CRICKETS, IT’S YOUR TURN
Di Olga Korotko
(Francia, Kazakistan)
Merey, una giovane fotografa, spesso persa nei suoi pensieri, incontra per caso Nurlan. Tra i due sembra nascere qualcosa. Il ragazzo la invita a una festa di compleanno di un suo amico in montagna. Ma quella che sembrava essere una normale serata tra amici si trasforma rapidamente in qualcosa di più pericoloso.
Un buon film che mette al centro la mascolinità tossica nonché il ruolo della donna, ancora oggi spesso considerata inferiore e solo un oggetto sessuale da una parte degli uomini. La protagonista che subisce una violenza cerca di fuggire e di vendicarsi dei suoi carnefici. Ma la regista sceglie di non dipingerla come completamente innocente. E alla fine emerge una critica feroce alla società patriarcale.
Il film nel complesso convince ma soffre di una prima parte eccessivamente lenta.
AGORA
Di Ala Eddine Slim
(Tunisia, Francia, Arabia Saudita, Qatar)
Tre persone ritenute scomparse riappaiono nel loro paese. Questo da inizio a una serie di eventi funesti che lascia presagire l’arrivo di qualcosa di terribile.
La vicenda è vista attraverso gli occhi di un corvo nero e un cane blu.
Le premesse del film sono intriganti. La fotografia è buona. Il regista sa creare una buona atmosfera inquieta. Tuttavia, ciò si scontra con una sceneggiatura poco chiara che mette tanta carne al fuoco ma che non offre nessuna risposta allo spettatore. I personaggi in scena sono tanti ma poco approfonditi.
Più provavo a capirci qualcosa, più mi sono sentito rigettato dal film. Forse non sono abbastanza intelligente per capirlo. Forse è un esercizio di stile poco interessato allo spettatore. Forse vuole sfidare lo spettatore a capire. Tante ipotesi ma un’unica domanda rimane in merito alla vicenda narrata: perché?
GAUCHO GAUCHO
Di Michael Dweck, Gregory Kershaw
(Stati Uniti, Argentina)
Un viaggio in una comunità di Gaucho nel nord dell’Argentina.
Buon documentario che mette al centro delle figure spesso mitizzate ma non capite. I personaggi che lo caratterizzano sono interessanti e hanno tutto qualcosa da dire. Ne emerge un ritratto di un modo di vivere lontano da quella che la maggior parte delle persone definisce normalità ma fiero, libero e orgoglioso delle proprie tradizioni.
Il film è in bianco e nero e fatico tutt’ora a capirne il senso al di là dell’esercizio di stile.