Argento lavorato e traforato, opera di oreficieria siriaco-copta del VII-VIII sec. Proveniente dall’ antica Cattedrale di Luni, in seguito collocata nel tempietto delle reliquie della basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta di Sarzana.
Lo straordinario reliquiario è formato da una base rettangolare con bordi rialzati, bloccata per mezzo di cardini alle lastre laterali. Quest’ultime, opportunamente inclinate, convergono nella parte sommitale dove le lastre maggiori sono ripiegate nella parte superiore a formare gli spioventi della copertura, che s’incastrano con passanti entro i quali scorre un lungo perno.
Questo, una volta sfilato, permette l’apertura del reliquiario. Le lastre laterali maggiori sono trapezoidali, quelle minori sono della stessa forma ma sormontate da un timpano triangolare. Le lastre sono traforate e formano file di cerchi tangenti di dimensioni degradanti verso l’alto. L’interno è diviso in un quadrilobo con punte divise in coppie di piccole foglie. I bordi delle lastre sono decorate da semplici modanature lisce. Al centro di ciascuna lastra campeggia una croce liscia a bracci patenti con il braccio inferiore più lungo degli altri. Gli spioventi dei lati maggiori, traforati a ebricature, e i timpani dei minori, anch’essi traforati, presentano una piccola croce simile alla sottostante affiancata dalle lettere ‘A’ e ‘Ω’.
Argento e smalti, scuola senese del sec. XIV, proveniente dalle sacrestie della Basilica Concattedrale di S. Maria Assunta di Sarzana.
Fra le varie reliquie conservate sono presenti quelle di San Francesco e San Domenico che, secondo la tradizione, si sono incontrati proprio a Sarzana. La croce contiene nei vari alveoli reliquie di oggetti appartenenti a Santi oppure provenienti da luoghi sacri; il loro nome è indicato in modo abbreviato in ogni placchetta.
Supporto ligneo, stoffa e ricami, autore ignoto, fine XIV sec., proveniente dalla Pieve di Sant' Andrea in Sarzana.
L’iconografia ricalca l’Arbor vitae narrato nella “Legenda Aurea” di Jacopo Da Varagine. La croce è stata realizzata ad imitazione di un albero con nodi e fogliame. Quest’iconografia rappresenta il canto di esaltazione della croce nella liturgia del Venerdì Santo. L’effetto cromatico scuro non è originale, ma è dovuto all’ossidazione delle verniciature nel tempo.
Legno policromo, artista ignoto di area umbro-toscana, fine XV sec., Donazione di un collezionista privato al museo.
La scultura si presenta senza braccia, probabilmente perchè era solito utilizzarla anche come Cristo deposto dalla Croce, perciò le braccia erano smontabili. Nonostante i danni subiti, rimane gran parte della policromia originaria con il perizoma rifinito in foglia d’oro.
Marmo, XIV secolo., proveniente dalle sacrestie della chiesa di Nostra signora del Carmine di Sarzana
L'iscrizione "MATER GRATIAE 1737" suggerisce un reimpiego del marmo. Si pensa sia la parte laterale di una arca sepolcrale trecentesca.
Alabastro, opera di fine XVsec. Statua inedita, ritrovata nel 2003 nella chiesa di S.M.Maddalena a Castelnuovo Magra.
Lo stile gotico viene rappresentato dalla figura allungata che poggia su una gamba. Questa iconografia proveniente dal Nord Europa ha fortemente influenzato anche l’arte siciliana (vedi Madonna di Siracusa).
Al bambino manca la corona in testa, mentre quella della Madonna è mobile.
Il bambino che, vispo guarda la Madonna, richiama alla figura di madre e figlio e non a una divinità. Vediamo appunto come l’opera viene umanizzata (naturalismo tardo gotico). La figura della Madonna viene stilizzata. Il bambino tiene in mano una pera, elemento di tradizione nordica, frutto dolce e benedetto il quale sostituisce la mela che dopo il peccato originale diviene aspra, mentre la pera rimane un frutto dolce.
ANGELO ANNUNCIANTE E VERGINE ANNUNCIATA, marmo, Sarzana, Oratorio della Misericordia, prima metà del XIV sec. Pervenuto al museo dalla pieve di Sant’Andrea.
Proveniente dalla chiesa di Sant'Andrea, in origine era posizionato sul portale dell'Oratorio della Misericordia dove rimase fino al 1958. Secondo Ubaldo Formentini la collocazione primigenia doveva essere presso l'antico ospedale di San Lazzaro sulla Via Francigena; la sommaria lavorazione del retro delle statue e lo scarso spessore fanno pensare a una ubicazione a parete o in nicchia, tipica di queste opere.
La bibliografia attribuisce l'opera alla scuola pisana del pieno '300. Ulteriori approfondimenti (M. Ratti, 1992) la riconducono alla grande diffusione delle Annunciazioni cui aveva contribuito l'attivissima bottega di Andrea Pisano e del figlio Nino. L'Annunciazione di Sarzana che si aggiunge a quelle di Carrara, Massa e Pietrasanta interpreta in modo semplificato, con buone qualità formali, l'Annunciazione di Santa Caterina di Pisa, citata dal Vasari come una delle migliori opere che "fussero fatte a que' tempi". Il confronto rileva la stessa posa, stessa impostazione del panneggio e il ripetersi di molti particolari; si ritiene dunque che la datazione vada posta dopo il termine di esecuzione del prototipo pisano, cioè successivamente al sesto/settimo decennio del XIV secolo. L'opera è stata restaurata nel 1991 sotto la direzione della Soprintendenza ai Beni Artistici della Liguria.