Poesie di porto Vado

POESIE DI MARE E DI SPIAGGIA

UNA STAGIONE AL PORTO DI VADO LIGURE


ULIVO

Albero mascolino,

duro come

le Minerve asciutte

della mia terra,

cresciute fra il timo

e la pietra focaia


DONNA LIGURE

Donna di mare,

che porti nascosta

sotto la mantiglia nera

la crocchia feroce

che spaventa i bambini

Così ti ricordo

donna della mia terra!

Fiera Medea accigliata,

impasto di orgoglio e di silenzi,

stai di vedetta sempre

come torre saracena sulla spiaggia.

Lì, quante volte

hai pregato il ritorno del tuo uomo

pronta alla vendetta di una nuova prole?

Così ti vedo,

donna della mia terra!

Intanto

su rotte circolari

lui fuggiva

su nave più ospitale

quella tua

fedeltà crudele.

Perciò sei aspra

come il rancido grembiule

che asciuga le lacrime dei figli.

Così ti conosco,

donna delle mie parti!


MADRE E FIGLIA

Lei madre, l’altra figlia

la prima di ottantotto, l’altra di settanta.

Sono scese alle ventuno e

come anziane vestali

in fila si sono incamminate

– processione discreta -

sulla calma battigia.

Il ginocchio,

non coperto dalla veste

trattenuta con la mano

da pudore arcaico,

ritrova il lento ritmo

delle vecchie madri

sulla spiaggia.


A FRANCO POLITO,

BARCAIOLO DI PORTO VADO

Uomo completo

di duplice natura,

centauro

del mare e della terra.

Tra le barche fanciulle

nella rada di Vado

ti muovi amante con dita sensuali

e ne sfiori i fianchi

che ancheggiano al morbido rollio.

Dal ventre delle navi

restituisci,

ostetrico padre,

l’insolita terra agli uomini dell’acqua

rinnovando nascite lontane.


AD UN PESCATORE DI PORTO VADO

Ruvido come terracotta

mi chiedesti aiuto

per la tua barca.

Il mio cuore smaltato

diventò poroso:

non aspettavo altro

per sentirmi ancor più dei nostri.

Intrecciando amache mediterranee

mi parlasti di antichi orti sulla spiaggia,

mentre il vento salmastro

confondeva le orine dei caruggi;

la mimosa invece

restituiva il sorriso di una suora

che volevo come madre.

Pagani

abbiamo adorato il dio coniglio

nutrito con il timo selvatico.

Cristiani

messe solenni abbiamo celebrato

con acciughe e bianco nostralino.

Quante sere, in silenzio,

seduti sul muretto,

abbiamo atteso rivolti al mare

il ritorno dei pirati!


IN MEMORIA DI UN PESCATORE DI PORTO VADO

Hanno dunque abbordato

quei pirati che noi aspettavamo

nelle notti di grecale!

Io, a terra, intanto,

preparavo confessioni e ricordi.

Il tuo cuore era pronto.

Così sei salpato

- verbo di marinai –

su favolose rotte saracene.

Ora io,

seduto nel tuo gozzo,

posso solo intonare

lamenti di gabbiani.

Perché sono finiti i tempi

delle barche dei morti?

Non più intrecceremo

amache nello scagno

né più reti potrai

ricucire presso il molo;

insieme non faremo

trapianti di mimose!

Una notte, narrando

di giustizie e di lotte partigiane

raccogliesti dalla sabbia

un asciutto gattino di spiaggia.

In mano tua pareva

agile remo nello scalmo pudico.

Eri un padre o un bambino?

Al Porto, ormai,

ritorno per comporre i frammenti

dell’immagine ligure del vecchio saggio;

per radunare le attese

di improbabili incontri.

Per fortuna ho pianto!