Un mare di nuvole, la luna piena e l’attesa.
Un mare di nuvole, la luna piena e l’attesa.
Accanto a me un signore bengalese molto simpatico e molto stanco, proprio come me. E' partito alle 4 da Nizza e siamo arrivati a Malpensa alla stessa ora. Buffo. Mi ha chiesto di dove fossi e dove andassi. Non mi aspettavo chissà che reazione al mio “vado in India!”. Ma, come chiunque io abbia incontrato oggi, ha comunque esordito con un sentito “perché India e non Bangladesh?”. E tu, in silenzio, non sai mai come rispondere...
Dietro di me, invece, due bambini. Anche loro suppongo bengalesi. Urlano e fan casino. Per un po’ ci ho giocato ad acchiappargli le manine dalla fessura del mio sedile.
Volerò per più di dieci ore in tutto, sopra paesi che ho finora sempre visto disegnati sulle cartine. Siamo adesso sopra il Nilo! Volerò sopra mari e deserti, attraverserò confini europei, nordafricani e mediorientali.
Ore infinite nel cielo provando a realizzare anche solo un centesimo di quello che sto facendo.
Sono io, soltanto io e nessun altro, da sola, dipendo da me stessa. Che rivelazione. Sto facendo un viaggio in solitaria. Ho avuto il coraggio di mettere i miei sogni davanti a tutto. Piango, piango tremendamente. Sto piangendo da tutto il viaggio e non penso riuscirò a smettere a breve, è un pianto così pieno di sensazioni straordinarie.
"Sono davvero diretta lì, i miei piedi toccheranno quella terra, sarò circondata da ciò a cui sento di appartenere da sempre. Ho paura".
Mille aspettative e mille paure. Mille sogni ad occhi aperti e mille insicurezze. Ho bisogno di conferme, ho paura di aver idealizzato ciò a cui ho donato tutto il mio cuore in questi anni. Ma a tranquillizzarmi ci sono tutte le emozioni provate fino a questo esatto momento, quando ero così lontana da lei. L'India mi ha sempre abbracciata.
Qualcosa però mi dice che queste paure mi daranno una spinta per mettermi in gioco una volta per tutte, per poter forse amare ancora di più questa terra, e magari anche me stessa.
Siamo atterrati e il mio corpo fisico si trova adesso su territorio saudita, respira aria saudita. Assurdo.
L’ambiente mi è completamente estraneo. Mi sento osservata e anche un po' giudicata dalle donne di qui. Molte mi guardano come se fossi così sbagliata ai loro occhi, ma alcune mi guardano con fare curioso e mi sorridono.
Gli uomini invece pare mi giudichino e basta, anche se forse a tratti mi sento anche un può sessualizzata nella mia “nudità”. Hanno questo sguardo che ti penetra, che ti fa sentire sbagliata e non consona, non degna. Ti fanno sentire la stronza europea che se ne fotte e va in giro senza manco un po’ di 'pudore', nonostante io indossi una kurti, dupatta sopra le spalle e dei pantaloni che mi coprono bene. Non ho la testa coperta. E' forse per questo? Non lo so.
Ci sono abiti arabi d’ogni tipo, ogni popolo arabo pare essere qui dentro che cammina, vive, si sposta, viaggia ed esiste.
Ci sono questi bimbi che corrono e giocano a nascondino, proprio in mezzo ai gate 35 e 36, vuoti nella notte. Sono le 2:11. Che energia i bambini.
Loro sono 3, una bambina e due bambini. La bambina è vestita di un lungo vestito rosa, indossa l’hijab.
Lei fa sempre la conta, ed ha una vocina molto melodiosa. Canta queste simil filastrocche per contare e poi ad un certo punto, mentre vaga e si guarda attorno in cerca dei suoi amici, la senti correre per dare dei bacetti al suo muro, come se fosse il modo per dire “ti ho visto! Un punto a me!".
Mi fa sorridere vedere come i bambini, correndo per nascondersi, spesso si infilano in mezzo alla massa di omoni col turbante e donne che li nascondono con i loro abiti svolazzanti. Posto perfetto per mimetizzarsi. La gente poi non si lamenta, anzi sta al loro gioco, creano dei muri per non far scoprire il giocatore ma poi tutti ridono e la bambina li sgama immediatamente e corre di nuovo a dare bacini al muro.
Ma passiamo alle cose davvero importanti. Appena scesa dall'aereo del destino, mi scappava una terribile pipì. Dopo intensi minuti di ricerca, imbucandomi ingenuamente in varie sale da preghiera, trovo finalmente il bagno. È comunque interessante. Prima passano nell’area lavaggio e poi si riuniscono in questa saletta circolare. Alcune avevano con loro il tappeto da preghiera sotto braccio mentre vi entravano. Tappeti molto belli aggiungerei. Però diamine, i simboli per la sala da preghiera e per il cesso son praticamente identici! Finisce che poi qualcuna piscia nella zona lavaggio e non è bello…
Entro quindi in uno dei bagni liberi, mentre fuori allo specchio varie donne si stavano sistemando il niqab.
Beh ecco, entrando... la sorpresa delle sorprese: il mio primo vero bagno alla turca!!! Che emozione. Dio solo sa quanto mi piaccia il bagno alla turca, quanto lo vorrei in casa! Ci perderei sicuramente molto meno tempo al telefono e farei un po' di stretching e qualche squat!
Ma sul serio, mi piace troppo. E sono super felice di aver inaugurato l'Arabia Saudita come prima bellissima esperienza alla turca in giro per il mondo.
Sì, trovo molto bello riuscire a condividere anche questo tipo di gioie, perché anche questo fa parte del viaggiare amici. Ma soprattutto, dell'adattarsi. Adoro mettermi in nuove situazioni, fuori dalla zona di comfort.
Adesso invece, non mi tocca altro che attendere, osserverò un po' la gente mentre mangio i datteri più buoni della mia vita e cerco di fermare il dolore da adrenalina nella mia pancia al pensiero che tra meno di 10 ore sarò lì. A New Delhi. Ecco, ogni volta che lo dico o lo penso sento come se qualcosa mi colpisse sulla pancia. Ho paura.
Ho guardato migliaia di persone girare attorno la Ka'ba per ore.
Il volo da Jeddah a Delhi me lo sto godendo con due vicini di sedile molto particolari e di cui difficilmente mi scorderò.
Sono una coppia anziana, credo musulmana, parlano hindi come due suocere al mercato e il marito tossisce come non so cosa. Lui il signor Jamil Ahmed Siddiqui, directly from Udaipur (grazie allo zaino aperto della signora che lasciava intravedere l'etichetta col nome) e lei, la signora Shatifa.
Prima che partissimo si sono fatti mille selfie insieme come se fossero ancora dei quindicenni, erano molto dolci.
Poi, durante il viaggio, Shatifa all'improvviso ha iniziato a piangere di nascosto, in silenzio. Credo che suo marito non stia per niente bene. Vorrei chiederle come sta, ma quale conversazione potrei mai darle? Il mio hindi non è così buono.
È molto preoccupata, adesso lo vedo. Jamil ha una tosse molto brutta, si è coperto tutta la testa e il corpo con la coperta. Se l'è incastrata sotto il copricapo per tutta la durata del viaggio. Mi dispiace essermi lamentata subito della sua tosse…
Abbiamo un po' chiaccherato io e Shatifa prima di atterrare. E' stata molto gentile, mi ha detto che se passassi da Udaipur conosce un ragazzo che è un'ottima guida turistica.
Dopo aver passato le ultime due ore a guardare sotto di me il deserto del Thar siamo finalmente atterrati.
Sto varcando le porte del controllo passaporti e cerco di controllare il pianto e le emozioni. Quel poliziotto indiano allo sportello tiene nelle sue mani la decisione più importante affinché il mio viaggio possa iniziare. Spero che non ci sia alcun problema e che mi faccia entrare.
* a few minutes later *
Sono ufficialmente in territorio indiano, non ci credo.
E' finita che, proprio quel poliziottio, mi ha donato uno degli arrivi più memorabili di sempre e direi pure alquanto 'meme'. Mentre se la rideva quasi fino alle lacrime mentre tentavo di spiegargli la commedia del mio visto 'sbagliato' in un misto di hindi e inglese. Perché sì, mi vergogno a raccontarlo e ci ho pensato molto prima di rendere pubblica una tale cosa ma ecco… come un'idiota avevo stampato la richiesta del visto e non il visto vero e proprio, rischiando di non partire affatto. Viaggio iniziato proprio con un certo indian brivido!
Ma poi, quando ho visto il mio passaporto imprimersi dell'inchiostro di New Delhi con in sottofondo un divertito 'jaao, beti' (vai, figlia) del poliziotto, il mio cuore ha iniziato a sciogliersi, a esplodere, a ridere, a piangere. Che cazzo di sensazione meravigliosa. Sto per assaporare la libertà.
Mi sento come finalmente libera di poter tornare a casa.
Il viaggio è stato un misto di emozioni belle, pianti ma anche tante ansiette. Già a Milano, come accennato, il problema del visto, poi il rischio di trafficare barrette di cioccolata (che cioccolata so per certo che non era) per un signorotto bengalese con il quale stavo chiacchierando in aeroporto; ma soprattutto volare per più di dieci ore con l'ansia di non sapere se una volta atterrata mi avrebbero fatto entrare!
Insomma mia cara India, ho capito, ti sei voluta far sentire forte fin da subito e non vuoi a quanto pare farmi appoggiare sugli allori e sognare la vita come la si vede nei film Bollywood.
Adesso mi trovo sul mio primo express, in particolar modo sullo "Shiv Ganga Express", in sleeper class, con un chai e dei dolci che dei ragazzi mi hanno offerto. Mi aspetta un viaggio di 11 ore con probabili ritardi.
Io credo che il destino abbia voluto che io perdessi quell'aereo per Varanasi. Ne sono contenta a posteriori. Non avrei conosciuto Ansh e le tante e pazze "prime volte".
Ma partiamo quindi dall'inizio. In teoria avrei dovuto prendere un volo per Varanasi al mio arrivo, ma a causa del ritardo dell'atterraggio l'ho perso.
Cerco quindi in tutti i modi un volo sostitutivo per Varanasi, provando a dialogare per la prima volta con il magico mondo dei trasporti indiani, imparando come parlare con la gente e a contrattare, ma purtroppo senza frutti. Di altri voli nelle 24 ore seguenti, non vi era traccia. Provo a cercare altre vie. Mi cade sotto l'occhio un treno. 20:05 - 6:30. Meraviglioso! Mi decido a prendere questo, grazie all'aiuto di mille personcine super gentili,che mi hanno acquistato online i biglietti e offerto un telefono funzionante senza il quale non combinavo un bel nulla.
Vado quindi alla Metro di New Delhi con un ticket pagato ben 60 rupie (60 cents). Tra l'altro una delle metro più ganze viste in vita mia (anche se tappezzata di adesivi col faccione felicee di Modi ). C'è persino il vagone per sole donne! Destinazione: l'ultima fermata, New Delhi Railway Station.
Una zona strana, sembra un ghetto ma al tempo stesso niente stona. Piena di randagi molto coccolosi, molti ragazzi dagli sguardi un po' 'persi' accanto a dei piccoli falò accesi con letteralmente qualsiasi cosa, molta molta povertà, sporcizia, inquinamento, venditori ambulanti e tanti tanti clacson di altrettanti tuk tuk.
Mentre aspettavo le mie 4 ore per il treno, mi sono messa a fare foto intorno alla metro con la macchina fotografica. C'è da dire che il buio della quasi sera, lo smog di questa città e i fumi di fuochi che le persone accendono per scaldarsi creano un'atmosfera assai particolare e difficile da fotografare.
Mentre ero lì, sulle scale che portano ai binari, un ragazzo (come già mille altri) mi approccia dandomi un consiglio per uno scorcio interessante dall'alto della stazione per delle foto. Non aveva tutti i torti effettivamene, ed iniziamo a chiacchierare. Non sembra il solito appiccicoso, gli continuo a dare spago…
Ci conosciamo meglio mentre decide di offrirmi un chai da uno dei chai wala (letteralmente "quello del chai") più marci che potesse scegliere. Il 'mio primo chai in India', circondata da gente un po' matta, sotto le ferrovie, respirando un smog allucinante, uomini e ragazzi curiosi della mia presenza e cani, tantissimi cani che mi si strusciano addosso in cerca di coccole. Per non parlare dell'igiene, ma d'altronde dovrò pur abituarmici. Ma nonostante ciò, il chai è assolutamente ed incredibilmente 'vero'. Vero come l'ambiente che mi circonda.
Ansh decide che vuole portarmi assolutamente a vedere un certo mercato. Sono un po' titubante, mi salgono un po' di paranoie ma decido comunque di andare. Mi voglio fidare. Prendiamo il primo tuk tuk che ci cade all'occhio, contrattiamo un paio di secondi e partiamo. Rischi la vita cento volte al secondo ma non te ne accorgi. È uno dei mezzi di trasporto che ad ora preferisco di più. Farei una petizione per averli in Italia immediatamente se potessi.
Sfrecci nel traffico con delle tecniche incredibili, entri pure contro mano se ce n'è bisogno, schivi gli ostacoli tipo slalom e l'autista suona il clacson come se non ci fosse un domani, sputa per terra e ti riempie di domande sulla tua vita tra cui, prima di tutto, ti chiederà se sei sposata (e ovviamente io ero super sposata!).
Arriviamo a destinazione. Un mercato molto all'occidentale, negozi con brand famosi e vetrine eleganti. Non sono troppo felice a primo impatto, ma poi mi guardo attorno... e ciò che è affascinante sono le bancarelle di street food all'esterno del mercato!
Cerchiamo soltanto una cosa: il paan. Il paan è questa foglia di betel, nella quale vengono messe millemila dolcerie, zuccherini, miele e spezie che poi, viene chiusa e tutta insieme metti in bocca e mastichi per un bel po', anche ore, che ti lascia alla fine un bellissimo sorriso tutto rosso.
Ansh insiste che vuole inaugurare pad ogni costo il mio arrivo in India con il paan.
Sulla strada per il paan vedo un tipo che fa il pani puri (chiamato anche golgappa), palline di pane fritte vuote con un buco riempite di "acqua speziata" e patate che van mangiate una alla volta in un sol boccone. Sapore stranissimo, aspro, estremamente piccante, acido, bollente e che sa un po' di acqua stagnante. Ma è in qualche modo incredibilmente buono. Ed il bello è che il tipo non smette di riempirti il piatto finché non dici basta. Me ne sarò mangiati quattro. Per sole 10 rupie a porzione (10 cents). Stavo morendo dal piccante e Ansh se la rideva di brutto!
Procediamo, in cerca ancora di questo benedetto paan. Ma che cosa troviamo? Qualcosa di molto meglio. La versione ECCEZIONALE del paan: il fire paan. Già mi sono sentita morire dalla paura dal nome e in più Ansh aveva una risata sia rassicurante quanto divertita.
Ma cosa diamine è questo fire paan?? E' la stessa cosa del paan, ma con l'aggiunta del servizio del paan wala che dà fuoco ad una roba bianca che aggiunge in cima al condimento interno e che all'improvviso ti infila in bocca questa enorme foglia dal ripieno in fiamme in bocca in modo tale che piegando la foglia su se stessa, mentre ti entra nel cavo orale e tu pensi di stare per salutare la vita terrena, il fuoco si spenga. In teoria la gente poi lo sputa dopo non molto perché non si mastica bene ma… ecco. È buonissimo. Stranissimo.. Dolce ma fastidioso anche. Non so descrivere i sapori lo so, pace.
Non passerà molto affinché io capisca perché per terra è pieno di sputacchi rossi…
Durante questo primo tour indiano ci ferma poi un ragazzo che lustrava le scarpe. Ansh se le è rimesse a nuovo. Un po' uno scam a detta sua perché gli è costato ben 400 rupie (4 euro).
Che poi il ragazzo delle scarpe, all'improvviso, mentre stava lucidando una delle due scarpe, si alza, lascia tutto lì e corre via. Io e Ansh, che nel mentre se ne stava lì in bilico su un piede solo, ci guardiamo e la prendiamo sul ridere seppur molto confusi. Stupendo. Questa sì che è l'India.
Mi ha persino riaccompagnata sana e salva alla stazione, fino al binario. E niente, ci siam salutati. Mi ha fatto molto piacere conoscerlo, forse ci incontreremo di nuovo a Jaipur, dove studia.
Io sono montata sul treno, subito sul vagone sbagliato ovviamente. Sono quindi scesa e rimontata su quello giusto. Ed eccome se era quella giusto!
Ho avuto il dono di una compagnia incredibilmente simpatica e gentile. Tre ragazzi, che mi hanno persino aiutato ad attivare la sim card, mi hanno offerto mille snack, jaggery e la cena!!! Cena per cui sono quasi morta dal piccante per colpa di un peperoncino intero che mi hanno convinto a mangiare in due morsi soltanto intonandomi un coro di incitamento. Gentilissimi. Che dire tutto il vagone era impegnato nel vedere una deficiente che fuori rideva ed era tutta rossa ma che stava bruciando internamente. Abbiamo scherzato un sacco. Un sacco, davvero. Sono tanto grata per questo primo giorno. Giorno molto strano, tutto che non va secondo i piani, io che riesco comunque a cavarmela. Non so se mi aspettavo di passarlo così.
Ed ora beh, dormirò nel primo treno in India. Treno che mi porterà nella città sacra per eccellenza. Banaras, o meglio conosciuta come Varanasi, Kashi.
Sono grata di aver perso quel volo.
Shubh raatri.
(Buona notte!)