In collaborazione con la Dr.ssa Agnese De Gaetano.
COS'È DAVVERO IL SONNO?
Il sonno è uno stato fisiologico che si alterna alla veglia ed è caratterizzato da una riduzione dell’attività fisica e una sospensione dello stato di coscienza.
Il suo scopo non è ancora esattamente chiaro, ma sappiamo che dormendo il nostro organismo è in grado di recuperare le energie, rafforzare il sistema immunitario, riordinare memorie ed emozioni, regolare il metabolismo e i livelli ormonali.
Il sonno funziona secondo cicli organizzati e ricorrenti della durata di circa 90-110 minuti ciascuno, che si succedono circa 4-6 volte nell’arco della notte. È caratterizzato dalla presenza di due principali condizioni: il sonno REM (Rapid Eye Movements), spesso associato a sogni vividi, e il sonno non-REM (No Rapid EyeMovements), che viene ulteriormente suddiviso in vari sottostadi a seconda della profondità del sonno.
COME CAMBIA IL SONNO CON L'ETÀ?
Ogni età ha un “cronotipo”, ovvero la tendenza ad essere più mattinieri o più nottambuli. Il cronotipo dipende da fattori personali, ma anche biologici: è per questo che in una stessa persona tende a cambiare nel corso del tempo. Ad esempio, a differenza degli adulti sotto i 50 anni, nell’età anziana si è solitamente più mattinieri.
Inoltre, sia pure con una notevole variabilità interindividuale, in funzione dell’età il sonno tende mediamente a ridursi nella durata, ma soprattutto a modificarsi in termini qualitativi con la riduzione del sonno profondo, quello più riposante, e del sonno REM.
SONNO E MEMORIA
Si ritiene che una delle più importanti funzioni del sonno sia il riesame e il consolidamento delle informazioni memorizzate durante la veglia. Infatti, mentre durante la veglia vengono codificate nuove tracce di memoria, nel sonno avviene un processo di consolidamento delle informazioni, volto a trasformare le labili tracce di memoria acquisite di recente in rappresentazioni stabili, integrate nella rete dei ricordi a lungo termine.
ALCUNI DISTURBI DEL SONNO IN ETÀ GERIATRICA
La prevalenza dei disturbi del sonno aumenta con l’età, con picchi di incidenza dopo gli ottant’anni. Solitamente, prevalgono nelle donne.
Insonnia: Insoddisfazione riguardo la quantità o la qualità del sonno, con associata difficoltà a prendere sonno, a mantenerlo, o con risvegli precoci al mattino.
Disturbo comportamentale del sonno REM (RBD): È caratterizzato dalla perdita della fisiologica atonìa muscolare durante il sonno REM, che si associa ad un’eccessiva attività motoria: si mettono in atto i propri sogni, attraverso manifestazioni vocali e movimenti finalizzati, solitamente complessi e bruschi.
Sindrome delle gambe senza riposo: Si caratterizza per il forte bisogno di muovere le gambe, di solito accompagnato da sensazioni di disagio alle gambe, parestesie, irrequietezza, bruciore o prurito.
Sindrome da apnee ostruttive nel sonno (OSAS): La respirazione notturna è interrotta da lunghe pause e ciò porta ad una riduzione della quantità di ossigeno trasportata dal sangue.
FATTORI DI RISCHIO PER L'INSORGENZA DI DISTURBI DEL SONNO
Errata igiene del sonno
Disturbi psichiatrici non trattati
Assunzione di farmaci cortisonici o altri farmaci attivanti
Lavoro a turni
Malattie neurologiche
Inquinamento acustico e luminoso
Dolore cronico
CONSEGUENZE DI UNA SCARSA QUALITÀ DEL SONNO
Il sonno è un pilastro fondamentale della nostra salute, e quando la sua qualità viene compromessa, gli effetti si riflettono in modo diretto e profondo su corpo e mente. Dormire poco o male non significa soltanto sentirsi stanchi il giorno dopo: le conseguenze possono essere molto più ampie e incidere su diversi aspetti del benessere.
Uno dei primi campanelli d’allarme riguarda l’umore. La mancanza di un riposo adeguato aumenta l’irritabilità, riduce la tolleranza allo stress e può favorire lo sviluppo di ansia o depressione. In parallelo, anche le funzioni cognitive ne risentono: concentrazione, memoria e capacità di prendere decisioni diventano meno efficienti, con ricadute evidenti sulla vita quotidiana e sul lavoro.
Gli effetti negativi non si fermano però alla sfera psicologica. La scarsa qualità del sonno è collegata a un maggior rischio di malattie cardiovascolari, come ipertensione e infarti, poiché influisce sul corretto funzionamento del cuore e dei vasi sanguigni. Allo stesso modo, anche il metabolismo può subire alterazioni significative: il sonno insufficiente è associato a obesità, diabete e difficoltà nel regolare i livelli di zucchero nel sangue.
Non vanno trascurati i disturbi legati allo stress. Chi dorme male tende ad avere livelli più elevati di cortisolo, l’ormone dello stress, che a lungo andare compromette l’equilibrio psicofisico. Infine, il sistema immunitario risulta indebolito: un organismo che non riposa correttamente è meno capace di difendersi da infezioni e malattie, diventando più vulnerabile.
In sintesi, il sonno non è un lusso, ma una necessità biologica. Trascurarne la qualità significa esporre il nostro corpo a una serie di rischi silenziosi ma concreti, che possono minare la salute a breve e lungo termine.
COSA FARE PER DORMIRE MEGLIO?
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