Il Day7 di #Locarno78 è già alle nostre spalle. Il caldo in quel di Locarno si sente sempre ma i festivalieri non mollano. La mia giornata è stata caratterizzata tra tre visioni
Nel pomeriggio ho visto i due film di oggi in corsa per il Pardo D’oro della sezione “concorso internazionale”.
LINIJE ŽELJE (Desire Lines)
Di Dane Komljen
(Serbia, Bosnia-Erzegovina, Paesi Bassi, Croazia, Germania)
Branko vaga per Belgrado e dintorni in cerca di quiete dai suoi demoni, perseguitato dalla presenza del fratello minore. I confini tra realtà e sogno diventano sempre più labili.
Questo film avrebbe dovuto intitolarsi “Branko cammina”: un titolo semplice, ma almeno sincero. Infatti ci troviamo davanti a 107 interminabili minuti di peregrinazioni, incontri casuali e conversazioni sulla “natura che parla all’umanità”. La narrazione? Praticamente inesistente. Gli elementi si accumulano senza un filo logico, come se bastasse buttarli lì per creare poesia. Il risultato è un tentativo fallito.
Ci sono momenti che sfiorano il comico involontario, come le scene in cui i personaggi leccano pietre — ora per sedurre, ora per sentirsi più vicini alla natura — e monologhi verbosi che non portano da nessuna parte. “Desire Lines” prova a costruire un’aura di mistero, ma finisce per essere un esercizio di pretenziosità che lascia lo spettatore a chiedersi dove voglia andare a parare.
La fotografia è bella, nulla da dire. Ma da sola non può salvare un film che mette alla prova la pazienza di chiunque. Io sono arrivato ai titoli di coda, ma lo confesso: solo per godermi l’aria condizionata della sala in una giornata rovente.
Ad oggi, il film più brutto e pretenzioso che ho visto a questo Festival.
LE BAMBINE
Di Valentina Bertani, Nicole Bertani
(Italia, Svizzera, Francia)
Fine anni ’90. Linda, una bambina di otto anni, lascia la casa della nonna in Svizzera con la madre per trasferirsi in Italia. A Ferrara conosce le sorelle Azzurra e Marta, con cui stringe subito amicizia. Le tre sono accudite dal babysitter Carlino, che cerca di farsi accettare nel quartiere nonostante i pregiudizi legati al suo orientamento sessuale. Gli altri adulti, invece, sembrano incapaci di ascoltare i bisogni delle bambine: troppo presi dai propri problemi (la madre di Linda lotta contro la dipendenza dalla droga, costringendo la figlia a crescere in fretta), dai propri capricci (una madre infermiera che preferisce forse fabbricare bambole) o dal puro pettegolezzo.
“Le bambine”, opera prima delle sorelle Valentina e Nicole Bertani, è un buon film: la vicenda è ben scritta e coinvolgente, e lo stile di messa in scena restituisce con efficacia l’atmosfera degli anni ’90. Il quartiere è delineato con pochi, ma incisivi personaggi di contorno: su tutti, la vicina impicciona che ha adottato una bambina meno fortunata, ma che sembra più interessata a mostrarla al mondo che a prendersi cura dei suoi veri bisogni. Una figura “materna” più tradizionale che si contrappone a Eva, la madre di Linda, giovane donna problematica che ha lasciato la figlia senza il sostegno necessario.
Il finale spinge sull’acceleratore, accumulando diversi stili: pur colpendo lo spettatore, stona leggermente con il resto del film.
Ottima anche la scelta del formato 4:3, non fine a sé stessa, ma utile a concentrare lo sguardo dello spettatore sulla vicenda, accentuandone le sfumature drammatiche.
Nel complesso, “Le bambine” è una solida e promettente opera prima e, a giudicare dal lungo applauso con cui è stata accolta, sembra già il beniamino del pubblico del Festival.
Dopo una breve sosta a casa, sono tornato in Piazza Grande. Questa sera non così piena ma sempre magnifica. Ma, dato che questa era la sera dedicata ai più giovani, c’erano tanti bambini e ragazzi in Piazza.
Sono giunte rapidamente le 21.30 e le luci del palco si sono accese. Questa sera c’è stata però una “sorpresa”: la presentatrice di Piazza Grande, la brava Sandy Altermatt, e il direttore artistico del festival Giona Nazzaro hanno accolto il pubblico della Piazza dal tappeto rosso. Ma poi tutto si è spostato sul palco dove è stato consegnato il Locarno Kids Award al talentuoso artista dell’animazione di origini ticinesi Marcel Barelli. È stata poi la volta della delegazione del film di questa sera a salire sul palco.
E quindi si sono spente le luci, il grande schermo è tornato a illuminarsi e il magnifico Pardo è tornato a ruggire.
IRKALLA HULM JIJILJAMISH (Irkalla - Gilgamesh's Dream)
Di Mohamed Jabarah Al-Daradji
(Iraq, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Francia, Gran Bretagna, Arabia Saudita)
A Baghdad, l’orfano di 8 anni Chum Chum vive su un barcone sul Tigri insieme ad altri bambini. Spesso perso nei suoi sogni a occhi aperti, è convinto che il mito del re Gilgamesh sia reale e lo chiama a gran voce, certo che lo condurrà a Irkalla, dove potrà rivedere i genitori scomparsi. A prendersi cura di lui è Moody, leader del gruppo, che cerca di proteggerlo in ogni modo. Per sopravvivere, i bambini raccolgono rifiuti da rivendere o compiono piccoli furti, mentre Moody si avventura in affari rischiosi pur di racimolare il denaro necessario a fuggire con Chum Chum in Olanda, in cerca di una vita migliore. Sullo sfondo, Baghdad è attraversata da manifestazioni contro il regime.
“Irkalla – Gilgamesh’s Dream” è un film splendido, capace di alternare con equilibrio la dura realtà, vista dagli occhi di Moody, e il mito in cui Chum Chum crede con incrollabile fede. Gilgamesh diventa per il bambino l’unica ancora di salvezza in una città che non lascia spazio ai sogni. Moody, invece, è un giovane disilluso, duro solo in apparenza, che vede in Chum Chum la sua unica famiglia: per aiutarlo arriva persino a rubare farmaci per curare il diabete del piccolo.
Una donna che nel corso del film prova a educare il gruppo di orfani, offrendo loro cibo in cambio di attenzione, dice a Chum Chum una frase amara: «I sognatori non sopravvivono a Baghdad». Ma il regista sembra volerla smentire: pur con un epilogo tragico, il film ribadisce l’importanza e il potere dell’immaginazione e del sogno nella vita di tutti i giorni.
La realizzazione è impeccabile e i piccoli protagonisti offrono interpretazioni intense e autentiche, sorprendentemente mature nonostante sia la loro prima esperienza davanti alla macchina da presa.
“Irkalla – Gilgamesh’s Dream” è un’opera dura e drammatica, ma capace di emozionare profondamente. Un film che colpisce e resta nel cuore, degno della splendida cornice di Piazza Grande.
E anche per oggi è tutto. Vi ringrazio per l’attenzione!
Stiamo per entrare nel rush finale del festival, domani è già il Day8.
Rimanete con me!