Madonna con Bambino e Santi
Copia da Andrea del Sarto, secolo XVIII, olio su tela.
Di questo dipinto, proveniente dalla chiesa di San Francesco a Sarzana, vi sono varie copie. Essi sono tutti studi del famoso dipinto di Andrea Del Sarto, commissionato al pittore da Benedetto Celsi per la cappella gentilizia della sua sepoltura nella chiesa del convento di San domenico in Sarzana (area del teatro Impavidi). L‘iconografia é quella della pala d‘altare “Madonna con Santi e Bambino“ che Raffaello definí come “Sacra conversazione“. Il riconoscimento delle figure dei santi é complesso: si possono riconoscere con certezza Santa Caterina d‘Alessandria con in mano la ruota simbolo del suo martirio, mentre dietro a essa é presente un frate che tiene nella mano un piccolo fuoco (molto probabilmente riferito a Sant‘ Antonio eremita). Sono presenti anche San Bernardo,San Pietro e un santo eremita. Altra copia di questo quadro, forse realizzata dal giovane Domenico Fiasella, si trova nella chiesa di Santa Caterina in Sarzana.
Domenico di Giacomo Pace, detto comunemente il Beccafumi o Mecarino, é stato un pittore e scultore italiano. Nacque a Valdibiena presso Montaperti nel 1486 e morì nel 1551 all‘etá di 65 anni. Il dipinto, che proviene dalla Chiesa di San Bartolomeo di Ponzano Magra, é oggi attribuito dopo varie controversie a Domenico Beccafumi. L‘opera sarebbe stata donata, secondo la tradizione, dalla nobile famiglia dei marchesi Remedi che possedevano una villa con ampie proprietá terriere nelle vicinanze della piccola chiesa. La Madonna é raffigurata con un manto azzurro ed il capo coperto da panneggi sovrapposti; il bimbo, tenuto amorevolmente in braccio, ha il corpo evidenziato dalla vivida luce radente, mentre San Giovannino emerge dall‘oscuritá a sinistra della Vergine, e con lo sguardo si volge al Bambino Gesú.
Questo dipinto rappresenta la devozione verso le anime del purgatorio per le quali c‘é ancora una speranza di salvezza rispetto a quelle condannate all‘inferno e per le quali é viva la devozione e la preghiera nel corso dei secoli. Le anime si trovano all‘interno di un fuoco definito dal vangelo "inestinguibile", e tentano di raggiungere il paradiso, quindi la beatitudine, rivolgendosi alla Vergine e al Bambino. Il dipinto è strutturato con le anime del purgatorio avvolte nel fuoco nella parte bassa. Salendo si possono distinguere la figura di San Pietro con le chiavi a sinistra, e la figura di Papa Urtichiano o di Nicoló V (entrambi Papi sarzanesi) a destra, che intercedono verso la Madonna. Salendo ancora é possibile notare la Vergine con in braccio il Bambino. Questo dipinto é databile al fine del ‘600 come dimostrano la dinamicitá e la ricchezza delle figure e influenze fiasellesche.
Il ritratto é riferito ad un vescovo del ‘700 per la presenza nel petto del prelato della croce dei vescovi di Luni, citata nei documenti a partire dagli inizi del secolo. Era uno splendido gioiello costituito da una successione di smeraldi. Il pittore–autore del ritratto si mostra attento conoscitore della ritrattistica tardo barocca che univa alla fedele riproduzione dei tratti somatici del soggetto scioltezza pittorica e ricco impasto cromatico.
Questo dipinto raffigura un episodio della vita di San Francesco d‘Assisi che, animato dal desiderio di salvare piú anime possibile, chiese a Cristo il perdono dei loro peccati. Gli appare Gesú al quale Francesco chiede il perdono e la remissione dei peccati a tutti coloro che sarebbero giunti in quel luogo per pregare. La Vergine accanto a Gesú é in atteggiamento di grazia. Cristo é quindi raffigurato nell‘attimo in cui concede la grazia richiesta tramite il gesto di benedizione (tre dita alzate che simboleggiano la trinitá) circondato da una corona di angeli.