È calato il sipario sul #day9 di #Locarno75 da poco. Il gran caldo è tornato a stancare gli oramai esausti festivalieri nel loro “vagare” tra una sala e l’altra.
Oggi ho visto 3 film.
La prima proiezione della giornata era parte della sezione “Panorama Suisse”, vetrina per i film svizzeri che si sono contraddistinti nel corso dell’anno appena trascorso.
YOUTH TOPIA
Di Dennis Stormer
-> Svizzera, Francia
Futuro non troppo lontano. Il cambiamento climatico ha influito sulla natura. Una ditta propone di triturare tutti i rifiuti e ammassarli in alte montagne artificiali. Ai piedi di una di queste, vive Wanja (una vulcanica e convincente Lia von Blarer) con il suo gruppo di amici in una fattoria abbondata circondata da prati di colore viola a causa di un fiume inquinato nelle vicinanze. I 5 giovani passano le giornata facendo feste e postando tutte le loro bravate online allo scopo di ottenere tanti “mi piace”. Un giorno, una coppia di dipendenti comunali informa Wanja che è stata selezionata per diventare adulta. Questa possibilità offre alla ragazza un futuro stabile ma porterà scompiglio nel suo rapporto con i suoi amici.
“Youth topia” ha luogo in una società dominata da un algoritmo che, sulla base dell’attività online di ogni individuo, decide chi è pronto a diventare adulto e a costruirsi una vita normale con un lavoro (predefinito) e una famiglia. Coloro che vengono determinati come soggetti a rischio vengono retrocessi a giovani, costretti a tornare a scuola e perdono tutti i loro privilegi.
L’opera del regista Dennis Stormer colpisce per la sua originalità e offre alcuni momenti divertenti (come per esempio il rapporto della protagonista con il padre una volta che viene retrocesso a giovane). “Youth topia” propone un inno alla libertà di essere chi si vuole. Nulla di particolarmente innovativo e già visto in tanti altri film. Tuttavia la confezione è intrigante. Peccato per il finale, troppo semplice e inspiegabilmente affrettato.
Mi sono poi spostato al Fevi per la proiezione di un film in corsa per il Pardo d’oro nella competizione principale del Festival.
PIAFFE
Di Ann Oren
->Germania
Eva conduce la sua vita in solitudine dato il suo carattere eccessivamente introverso. Dall’oggi al domani si ritrova a dover sostituire sua/o sorella/fratello Zara (ricoverata/o per un esaurimento nervoso) come rumorista per una pubblicità concernente un medicamento contro la depressione che vede come protagonista un cavallo. Dopo che il regista dello spot la insulta per una prima versione del lavoro scadente, Eva mette tutta sé stessa nel dare un suono ai movimenti dell’equino. Questa ossessione porterà a un cambiamento fisico nella donna: inizia a crescerle una coda da cavallo. Eva acquisterà così maggiore sicurezza e gli uomini iniziano ad interessarsi a lei. Un professore di botanica svilupperà un’interesse morboso per la donna.
“Piaffe” è il perfetto esempio di film da festival che verrà subito dimenticato. L’intenzione è quella di parlare di amore, di identità sessuale e del ruolo della donna nella società. Ma nulla di tutto questo funziona nel lungometraggio firmato da Ann Oren. La sceneggiatura non è scritta bene e scivola rapidamente nel ridicolo involontario. Sono innumerevoli le scene (s)cult: il comportamento equino della protagonista, le scene di “sesso” tra Eva e il professore, le scene in discoteca nella seconda metà del film, … . Il personaggio della sorella/fratello è mal delineato e non porta nulla all’economia di “Piaffe”. Inoltre, l’opera è incomprensibilmente girata in 16 mm. Questa scelta della regista non porta nulla in più e rimane un’inutile trovata artistica.
Il lungometraggio mette in scena l’arte dei rumoristi, mestiere affascinante e paradossalmente poco affrontato nei film. Purtroppo sposta rapidamente la sua attenzione su altro. Un vero peccato.
Il lungometraggio più strano che ho visto in questa edizione del Festival naufraga nel ridicolo involontario.
Dopo qualche ora di pausa, il vostro festivaliero preferito si è spostato in Piazza Grande.
Il primo a salire sul palco è stato il presidente del Festival, Marco Solari per ricordare Marco Borradori a un anno dalla sua prematura scomparsa.
In seguito è tornato il cinema padrone del palco, come dovrebbe essere per tutti i dieci giorni di festival.
Questa sera è stato consegnato il Pardo alla Carriera al regista Costa-Gravas. L’uomo si è espresso in un simpatico italiano maccheronico. Uno sforzo molto apprezzata dalla Piazza. Grandi applausi per il regista e per la sua carriera.
È stata poi la volta della delegazione che accompagnava il film della serata.
Si sono poi spente le luci e il maxi schermo di Piazza Grande si è illuminato.
Prima del film della serata è stata proiettata la “postcard from the future” di oggi firmata da Cyril Schäublin, giovane regista svizzero la cui carriera è iniziata proprio da Locarno qualche anno fa. Il suo cortometraggio, di stampo documentaristico, mostra un luogo con le miniature di tutti i monumenti più importanti a livello internazionale: statua della libertà, Big Ben,… . Carina la costruzione delle immagini ma l’opera non comunica assolutamente nulla.
In seguito ha avuto inizio il film.
ANNIE COLÈRE
Di Blandine Lenoir
->Francia
1974 . Annie (un’intensa Laure Calamy) lavora in una fabbrica di materassi ed è una mamma di due bambini. Un giorno, a causa di una gravidanza indesiderata, usufruisce dell’aiuto del MLAC (Movimento per la Liberazione dell'Aborto e della Contraccezione) per un aborto. Siamo negli anni ’70 e questa pratica è ancora illegale. La sua interruzione di gravidanza ha un buon esito. Annie si rende conto di quante altre donne hanno bisogno di aiuto. Per questo si presta come volontaria per aiutare il Movimento. Da semplice sostegno emotivo per le donne che si sottopongono all’operazione, la protagonista ottiene sempre più responsabilità fino a praticare lei stessa l’interruzione di gravidanza su altre. Annie è felice di poter fare qualcosa che possa aiutare il prossimo ma il marito, inizialmente di sostegno, non vede di buon occhio il fatto che spenda così tanto tempo fuori casa.
“Annie Colère” arriva nel momento storico giusto. La stesura della sceneggiatura è iniziata tre anni fa e la regista non avrebbe immaginato che il suo film potesse essere così attuale dopo la sciagurata decisione della Corte Suprema americana di sospendere il diritto delle donne all’aborto.
La storia di Annie è ben scritta e colpisce lo spettatore. La scena del suo aborto è molto forte ma messa in scena con la giusta delicatezza, senza mostrare nessun dettaglio dell’operazione. Annie è un personaggio con una grande forza d’animo e la brava Laure Calamy le dona il giusto spessore.
Il lungometraggio convince e a tratti commuove. Peccato che la sceneggiatura si perda in alcune lungaggini inutili e che non ponga la giusta attenzione sulla costruzione dei personaggi maschili. Le donne al centro di “Annie Colère” sono tutte vere e la loro collaborazione e supporto reciproco è toccante. Mentre i medici che le aiutano ad abortire, il marito della protagonista, non hanno profondità e rimangono bidimensionali.
“Annie Colère” è un film intenso che convince e non annoia. Nonostante i suoi personaggi maschili piatti e la durata forse eccessiva, il lungometraggio di Blandine Lenoir è un’opera necessaria che debutta nelle sale in un periodo storico dove si stanno togliendo diritti fondamentali alle donne.
A domani con il #Day10 del Locarno Film Festival amici di Luke’s world. La fine del Festival è vicina, continuate a seguirmi!