne. "Toglierò" - era scritto - "dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne" (Ez 11,19). Gli uomini di pietra facevano ancor più di pietra il cuore della donna, l'uomo dal cuore di carne suscitava germogli inaspettati, apriva strade, immetteva acque. La Quaresima è l'incontro con il figlio dell'uomo che zittisce le condanne che sanno di ipocrisia, perché circoscrivono l'orizzonte della legge all'unico peccato della donna, quello sessuale, quello dell'adulterio, quasi esistesse solo quello: "Chi di voi è senza peccato?". "Se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi". Ed è sconcertante notare che l'hanno portata, la donna, nel tempio. E che loro siano i difensori della legge e della religione, gli osservanti. È sconcertante notare come proprio tra gli osservanti si annidi la razza dei lapidatori. Tutto quello che sanno immaginare e proporre è lapidare, coprire di pietre. È sconcertante e dovrebbe interrogarci profondamente come chiesa, può succedere anche oggi che l'uomo, la donna smarriti del nostro tempo si trovino in mezzo e percepiscano la chiesa dall'altra parte, non dalla parte del Signore, una chiesa delle pietre: di pietra lo sguardo, di pietra il giudizio, di pietra la condanna. Una chiesa pietrificata. Ciascuno di noi oggi dovrebbe interrogarsi sulla qualità della sua testimonianza: testimoniamo la chiesa di pietra o la chiesa di Gesù? Se da un lato la donna sentiva la durezza della voce, dall'altro sentiva il silenzio che l'accoglieva, la voce che la difendeva, lo sguardo che la risollevava, la risuscitava. Non c'è rimasto una parola che è una, scritta da Gesù. È emozionante pensare che l'unica sua scrittura fu nella sabbia. Che cosa abbia scritto il Signore è rimasto segreto. Ma certo nel tempio, in quell'alba, era come se avesse scritto che Dio fa cose nuove, che fa il perdono, apre vie nel deserto, immette acque nella steppa”.

(don Angelo Casati, Omelia nella V domenica di Quaresima, Rito romano, anno A).


SESTA DOMENICA DOPO L'EPIFANIA

Anno A - domenica 12 febbraio 2017 - Rito Ambrosiano

LETTURA del primo libro di Samuele. 21,2-6a.7ab Davide e i pani dell’offerta

SALMO 42 (43) La tua verità, Signore, sia luce al mio cammino.

EPISTOLA agli Ebrei 4,14-16 Gesù, sommo sacerdote prende parte alle nostre debolezze

VANGELO Lettura del Vangelo secondo Matteo. Mt 12,9b-21 La potenza taumaturgica di Cristo e la sua filantropia: la mano inaridita - In quel tempo. Il Signore Gesù 9andò nella sinagoga; 10ed ecco un uomo che aveva una mano paralizzata. Per accusarlo, domandarono a Gesù: «È lecito guarire in giorno di sabato?». 11Ed egli rispose loro: «Chi di voi, se possiede una pecora e questa, in giorno di sabato, cade in un fosso, non l’afferra e la tira fuori? 12Ora, un uomo vale ben più di una pecora! Perciò è lecito in giorno di sabato fare del bene». 13E disse all’uomo: «Tendi la tua mano». Egli la tese e quella ritornò sana come l’altra. 14Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. 15Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti 16e impose loro di non divulgarlo, 17perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 18Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. 19Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. 20Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; 21nel suo nome spereranno le nazioni.


DOMENICA, GIORNO DEL RIPOSO

(da Angelo Scola, Il campo è il mondo – Vie da percorrere incontro all’umano. Lettera pastorale 2013-2014)

Quello al riposo è un diritto-dovere codificato fin dall'antichità. È una delle Dieci parole, è tra i primi comandamenti che Dio dà all'uomo: «Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno... tu non farai alcun lavoro. ... Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno» (Es 20,9-11). E lo Statuto dei lavoratori, in tutte le società avanzate, sancisce il diritto al riposo. Il riposo è il fattore di equilibrio tra gli affetti e il lavoro: in che senso? Oggi è davvero così? Nelle società del cosiddetto primo mondo, in cui viviamo, si ha spesso l'impressione che il moltiplicarsi delle opportunità di divertimento invece che "ricaricare" l'io finisca con l'esaurirlo... E viene da chiedersi: è sufficiente ridurre i tempi del lavoro ed ampliare quelli del riposo perché ci sia una vera ricreazione dell'io? In altri termini: tempo libero è sinonimo di tempo non occupato dal lavoro o di tempo della libertà?

Il ritmo della vita ha bisogno di riposo per il benessere fisico, per la serenità dell'animo, per l'equilibrio della persona e delle relazioni. L'esperienza umana ha riconosciuto il tempo del riposo come tempo dei desideri, possibilità di dedicarsi a tutto quello che è piacevole, che gratifica il corpo e la mente, che esprime gli affetti, che coltiva gli interessi, che allarga gli orizzonti.

Ma l'esperienza del riposo nel nostro tempo è insidiata dalle tentazioni dell'individualismo e della trasgressione: modi di vivere il riposo che mortificano la persona spingendola nella solitudine o la rovinano rendendola schiava di pratiche o addirittura abitudini dannose. (...)

I cristiani hanno la responsabilità di essere il seme buono anche nel campo del riposo. Conoscono infatti che la condizione più desiderabile per il riposo è la comunione, quella grazia di sapersi a casa nella relazione buona che lo Spirito di Dio sa costruire facendo di molti una cosa sola. Perciò il nome cristiano del riposo è la festa e il cuore della festa è la celebrazione eucaristica. (...)

Non possiamo evitare di interrogarci: perché il significato della festa cristiana è così smarrito tra i cristiani stessi? Se l’Eucaristia domenicale è il centro della festa ed è ciò che la rende bella, come avviene che sia così comune la distrazione? Se il riposo e la festa hanno il loro principio nella comunione, perché la domenica è così spesso motivo di dispersione? Invito le comunità cristiane a porsi queste domande, a verificare il modo di celebrare l’Eucaristia domenicale, a curare le espressioni della vita della comunità.

QUINTA DOMENICA DOPO L'EPIFANIA

Anno A - domenica 5 febbraio 2017 - Rito Ambrosiano

Giornata nazionale in difesa della vita

LETTURA Isaia 66,18b-22 - Tutti i popoli verranno e vedranno la mia gloria.

SALMO 32 (33): Esultate, o giusti, nel Signore.

EPISTOLA Romani 4,13-17 - La promessa ad Abramo in virtù della fede.

VANGELO Giovanni 4,46-54 La signoria di Cristo sulla vita: il secondo segno a Cana per il figlio del funzionario - In quel tempo. Il Signore Gesù 46andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. 47Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. 48Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». 49Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». 50Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. 51Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». 52Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». 53Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. 54Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.


Dall’ Imitazione di Cristo (IV,18) - «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete»

"Colui che pretende di conoscere la maestà di Dio, sarà schiacciato dalla grandezza di lui" (Pr 25,27 Vulg.).

Dio può fare cose più grandi di quanto l'uomo possa capire... Da te si esigono fede e schiettezza di vita, non altezza d'intelletto e capacità di penetrare nei misteri di Dio. Tu, che non riesci a conoscere e a comprendere ciò che sta più in basso di te, come potresti capire ciò che sta sopra di te? Sottomettiti a Dio, sottometti i tuoi sensi alla fede, e ti sarà dato lume di conoscenza, quale e quanto potrà esserti utile e necessario.

Taluni subiscono forti tentazioni circa la fede e il Sacramento; sennonché, non a loro se ne deve fare carico, bensì al nemico. Non soffermarti su queste cose; non voler discutere con i tuoi stessi pensieri, né rispondere ai dubbi insinuati dal diavolo. Credi, invece alle parole di Dio; affidati ai santi e ai profeti, e fuggirà da te l'infame nemico. Che il servo di Dio sopporti tali cose, talora è utile assai. Il diavolo non sottopone alle tentazioni quelli che non hanno fede, né i peccatori, che ha già sicuramente in sua mano; egli tenta, invece, tormenta, in vario modo, le persone credenti e devote.

Procedi, dunque, con schietta e ferma fede; accostati al Lui con umile venerazione. Rimetti tranquillamente a Dio, che tutto può, quanto non riesci a comprendere: Iddio non ti inganna; mentre si inganna colui che confida troppo in se stesso. Dio cammina accanto ai semplici, si rivela agli umili, "dà lume d'intelletto ai piccoli" (Sal 118,130), apre la mente ai puri di cuore; e ritira la grazia ai curiosi e ai superbi. La ragione umana è debole e può sbagliare, mentre la fede vera non può ingannarsi. Ogni ragionamento, ogni nostra ricerca deve andare dietro alla fede; non precederla, né indebolirla.


SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

Anno A – Ultima domenica di gennaio – 29 gennaio 2017 - Rito Ambrosiano

LETTURA Siracide 7, 27-30. 32-36 Onora il padre e la madre e tendi la tua mano al povero.

SALMO 127 (128) Vita e benedizione sulla casa che teme il Signore.

EPISTOLA Colossesi 3,12-21 Rivestitevi di sentimenti di misericordia

VANGELO Luca 2, 22-33 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. - In quel tempo. 22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. 25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: 29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, 30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, 31preparata da te davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». 33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.


DONACI OCCHI PER VEDERE (L.J.Suenens)

Donaci Signore,

occhi per vedere le necessità del mondo

e un cuore per amare l'universo che tu ami.

Donami un cuore di carne,

non un cuore di pietra,

per amare Dio e gli uomini,

donami il tuo stesso amore

per amare veramente,

dimentico di me stesso.

Donami la tua luce

per riconoscere i tuoi segni.

Donami di conoscerti negli altri e di conoscere

in loro, la tua voce e i tuoi desideri.

Signore, ho bisogno dei tuoi occhi:

dammi una fede viva.

Ho bisogno del tuo cuore:

dammi una carità a tutta forza.

Ho bisogno del tuo soffio.

dammi la tua sapienza,

per me e per la tua Chiesa.

Dammi la capacità di compiere pienamente

ciò che tu mi chiedi.