COS’E LA MEMORIA?
La memoria è una “abilità o funzione cognitiva” che riguarda l’apprendimento ed il successivo ricordo, più o meno duraturo, di informazioni di varia natura (eventi, racconti, immagini, sensazioni, idee).
COME SI FORMANO I RICORDI?
Un sistema come la memoria, deputato alla formazione e al mantenimento a lungo termine dei ricordi, richiede l’impiego di processi diversi. Prima di tutto, le informazioni vengono codificate, ovvero elaborate e rappresentate all’interno dei sistemi cerebrali. Dopodiché, avvengono processi di registrazione e consolidamento dell’informazione (si forma la cosiddetta traccia mnestica). Dopo un’esperienza sensoriale, le informazioni captate ed elaborate nel cervello, vengono acquisite e immagazzinate primariamente nella memoria a breve termine. Di qui in poi, se avviene un consolidamento attraverso meccanismi sinaptici, i ricordi da temporanei diventano permanenti. Infine, esistono processi di richiamo in grado di recuperare la traccia stessa quando necessario. Il richiamo può avvenire in modo diverso: le informazioni possono essere, ad esempio, rievocate in memoria spontaneamente o attraverso uno sforzo cognitivo, oppure possono essere semplicemente riconosciute, ovvero identificando l’informazione precedentemente appresa tra diverse alternative proposte.
TANTI TIPI DI MEMORIA
Non esiste un solo tipo di memoria! A seconda dei punti di vista, possiamo distinguerne diverse tipologie!
MEMORIA ESPLICITA
La memoria esplicita, o “memoria dichiarativa”, è quella memoria che implica necessariamente il ricordo consapevole. Dunque, ricordare un fatto accaduto, un libro letto o il nome del proprio amico è ciò che definiamo memoria esplicita. Si divide in memoria semantica e memoria episodica.
MEMORIA IMPLICITA
La memoria implicita, invece, è quella tipologia di memoria “automatica” per le procedure, per le quali non è necessaria una rievocazione consapevole, come guidare una macchina, allacciare le scarpe, andare in bicicletta. Proprio per questo viene chiamata anche “memoria procedurale”.
MEMORIA SEMANTICA
La memoria semantica corrisponde alla generica conoscenza del mondo. È la memoria che registra informazioni, concetti, nozioni, idee. Sono esempi di memoria semantica il ricordare il significato di una parola, il nome di un fiore, una regola matematica.
MEMORIA EPISODICA
La memoria episodica, invece, riguarda il ricordo consapevole di episodi personalmente passato, temporalmente da un inizio e una fine.
MEMORIA A BREVE TERMINE E MEMORIA A LUNGO TERMINE
La memoria a breve termine può essere considerata come uno spazio in cui le informazioni vengono memorizzate solo per un periodo limitato di tempo, pochi secondi. La memoria a lungo termine, invece, riesce a conservare informazioni anche per anni.
MEMORIA DI LAVORO
È un tipo di memoria molto complesso, necessario per l’impiego di procedure e strategie atte a risolvere problemi, comprendere frasi, imparare parole nuove.
MEMORIA VERBALE E MEMORIA NON VERBALE
Tale distinzione riguarda la natura del contenuto da ricordare: se, ad esempio, si tratta di parole o racconti, parliamo di memoria verbale, negli altri casi, come ad esempio il ricordo di un quadro famoso, parliamo di memoria non verbale.
COME SI VALUTA LA MEMORIA
Medici e psicologi valutano l’efficienza della capacità di apprendere e ritenere informazioni in memoria sia attraverso un colloquio con la persona interessata e i suoi familiari, sia attraverso la somministrazione di test cognitivi strutturati. Tali prove cognitive restituiscono un punteggio, il quale viene confrontato al punteggio medio ottenuto dalla popolazione italiana con la stessa età e con la stessa scolarità (numero di anni di istruzione) per capire se la prestazione di quella persona ricade nel range della norma oppure no. Tra tali test cognitivi rientrano, ad esempio, quelli in cui il clinico legge un breve racconto o una lista di parole e successivamente chiede alla persona di riferire ciò che ricorda di quanto ha appena letto.
MEMORIA E DEMENZA
La compromissione della memoria costituisce probabilmente il disturbo più frequente dopo un danno cerebrale di qualsiasi natura. Nella demenza la memoria è spesso inficiata, anche se non necessariamente (esistono alcune forme di demenza che coinvolgono, soprattutto nei primi stadi, altre capacità cognitive come l’attenzione o la capacità di pianificare, ma mantengono intatta la memoria). Nella Malattia di Alzheimer, la memoria è l’abilità cognitiva maggiormente compromessa fin dai primi stadi.
CERVELLO E MEMORIA
Innanzitutto, chiariamo che non esiste “l’area cerebrale della memoria”! Piuttosto, tale capacità cognitiva è frutto di molteplici connessioni cerebrali tra aree diverse. Nel 1953, uno storico paziente ventisettenne conosciuto come H.M., subì l’asportazione di alcune aree cerebrali come trattamento per una epilessia molto resistente ai farmaci. Tra le aree asportate vi furono parte del “lobo temporale” e parte di una regione chiamata “ippocampo” (in verde nella foto in alto). A seguito di tale intervento, H.M. sviluppò disturbi di memoria. Si capì così che tali aree, pur non essendo le sole, sono essenziali per il funzionamento della memoria. In particolare, l’ippocampo, chiamato così per via della sua forma somigliante al cavalluccio marino anche detto “Hippocampus”, è coinvolto soprattutto nell’apprendimento di nuove informazioni, mentre il lobo temporale è coinvolto anche nel consolidamento e nel richiamo delle informazioni apprese.
COME LE EMOZIONI INFLUENZANO LA MEMORIA?
Il fatto che chiunque di noi ricordi esattamente cosa stesse facendo nel momento in cui in televisione veniva trasmesso in diretta il crollo delle Torri Gemelle, è legato al fatto che davanti a quelle immagini tutti noi abbiamo provato forti emozioni. Eppure, provare forti emozioni non sempre aiuta la memorizzazione o il ricordo di informazioni o eventi. Dopo esperienze traumatiche (incidenti, aggressioni, catastrofi naturali), infatti, può a volte insorgere amnesia, con la possibilità che si presentino anche pensieri o flashback ricorrenti inerenti l’esperienza traumatica, che tuttavia rappresentano falsi ricordi. Anche più semplicemente, possiamo comprendere come le emozioni influenzino il ricordo pensando a quando ci è capitato di perdere il filo del discorso durante un’esposizione in pubblico o di dimenticare alcune nozioni studiate in precedenza nel corso di un esame universitario, a causa della cosiddetta ansia da prestazione.
COME TENERE IN SALUTE LA PROPRIA MEMORIA?
ATTIVITÀ FISICA E MEMORIA
L’allenamento fisico aumenta le dimensioni dell'ippocampo e migliora la memoria. Nella tarda età adulta, il volume dell’ippocampo si riduce, portando a disturbi della memoria e ad un aumento del rischio di demenza. Sia il volume dell’ippocampo, che quello del lobo temporale, è maggiore negli adulti che si mantengono in una buona forma fisica. L’allenamento fisico, infatti, aumenta l’afflusso sanguigno nelle zone ippocampali, aumentandone le dimensioni del 2%, contrastando la fisiologica perdita di volume data dall’età e portando a miglioramenti nella memoria spaziale.