La vocazione universale dell’ebraismo

Capitolo 17

La vocazione universale dell’ebraismo

La vocazione universale dell’ebraismo

Secondo la Cabala, la legge dell’uomo e la legge dell’universo si identificano. Anche per i rabbini la Torà non è semplicemente la legge civile e religiosa ma è il logos, il mondo intelligibile, il prototipo della creazione. Dice Bereshit Rabbà: Come un architetto non costruisce un edificio se non consultando il suo piano, le sue tavole, i suoi disegni, ugualmente il Santo, benedetto Egli sia, per creare il mondo contemplava la Torà. La Torà dunque è considerata lo strumento dell’arte di D-o, è il Principio in virtù del quale il mondo è stato creato; i rabbini farisaici affermano anche, in questo identificandosi con la dottrina cabalistica, che D-o stesso si conforma alla Torà come si legge in un commento a Levitico 18, 4, del Talmud Yerushalmi: da questo impariamo che il Santo, benedetto Egli sia, osserva tutti i precetti della Torà.

L’idea di un D-o che pratica la sua stessa legge – rafforzata da quella secondo cui, addirittura, si riveste dei tefillin e dice le preghiere rivolgendosi a se stesso82 – suona curiosa ai nostri orecchi ma se pensiamo al testo biblico, molto spesso troviamo l’esortazione agli uomini di seguire le orme del loro Creatore, ossia di imitarlo. La Torà ci mostra che D-o pratica tutto quello che prescrive all’uomo: la giustizia, la carità, la santità, il perdono delle offese, la perfezione morale. Il testo del Levitico, siate santi perché io sono santo, Io l’Eterno, vostro D-o, esprime chiaramente tale idea. Naturalmente, il modo in cui D-o comprende e osserva la Torà non è lo stesso di quello dell’uomo. Infatti: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri e le vostre vie non sono le mie vie” dice l’Eterno; “di tanto i cieli sono al di sopra della terra, di tanto le mie vie sono al di sopra delle vostre vie e i miei pensieri al di sopra dei vostri pensieri”83. Però la diversità di grado non impedisce l’identità della legge, che assume tante forme per adattarsi alle diverse nature degli esseri, da quella suprema di D-o a quella infima del granello di polvere.

D’altra parte i profeti fanno coincidere i mutamenti siderali e geologici con le rivoluzioni politiche, la caduta e il risorgere degli imperi, ovvero la vita umana e sociale con la vita universale o anche, attingendo al loro linguaggio, i cieli nuovi e le nuove terre con le trasformazioni dell’umanità. Sono tutti legati intimamente all’unità della legge che, in avvenire, si tradurrà nell’avvento simultaneo del rinnovamento terrestre, la palingenesi, e del rinnovamento del genere umano, la resurrezione.

18 La missione di Abramo ›