Il mio Day 9 di #Locarno72 è iniziato tardi. La prima proiezione della giornata è stato il primo film del concorso internazionale di oggi, il sud coreano PA-GO (HEIGHT OF THE WAVE) di Park Jung-Bum. Il lungometraggio è ambientato in una piccola comunità su un isola vicino alle coste sud coreane. Una poliziotta si trasferisce sull’isola con la figlia e inizia a conoscere la gente del luogo. Viene colpita da una giovane, una dei pochissimi giovani che vivono o lavorano sull’isola. Yea-eun è stata cresciuta dal villaggio, dopo che il mare ha portato via la sua famiglia in un tragico incidente marittimo. La ragazza è terrorizzata dal mare e non si sogna neanche di prendere una nave per andare sul continente. La poliziotta scopre che la giovane, mentendo a se stessa sui propri sentimenti, vende il suo corpo agli uomini del posto, per comprarsi vestiti e trucco. La rappresentante delle forze dell’ordine discuterà della questione con il sindaco, impegnato a far diventare l’isola una destinazione turistica. L’uomo proverà (con il resto del villaggio) forzatamente a mandare Yea-eun sul continente per farsi curare. La ragazza riesce a scappare. Inizia così una fuga e i segreti della comunità vengono a galla.
PA-GO è un film interessante. Il suo punto di forza è la sua sceneggiatura ben strutturata e la messa in scena del regista rigorosa, quasi fredda. Durante la visione del film si “respira” l’atmosfera dell’isola, i personaggi sono convincenti. La recitazione è a tratti trattenuta ma quando la trama “richiede” il dramma, gli attori reggono bene i loro ruoli. Peccato per alcuni momenti poco chiari.
Nel complesso però, un buon film.
l secondo film del concorso ha portato il pubblico nuovamente in Europa: CAT IN THE WALL il titolo dell’opera di Mina Milena e Vesela Kazakoba. Il lungometraggio mette al centro la storia di Irina, giovane madre single bulgara che vive a Londra con il fratello. La donna è architetto ma è costretta a fare un altro lavoro per poter permettersi l’appartamento dove vive. Questo è situato in un sobborgo della capitale britannica, non molto sicuro, popolato soprattutto di migranti, persone in assistenza e alcuni inglesi. Irina rifiuta la possibilità di richiedere l’assistenza, afferma con rabbia e orgoglio che preferisce vivere onestamente. Suo fratello, un master in storia, non riesce a trovare lavoro perché non gli riconoscono l’esperienza lavorativa fatta in Bulgaria. Irina riceve una lettera che la avvisa che dovrà pagare per il rinnovamento dell’edificio in cui vive in quanto inquilina pagante. La donna si oppone a questa richiesta dallo Stato e organizza una riunione con i condomini nel quale discutere il da farsi: tra poca speranza e chi attende con ansia il momento in cui potrà gettare il passaporto britannico in quanto ha richiesto la cittadinanza irlandese, non si vede una via di uscita. Intanto, un gatto si aggira per il pianerottolo dell’edificio. Irina, pensando che sia randagio, visto il freddo inverno, sceglie di ospitarlo. I padroni del gatto non tarderanno a farsi sentire. Ma il felino ha altri piani: infilarsi in un buco della parete dell’appartamento della donna, rimanendo incastrato.
CAT IN THE WALL è un buonissimo incrocio tra fiction e documentario. I (pochi) personaggi principali sono interpretati da attori, mentre il resto dei personaggi sono delle persone con delle vere storie. Per esempio, i partecipanti alla riunione “indetta” da Irina, raccontano le loro vere esperienze. Oppure le persone con cui entra in contatto il fratello mentre installa parabole: immigrati che fanno di tutto pur di sbarcare il lunario.
Il film, dal chiaro messaggio politico, riesce a colpire lo spettatore, scuoterlo, non risultando mai noioso e riuscendo a “strappare” alcune risate. Un’opera dolente, adatta a questi tempi di incertezza e di crisi.
Importante menzionare il fatto che i due documentari precedenti delle registe sono banditi dalla Bulgaria e l’importanza che ha il fatto che il festival abbia selezionato la loro prima opera di finzione.
Una sorpresa.
Un candidato alla vittoria del pardo d’oro? Dipende tutto se la giuria vorrà dare un timbro politico al suo palmares
È stata poi la volta della Piazza. Questa sera è stato premiato il regista svizzero Fredi M. Mürer con il Pardo alla carriera. Sono stati in seguito introdotti i film della serata. Sono stati dei momenti gradevoli nonostante il tutto sia durato a lungo (30 minuti).
Il primo lungometraggio arriva direttamente dal Festival di Cannés: DIEGO MARADONA di Asif Kapadia (già dietro a documentari dedicati alla cantante Amy Winehouse e al pilota Ayrton Senna. L'opera è incentrata sulla vita del famoso calciatore argentino; si concentra in particolare sui suoi anni a Napoli.
Asif Kapadia ha fatto un lavoro immenso costruendo (quasi interamente) l'intero film con filmati d'archivio riguardanti il calciatore. Ne risulta un racconto convincente della persona piuttosto che del mito Maradona. Molto interessante la scelta di evidenziare questa dualità tra Diego, un ragazzo gentile appassionato di calcio e Maradona, una persona con problemi di cocaina e più interessato a fare festini.
DIEGO MARADONA è un documentario interessante, in grado di intrattenere, ma soffre la lunga durata (130 minuti) una sforbiciata di una ventina di minuti avrebbe giovato. In ogni caso, consigliato!
Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=15yToRgPtVw
Il film seguente è un horror italiano, THE NEST (IL NIDO) di Roberto De Feo. Samuel, ragazzino costretto in sedia a rotelle, vive con la madre in una vecchia magione nel mezzo di un'ampia tenuta. La donna è molto attaccata al figlio. Tanto da fare di tutto pur di rendere la sua vita felice. L'arrivo di una ragazza dell'età di Samuel turba la tranquillità apparente. Comportamenti strani della madre e della servitù, porteranno a risvolti inquietanti.
THE NEST è un'opera prima onesta; vorrebbe tanto far paura ma non ci riesce minimamente. Tuttavia risulta convincente nell'atmosfera che riesce a creare. Il film è caratterizzato da interpretazioni convincenti e un finale sorprendente. Interessante la scelta di raccontare il rapporto madre figlio in maniera così "estrema".
I difetti però non mancano. Uno su tutti: l'uso massiccio e a tratti fastidioso della colonna sonora.
Ciononostante mi piacerebbe vedere un eventuale seguito, visto il finale. Fa piacere vedere che un giovane regista sceglie di sperimentare con nuovi generi, quasi sconosciuti al cinema italiano di oggi.
Trailer:https://www.youtube.com/watch?v=UEWnPjgW1Jc
A domani (oggi) con il Day 10 di #Locarno72 amici di Luke's world! Chi vincerà il Pardo d'oro? Manca un solo film alla fine del programma del concorso internazionale..