L’idolatria

Capitolo 10

L’idolatria

L’idolatria

L’essenza delle Sette leggi è la proibizione dell’idolatria. La nozione di un D-o unico, che implica la sua venerazione esclusiva e la sottomissione alla sua volontà, è insita nella stessa rivelazione di D-o e nei suoi comandamenti. Chi si guarda dall’idolatria dimostra di credere in D-o e afferma tutto il complesso delle Sette leggi56.

Ma che cosa, in particolare, è riportabile all’idolatria? Abbiamo già accennato in altre parti del testo a come gli uomini, vedendo alcune manifestazioni del creato - per esempio gli astri, che non periscono o per lo meno così si credeva un tempo - o degli attributi divini, ne abbiano tratto l’errata conclusione che le dovessero venerare come dei.

Secondo la discussione talmudica ripresa in seguito da Maimonide, sono considerati idolatrici quegli atti che i tribunali ebraici punirebbero con la fustigazione (sostituto della pena di morte). In base a questo criterio, possiamo affermare che i seguenti precetti della legge mosaica hanno valore nel contesto delle Sette leggi:

1. Non si nutra il pensiero che esista altra divinità all’infuori del Signore; precetto negativo 1.

In genere, non ci sono sanzioni penali per la trasgressione dei precetti, relativi a questioni di pura fede, che avvenga attraverso un atto non dimostrabile. Tuttavia, il precetto negativo 1 si applica ai noachidi in quanto stabilisce il principio di base cui si richiamano le varie trasgressioni manifeste. La legge noachica infatti, come è dimostrato dalle leggi sui tribunali e lo smembramento di animali vivi, si occupa di definire, oltre agli aspetti procedurali, anche i principi morali.

2. Non si intagli immagine alcuna [né si faccia intagliare ad alcuno per nostro conto]; precetto negativo 2.

La trasgressione è punibile con la fustigazione secondo la legge ebraica, e quindi il precetto vale anche per i noachidi.

3) Non si facciano idoli per altrui uso; precetto negativo 3.

Vale la stessa considerazione fatta per il punto due.

4. Non si faccia alcuna statua che sia vietata [sia pure a fini ornamentali]; precetto negativo 4.

Questa proibizione ha suscitato varie perplessità; ci si chiede infatti come mai Maimonide vieti di modellare statuette ornamentali, in quanto questo aspetto particolare della legge riguarda gli ebrei. La perplessità però è superata se si pensa che vale per i noachidi qualsiasi precetto sull’idolatria che preveda per gli ebrei una pena corporale.

5. Non ci si inchini dinnanzi a un idolo [e non si facciano sacrifici né libagioni né si bruci incenso dinnanzi a un idolo], nemmeno laddove non costituisca la forma abituale di culto per quel particolare idolo; precetto negativo 5.

Anche in questo caso, le perplessità sollevate sulla proibizione sono superate dalla conclusione valida per il punto 4.

6. Non si facciano oggetto gli idoli di alcuna forma di culto; precetto negativo 6.

7. Non si facciano passare i figli [attraverso il fuoco] nel culto a Moloch; precetto negativo 7.

Il culto al dio Moloch prevedeva il sacrificio dei figli con il fuoco, ed era considerato particolarmente grave in quanto era molto diffuso ai tempi in cui gli ebrei ricevettero la Torà. Forse è questo, secondo Maimonide, il motivo della sua trattazione separata.

8. Non si pratichi l’Ov; precetto negativo 8.

9. Non si pratichi l’Iddeonì; precetto negativo 9.

L’Ov e l’Iddeonì sono forme di magia; Maimonide le considera idolatria vera e propria e infatti ne parla nel capitolo Leggi sull’idolatria del suo Codice, e non nel capitolo che tratta delle otto forme di ritualità legate alla magia: predizione, astrologia, divinazione, stregoneria, incantesimi, consultazione dell’Ov, consultazione dell’Iddeonì e consultazione dei morti. Secondo l’opinione prevalente nel Talmud, le otto norme riguardanti le pratiche magiche non si applicano ai noachidi; rabbi Shimon, d’altro canto, fa rientrare il precetto negativo legato alla stregoneria nella legge noachica in quanto questa pratica era l’unica, fra quelle magiche, ad essere punibile con la flagellazione.

10. Non ci si dia all’idolatria [in parola, pensiero, azione o in ogni rituale che possa trarci verso questo culto]; precetto negativo 10.

A questi precetti, Clorfene e Rogalski (in op cit cui rimandiamo per un eventuale approfondimento) ne aggiungono molti altri di cui riportiamo i seguenti:

1. Ci si rende colpevoli di idolatria solo quando si venera un idolo nel modo in cui normalmente viene adorato; di conseguenza, bisognerebbe conoscerne le forme di culto e applicarle volutamente.

2. Se però ci si inginocchia davanti a qualsiasi idolo o gli si offrono sacrifici, incensi e libagioni (le quattro modalità del servizio nel Tempio di Gerusalemme), ci si macchia di idolatria57.

3. Qualora, tuttavia, si seguano le quattro suddette modalità davanti a un idolo senza considerarlo un dio, non si è colpevoli nel caso lo si si abbracci, baci, vesta per onorarlo in qualche modo.

È interessante notare che per Maimonide e le maggiori autorità, sono considerabili idolo solo le immagini tridimensionali, come le statue, o in rilievo - anche a fini meramente artistici - se hanno in mano bastoni, uccelli, spade, corone in testa o anelli alle dita mentre sono permesse le figure bidimensionali o concave ; è inoltre proibito pregare intorno a pilastri, perché era una forma di culto praticata dagli antichi idolatri, e dipingere i pavimenti in quanto sono considerati pietre (tridimensionali) dipinte. Infine, è da rilevare che viene considerato colpevole di idolatria anche chi profetizza, pur se dice cose giuste, in nome di idoli58.

Va qui osservato che la legge noachica è comunque, per quanto riguarda la normativa contro l’dolatria, infinitamente più elastica rispetto all’ebraismo. Mentre ad Israele è imposto credere nell’unità più assoluta senza nessuna possibilità di associazione di altri esseri divini, si ritiene invece che il gentile, purché riconosca un solo D-o supremo, possa venerare nel suo culto anche altre divinità minori. Secondo autorità recenti, i figli di Noè hanno il permesso di giurare in nome di un idolo se lo associano con il Nome di D-o (per esempio, possono giurare per il Signore delle Schiere e per una divinità hindù). Probabilmente, questa maggiore elasticità verso i non ebrei esiste in considerazione del loro retaggio storico; infatti i gentili sono, nel corso del tempo, incorsi nelle pratiche idolatriche a causa della mancanza di discernimento fra Elokà ed elokut, ovvero fra D-o e divinità. Mentre si può dire che ogni elemento del creato è divino in quanto contiene la forza vitale di D-o, considerarlo dio e adorarlo è idolatria. Se quindi arrivano a riconoscere la supremazia dell’Unico, è loro concesso conservare le vecchie credenze in funzione di tale riconoscimento.

Inoltre, il Talmud si è chiesto se da parte del non ebreo si esiga il martirio in difesa del proprio credo religioso. Dice il Talmud:

Fu chiesto a rav Chama59: “Il noachide è obbligato a santificare il Nome di D-o [con il martirio] oppure no? Abayè rispose: “Che cosa dice la barayta60? Sette comandamenti sono stati prescritti ai figli di Noè. Ora, ce ne sarebbero otto, se la santificazione del nome di Dio dovesse essere considerata per essi come un precetto”. Raba replicò: “Sotto i sette comandamenti si devono comprendere anche tutte le conseguenze che ne derivano. Che conclusione trarne?” Rab Adda, figlio di Ahaba, disse a nome della scuola di Rab: «È scritto: “Ecco una cosa che io prego l’Eterno di perdonare al tuo servitore: quando il mio signore entra nel tempio di Rimmon per adorarlo e si appoggia al mio braccio, anch’io mi prosterno nel tempio di Rimmon. Che l’Eterno si degni di perdonare al tuo servitore, quando mi prosternerò nel tempio di Rimmon”. Eliseo gli rispose: “Vai in pace”».61 Di conseguenza, se il noachide [come Naaman] fosse stato tenuto a santificare il Nome di D-o, Eliseo avrebbe dovuto insegnargli la distinzione tra l’atto pubblico di adorazione, che è proibito, e l’adorazione segreta, che è permessa se la vita è in pericolo (Talmud Sanhedrin 74b).

Tuttavia, su questo punto i pareri continuarono a essere divisi. Alcuni grandi maestri come Maimonide condivisero il parere di rab Adda, mentre per Rashi la questione resta irrisolta e Nachmanide62 ritiene che quando si tratta di un atto di adorazione pubblica, i noachidi siano tenuti in ogni caso a santificare il Nome di D-o.

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