Anche il #day7 di questa edizione del Locarno Film Festival è dietro le nostre spalle. Stiamo (già) arrivando alla fine del Festival. In ogni caso i film ancora da vedere sono tanti.
Le sale continuano ad essere piene di gente.
Questo #day7 è stato caratterizzato da sole due visioni.
Nel pomeriggio ho visto un film in corsa per il Pardo d’oro nella sezione “concorso internazionale".
BAAN
(HOME)
Di Leonor Teles
(Portogallo)
L è appena uscita da una relazione. Ha appena iniziato un nuovo lavoro presso uno studio di architettura. Ancora ferita da quanto successo, gira per le strade di Lisbona senza una meta precisa, passando da cene a serate in discoteche. Un giorno incontra K, una ragazza che la intriga ma che dopo pochi incontri scompare.
Leonor Teles firma un’opera prima solida con al centro due personaggi intriganti che si muovono in una città che è sia Lisbona che Bangkok. La sua inquieta protagonista L è ben interpretata da Carolina Miragaia, la cui somiglianza fisica con la regista è straordinaria. Anche Meghna Lall convince nel ruolo di K. La sceneggiatura è ben scritta, anche se in alcuni momenti si perde un po’ via in alcuni dettagli non essenziali. In ogni caso, “Baan” parla in modo sincero di cosa voglia dire sentirsi a casa, su dove sia casa per una persona, offrendo degli interessanti spunti di riflessione
Comunque, il lungometraggio non funziona grazie ad una storia elaborata ma soprattutto per l’atmosfera che riesce a creare, grazie ad una buona fotografia (curata sempre dalla regista).
Riassumendo, “Baan” è una buona opera prima, forse non adatta a tutti per il suo ritmo riflessivo, ma comunque intrigante.
La sera sono andato in Piazza. La gente era davvero tanta. Il film di questa sera era forse quello più atteso dal pubblico di Locarno, “The Old Oak” di Ken Loach.
Alle 21.30 sono saliti sul palco la sempre bellissima Giada Marsadri e il direttore artistico. Dopo una breve introduzione è salito sul palco Ken Loach ed è stato accolto con un lungo applauso e una standing ovation da metà della Piazza. Il regista ottantasettenne era visibilmente emozionato. Ha fatto un breve discorso in merito ai problemi che la società si trova ad affrontare molto bello.
Dopodiché è stata la volta della presentazione della sezione “Open Doors” dedicata alle cinematografie emergenti.
Poi le luci si sono spente e il Pardo è tornato a ruggire in Piazza Grande.
THE OLD OAK
Di Ken Loach
(Gran Bretagna, Francia, Belgio)
L’Old Oak è un bar in una cittadina nel nord dell’Inghilterra. È il punto di incontro per la comunità ed è gestito da TJ Ballantyne, un uomo solo, divorziato e con un figlio che non gli rivolge più la parola. Intorno al pub ci sono tante famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, vivendo con pochissimi soldi.
L’arrivo di un bus di rifugiati siriani a cui vengono assegnate delle case scatena la rabbia dei clienti di TJ. L’uomo intreccia un amicizia con Yara, l’unica dei rifugiati che parla inglese.
Ken Loach ha un grande talento nel mettere in scena delle storie semplici con al centro delle persone meno fortunate, spesso ai margini della società. E questo “The Old Oak” ne è la conferma. La vicenda narrata è semplice ma è sostenuta da una buona sceneggiatura firmata dal sodale del regista britannico Paul Laverty. Il tema della migrazione è difficile da mettere in scena senza sfociare nel didascalico, ma il film riesce a non scadere mai nella mera lezione morale (seppure qualche dialogo che va in questa direzione è presente). Certo, vi è una divisione piuttosto netta nel caratterizzare i personaggi (rifugiati tutti bravissime persone, abitanti della cittadina più razzisti) ma questa si perde un po’ con il proseguire della vicenda e quindi non è così fastidiosa.
TJ è un personaggio memorabile, interpretato egregiamente dall’attore non professionista Dave Turner. La sua amicizia con Yara è una delle cose più tenere che mi è capitata di vedere sul grande schermo ultimamente.
Molto toccante ed emozionante il finale che, pur non chiudendo completamente tutte le linee narrative volontariamente, convince pienamente.
Sui titoli di coda ho visto intorno a me tanti occhi lucidi e commossi (tra i quali quelli di chi scrive, non solito ad emozionarsi così tanto al cinema)
“The Old Oak” è un bellissimo film, forse meno duro dei lavori precedenti di Ken Loach. Il regista britannico con questa opera (che sembra possa essere il suo ultimo lavoro) vuole esortare gli spettatori a continuare a sperare che le cose possano migliorare. Questa non è assolutamente una morale fine a sé stessa, ma un messaggio che di questi tempi abbiamo bisogno di sentire e ricordare.
Quindi penso che sia importante non mollare mai la presa e continuare sempre a lottare per la propria vita, magari con l’aiuto delle altre persone; persone con cui ti puoi ritrovare a mangiare ed a discutere, perché come il film ricorda: “coloro che mangiano insieme, restano insieme”.
E anche per oggi è tutto amici di Luke’s world! A domani con il resoconto del #day8 di #Locarno76
Continuate a seguirmi!