Cambiamenti climatici
e disastri ambientali
di Salvatore Martinelli
e Francesco Giannatempo classe 1D
di Salvatore Martinelli
e Francesco Giannatempo classe 1D
Da sempre i cambiamenti climatici condizionano la vita dell’essere umano. Improvvise siccità o lunghi periodi freddi hanno causato il collasso di antiche civiltà e spinto interi popoli a migrare. Per contro, i miglioramenti climatici, come la fine dell’ultima glaciazione, hanno portato alla colonizzazione di regioni prima disabitate. Gli spostamenti umani hanno modificato costantemente l’ambiente e la geografia terrestre, generando disboscamenti, conflitti e colonizzazioni, insediamenti e coltivazioni. Oggi però il cambiamento climatico causa danni maggiori che in passato, perché gli insediamenti umani sono ovunque; inoltre, quando le popolazioni colpite da fenomeni climatici estremi migrano, incontrano una forte resistenza e devono affrontare problemi di integrazione e di xenofobia. Secondo il rapporto 2018 dell’Internal Displacement Monitoring Centre, degli oltre 30 milioni di profughi mondiali nel 2017, ben 18 milioni sono stati costretti a lasciare le loro case sotto la minaccia di enormi disastri ambientali, mentre 12 milioni sono in fuga da conflitti armati.
Oggi l’umanità teme il riscaldamento globale, ma in realtà il nemico di quasi tutte le civiltà del passato è sempre stato il freddo e non il caldo. In particolare, numerosi studi dimostrano la corrispondenza fra i periodi di clima favorevole, con inverni miti e piovosi ed estati calde, e i periodi di crescita di grandi regni e imperi stabili e ben governati. Viceversa, a periodi di clima freddo e secco corrisponderebbero fasi di instabilità, carestie, rivolte, anarchia e guerre.
Gli effetti dello tsunami in Giappone nel 2011.
Le temperature di questi anni non sono le più alte del millennio; le attuali condizioni climatiche non sono le più estreme della storia. Lo affermano i ricercatori dell'Harvard University in uno studio pubblicato in Italia dalla rivista cattolica "Green Watch News". Né questi ricercatori sono i primi a sostenerlo. È una cosa nota da decenni. Secondo lo studio, dal IX al XIV secolo c'è stato un periodo caldo, con temperature globali più alte mediamente di almeno un grado rispetto a oggi. Il riscaldamento globale c'era già nel Medioevo, prima che le ciminiere delle centrali e gli scarichi delle automobili inondassero l'atmosfera di gas serra. Quello a cui assistiamo sarebbe dunque un fenomeno ciclico. Il record degli anni più caldi, secondo i climatologi dell'Harvard University, spetterebbe ai cinque secoli medievali compresi tra l'800 dopo Cristo e il 1300. In quel periodo la civiltà umana si sviluppò enormemente, in Inghilterra si coltivava la vite e la Groenlandia era in parte libera da ghiacci. Si assistette infatti alla nascita dell'Età comunale italiana. Nel Medioevo c'era ampia disponibilità di cibo e le testimonianze sulla dieta anche degli stati sociali meno abbienti conferma l'abbondanza di carni. La popolazione europea aumentò a dismisura, arrivando a livelli raggiunti solamente con la Rivoluzione industriale. Tuttavia per nutrire questa popolazione numerosissima c'era bisogno di molte colture che la tecnologia agricola di allora non poteva assicurare se non attraverso il latifondo e il disboscamento. I censimenti condotti in Italia confermano infatti che il periodo di massimo disboscamento della Penisola fu nel '300; si arrivò ad abbattere gli alberi per ottenere nuove colture perfino nella media montagna. Solamente l'agricoltura intensiva e meccanizzata del '900 ha permesso di aumentare le rese su territori agricoli più contenuti, e negli ultimi decenni l'Italia ha abbandonato le aree agricole meno produttive per concentrare le colture nelle zone pianeggianti (e meccanizzabili); la produzione agricola comunque negli ultimi decenni è di gran lunga superiore rispetto a quella che era stata raggiunta nel Medioevo. L'abbandono delle colture collinari e montane ha portato in questi anni a una "ripresa" della foresta, e stando ai censimenti ufficiali la fine del '900 è il periodo più "boscato" degli ultimi 700 anni dell'Italia.
Marco Polo lascia Venezia, in direzione della Cina, nel 1271. Dettaglio di un manoscritto del XV secolo.
Il Medioevo fu interrotto da una mini-glaciazione: il cambiamento del clima fu accompagnato dalle pestilenze che dimezzarono di colpo la popolazione italiana ed europea, e la piccola glaciazione ebbe il periodo più freddo nel '600 e proseguì fino al 1850 con temperature di 2,5, tre gradi più fredde di oggi. D'inverno ghiacciavano i grandi fiumi e perfino la Laguna di Venezia, sulla quale non era raro poter pattinare (accadde nel '700 ma anche ai primi del '900). Finché le tecnologie agricole erano elementari e legate direttamente ai fattori climatici, il riscaldamento del Medioevo e la mini-glaciazione avevano conseguenze dirette sulla ricchezza dell'Europa, come conferma la crisi economica del '600. La prosperità e l'espansione della civiltà europea coinciderebbero proprio con il periodo nel quale le temperature erano più alte. "Durante il periodo mite del Medio Evo, il mondo era molto più caldo di oggi, e la storia dimostra che fu un periodo di tempo magnifico e prospero", mentre, sottolinea la rivista cattolica, "epidemie, carestie e collasso economico si susseguirono in occasione della piccola glaciazione". E infatti, "quando la temperatura cominciò a scendere i raccolti diminuirono e l'attività vinicola in Inghilterra morì". Lo studio anticipato da Green Watch News sarà pubblicato integralmente da 'Energy and Environment' (Energia e Ambiente) e, assicura la rivista cattolica, "si basa su una rassegna di 240 diversi studi internazionali che hanno raccolto informazioni indirette sulle temperature medievali, ricavandole da sedimenti estratti col metodo del carotaggio, dagli anelli di accrescimento degli alberi secolari, e da antiche testimonianze scritte".
La fine del Cinquecento segnò un periodo di bruschi abbassamenti di temperatura: gli uomini si dovettero adattare a inverni rigidissimi e di durata maggiore. Neve e gelo imperversavano per molti mesi all'anno. Nell'immagine, un gruppo di cacciatori camminano nella neve.
1677: il Tamigi, il fiume che attraversa Londra, completamente congelato.
La laguna di Venezia completamente ghiacciata nel 1709.