Il punto di vista della Cabala

Capitolo 5

Il punto di vista della Cabala

Il punto di vista della Cabala

CAPITOLO SECONDO

Il punto di vista della Cabala

Le sefiròt

La tradizione ebraica ha dato vita a un sistema di mistica che, fino a non molto tempo fa, era considerato conoscibile soltanto da parte di pochi saggi. Questo sapere segreto, chiamato Cabala dalla parola ebraica che significa “verità ricevuta”, riguarda il modo in cui D-o ha creato e ordinato il mondo ed è teso a comprendere i misteri sottesi dalla creazione. La sua premessa di base è la dottrina delle sefirot, le dieci emanazioni divine che veicolano gli attributi di D-o nella struttura che ha creato, sia nell’universo sia nella forma umana.

Quando D-o decise di creare il mondo, “progettò” questi dieci attributi essenziali in uno “spazio” apposito e li ordinò in modo che mostrassero le Sue finalità agli abitanti che avrebbe collocato in tale spazio; così creò il mondo pronunciando le parole precedute in Genesi da “e D-o disse” per dieci volte. Il mondo dunque si forma dalla Divina Parola composta dalle lettere ebraiche, che è diversa dalla parola umana in quanto dura in eterno. Citiamo a questo proposito un passo tratto da Israele e l’umanità di rav Elia Benamozegh:

La Genesi, presentandoci tutti come membri di un’unica famiglia originaria, e i Profeti, che annunciano l’unità finale del genere umano, ci fanno intravedere l’esistenza di quella coscienza universale che la mistica ebraica ha in seguito proclamato, poiché, a suo dire, il corpo di Adam conteneva nelle sue diverse parti tutti gli individui e tutti i popoli che si sentono diversificati secondo la propria natura, mantenendo però, malgrado tutto, la loro unità ideale rispondente all’unità materiale del corpo del primo essere umano... Per la Cabala, non è soltanto il corpo di Adam, è la sua anima che conteneva tutta l’umanità avvenire...

La Cabala ha raffigurato tutto questo in un ‘illam, o albero genealogico, rappresentazione grafica delle sefirot, a ciascuna delle quali è collegato uno dei grandi popoli della storia, l’Egitto, Babilonia, la Persia, la Media, la Grecia, la Roma pagana, poi cristiana, e l’Islam40. È come una tavola riassuntiva di tutta la filosofia della storia.

L’essere umano è descritto nella Torà come creato a “immagine di D-o” con un viso in cui si trovano due occhi, un naso e una bocca, e un corpo con due braccia e due gambe. Questa struttura è talmente importante e rappresentativa delle intenzioni divine che nella Cabala diventa la fonte per la comprensione di quasi tutto lo schema della creazione, con le sue interrelazioni e il suo destino.

Le prime tre sefiròt in ordine di discesa da D-o, appartenenti alla sfera dell’intelletto, sono:

volontà

intelletto

conoscenza.

Da queste a loro volta discendono sette attributi appartenenti alla sfera dell’emozione:

bontà

forza

bellezza

eternità

gloria

fondamento

regalità.

Le Sette leggi coincidono con ognuna di queste ultime sette sefirot, che ricevono sostegno dalle tre facoltà intellettuali più elevate. La suddetta divisione ha il proprio corrispettivo anche nella forma del corpo umano:

La bontà corrisponde al braccio destro e la forza al braccio sinistro.

La bellezza, che è il risultato dell’incontro fra bontà e forza, corrisponde al busto con i suoi vari organi.

L’eternità e la gloria, che operano insieme, corrispondono alle due gambe che sostengono il corpo umano.

Il fondamento è rappresentato dall’organo sessuale maschile da cui hanno origine le generazioni.

La regalità, l’attributo che si trova più in basso ma che è il più importante di tutti, è simboleggiata dai piedi su cui sorge l’intero corpo.

Abbiamo già accennato, nel paragrafo sulla Presenza Divina, alla connessione con i sette colori dell’arcobaleno; infatti ogni sefirà è associata a un colore che ne rappresenta la natura. Analogamente sette è il numero dei giorni della settimana, dal momento che rappresenta il ciclo naturale completo su cui si fonda il mondo in cui viviamo.

Le sefirot non sono assolutamente entità di per se stesse; non hanno dimensione o collocazione spaziale né intelligenza o potere, e non hanno esistenza individuale poiché ognuna di esse contiene in sé tutte le altre. I loro nomi corrispondono a quelli che la Torà dà agli attributi e alle intenzioni di D-o, in modo che l’orecchio e la mente umana possano comprendere ciò che altrimenti sarebbe inintelligibile: i misteri della creazione la cui verità è conosciuta soltanto dal Creatore.

In questa accezione, le sefirot ci servono come segnali verso cui dirigere gli sforzi, e rappresentano i valori positivi danneggiati quando si infrangono le leggi a loro corrispondenti. Perciò, quando le si rispettano anche le sefirot risplendono più intensamente nella loro bontà e purezza, irraggiando la luce dell’amore divino su tutte le cose e benedicendo ciascun aspetto dell’esistenza in ogni dove.

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