Il Day 6 concluso e, nonostante il caldo, sono ancora qui per raccontarvelo. La stanchezza si fa sentire ma non mollo.
Oggi il caldo l'ha fatta da padrone. L'oggetto più ambito per assistere alle proiezioni serali in Piazza Grande sembra essere diventato uno solo: un ventaglio. Leopardato, chiaramente.
Questa mattina non ho visto nessun film, ma ho partecipato alla Conversation con Zoe Saldaña. Prima dell'inizio dell'incontro, moderato dal simpatico e brillante critico cinematografico John Bleasdale, l'attrice, conosciuta soprattutto per i ruoli di Neytiri nella saga di Avatar e di Gamora nell'universo cinematografico Marvel, ha ricevuto un Pardo Speciale alla carriera.
Nei successivi 40 minuti Saldaña ha ripercorso diversi momenti del suo percorso, soffermandosi sul suo impegno sociale. C'era tantissima gente e faceva piuttosto caldo, ma è stato un bel momento.
Al termine dell'incontro l'attrice si è brevemente concessa ai numerosi fan per foto e autografi.
Come già avvenuto con Isabella Rossellini, ho avuto l'occasione di raccontare questa Conversation in un articolo per TicinoOnline, che trovate qui: https://www.tio.ch/ticino/attualita/1943022/bagno-di-folla-locarnese-per-la-star-di-avatar . Li ringrazio nuovamente per l’opportunità e per la fiducia.
Nel pomeriggio è stata poi la volta di un'altra nuova esperienza per me in questa edizione del Festival: partecipare a un'anteprima riservata alla stampa. Ho visto un film della sezione Cineasti del presente, che verrà presentato ufficialmente domani mattina alle 11.30 in prima mondiale.
Per il momento, quindi, non vi anticipo nulla. Ne riparleremo dopo la prima ufficiale.
Dopo l'anteprima sono tornato a casa per una buona cena, prima di ripartire ancora una volta in direzione di Piazza Grande.
Questa sera, nonostante il gran caldo, il pubblico, sempre numeroso, mi è sembrato più tranquillo rispetto alle ultime serate.
Alle 21.30 le luci del palco si sono nuovamente accese. La serata è iniziata con la presentazione di Open Doors, la sezione del Festival dedicata alle cinematografie emergenti. È sempre bello vedere come la passione per il cinema riesca a muovere tante persone in giro per il mondo, anche in Paesi dove fare cinema è molto più difficile.
È stata poi la volta della delegazione del film della serata. La regista svizzera Petra Volpe è salita sul palco visibilmente emozionata, mentre i due attori protagonisti sembravano particolarmente colpiti dal magnifico scenario di Piazza Grande.
Poi le luci si sono spente e il Pardo è tornato a muovere i suoi passi sullo schermo, annunciando con il suo ruggito, sotto un cielo stellato, il film della serata.
FRANK & LOUIS
Di Petra Volpe
(Svizzera, Gran Bretagna)
Frank si trova in carcere per l'assassinio di un uomo. Qui accetta un lavoro come assistente di detenuti anziani affetti da demenza e Alzheimer. Inizialmente lo fa soprattutto per fare una buona impressione in vista del processo per la libertà condizionata, ma quando conosce Louis, un uomo affetto da Alzheimer, tra i due si instaura progressivamente un legame profondo.
Petra Volpe l'ha fatto di nuovo. Dopo lo splendido "Heldin", che ha quasi portato nuovamente la Svizzera nella cinquina finale di candidati per il premio Oscar come miglior film straniero lo scorso marzo, con “Frank & Louis” firma un altro gran bel film. Frutto di una lavorazione durata oltre dieci anni, il film mette al centro il rapporto che progressivamente si crea tra Frank e Louis, raccontandolo con grande sensibilità.
I due protagonisti sono interpretati benissimo da Kingsley Ben-Adir e Rob Morgan. A colpire maggiormente è Morgan nel ruolo di Louis. Portare sullo schermo un personaggio affetto da Alzheimer comportava il rischio di cadere nel didascalico o nel facile pietismo, ma l'interpretazione di Morgan e lo sguardo di Volpe riescono a restituirgli dignità e umanità.
La rappresentazione del carcere si allontana spesso dall'immaginario più tradizionale del cinema carcerario. Volpe sceglie una messa in scena pulita e minimale, forse a tratti persino troppo, ma proprio questa essenzialità lascia spazio ai personaggi e al rapporto che progressivamente si costruisce tra Frank e Louis.
La regista, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Esther Bernstorff, si è ispirata a una realtà esistente negli Stati Uniti, dove alcuni detenuti vengono formati per assistere compagni di prigionia anziani affetti da demenza e altre patologie. "Frank & Louis" utilizza questa situazione per interrogarsi non soltanto sulla malattia, ma anche sul significato stesso della pena.
Una delle battute del film pone una domanda che mi è rimasta particolarmente impressa: che senso ha una punizione quando chi la sta scontando non ricorda più nemmeno il motivo per cui la riceve?
È una domanda semplice, ma che racchiude bene uno dei temi più interessanti dell'opera: cosa rimane della funzione della pena quando memoria, consapevolezza e persino identità iniziano progressivamente a scomparire?
“Frank & Louis” spinge forse in alcuni momenti un po' troppo sul pedale della drammaticità. È però un neo minuscolo all'interno di un bel film, ben fatto e ben interpretato.
Il lungo applauso che Piazza Grande gli ha dedicato al termine della proiezione sembra confermare quanto il film abbia conquistato il pubblico. Non mi stupirebbe affatto ritrovarlo tra i favoriti per il Prix du Public.
E anche per oggi è tutto. Domani siamo già al day 7! Caspita, come vola il tempo quando si fa qualcosa di davvero interessante.
Ci ritroviamo domani! :)