Non è vero che invecchiare significa irrimediabilmente essere malati, non essere capaci di apprendere cose nuove e soprattutto essere un peso per la società. È ormai un dato di fatto che gli individui con un atteggiamento positivo e una visione positiva dell’invecchiamento non soltanto riportano maggiore benessere, ma presentano una sopravvivenza media di 7,5 anni superiore a quelli con una percezione negativa di questa fase!
Con “invecchiamento attivo”, o “active aging”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità a partire dal 2002 ha descritto un tipo di invecchiamento caratterizzato da una massimizzazione delle risorse disponibili e da una minimizzazione delle perdite, in cui è centrale il ruolo attivo della persona nel proprio processo di invecchiamento.
Dunque, in altre parole, significa essere attivi in uno o più ambiti della propria sfera sociale (lavoro/volontariato, relazioni sociali, educazione permanente, occuparsi di nipoti/familiari con disabilità) o anche personale (hobby, turismo, giardinaggio, musica, ecc.), scegliendo liberamente l’attività o le attività nelle quali impegnarsi, a seconda delle proprie aspirazioni e motivazioni.
La differenza tra invecchiamento attivo e invecchiamento in salute sta nel fatto che l’invecchiamento attivo è un mezzo per aspirare all’invecchiamento in salute, che è il fine. Con l’espressione “invecchiamento attivo”, nello specifico, si vuole rimarcare l’importanza del coinvolgimento in attività produttive, al mantenimento di un impegno sociale, economico, spirituale, culturale o civico, dunque non solo l’importanza di mantenersi fisicamente attivi.
Non ci si improvvisa anziani attivi e in salute! Bisogna prepararsi da giovani. Come stanno gli adulti italiani? Uno sguardo ai dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità tra i 18-69enni mostra il graduale peggioramento di alcuni indicatori all’aumentare dell’età. Tra questi: la sedentarietà, che passa dal 30% fra i 18-34enni al 40% fra i 50- 69enni; l’eccesso ponderale, 20% tra i 18-34enni e 39% tra i 50- 69enni; e la percezione del proprio stato di salute (riferisce di star bene il 90% dei 18-34enni e il 54% dei 50-69enni).
Diversi fattori, in generale, influiscono sul processo di invecchiamento individuale: fattori biologici legati all’avanzare del tempo, salute fisica e mentale, fattori legati ai propri eventi biografici personali o eventi storici condivisi da una certa generazione, fattori economici (lavoro, reddito, ecc.), fattori sociali, come avere una buona rete di amicizie, fattori comportamentali, come adottare un adeguato stile di vita, fattori di personalità, come abilità di adattamento, senso di autoefficacia, controllo interno, comportamento prosociale e pensiero positivo.
Alcune variabili personali, come il sentimento di controllo, l’autoefficacia generalizzata e l’ottimismo, sembrerebbero predisporre positivamente all’invecchiamento attivo.
Infatti, è stato dimostrato che un’appropriata sensazione di controllo in determinate circostante si associa positivamente a equilibrio emotivo e capacità di gestire gli eventi negativi. Al contrario, la sua perdita si associa a sentimenti di impotenza che inevitabilmente hanno un impatto negativo sul funzionamento psicologico e fisico della persona. La sensazione di perdita di controllo aumenta, inoltre, la vulnerabilità a infezioni batteriche e virali, contribuisce allo sviluppo di disturbi fisici e accelera la progressione della malattia.
Il senso di autoefficacia percepita, inoltre, ovvero l’essere convinti della propria capacità di realizzare determinate azioni e raggiungere determinati obiettivi, ha un ruolo di estremo rilievo nell’invecchiamento di successo. Esso, infatti, influenza il tipo di attività che la persona intraprende, la perseveranza nel perseguire risultati, la tenacia nell’affrontare le difficoltà, le reazioni emotive, la resilienza e la capacità di adattamento in situazioni problematiche.
L’OMS e l’Europa delle Nazioni Unite hanno messo a punto l’indice di invecchiamento attivo (Active Ageing Index - AAI) pensato come “strumento per misurare il potenziale inutilizzato degli anziani per un invecchiamento attivo e in buona salute tra i vari Paesi”. Attraverso 22 indicatori raggruppati in 4 macroaree (le attività remunerate, l’attività sociale, la vita autonoma e indipendente, l’ambiente) si cerca di dare la misura di quanto ogni Paese europeo abbia e crei le condizioni per un effettivo invecchiamento attivo e sano dei suoi abitanti.
"PASSI D'ARGENTO"
Passi d’Argento è un sistema introdotto dall’Istituto Superiore di Sanità che si occupa di osservare e analizzare periodicamente i dati relativi a salute e malattia della popolazione italiana con più di 64 anni. Tali dati raccolti risultano utili per gli amministratori, per chi opera nel sistema sanitario, per gli ultrasessantaquattrenni stessi e per le loro famiglie, offrendo informazioni utili a promuovere correttamente la salute.
SUGGERIMENTI PER UN INVECCHIAMENTO DI SUCCESSO: