Il Day6 di #Locarno78 si è da poco concluso, i titoli di coda stanno ancora scorrendo.
Sono pronto a raccontarvi delle mie visioni della giornata.
Ho iniziato la giornata questa mattina con una proiezione della sezione “Panorama Suisse” dedicata ai film svizzeri che si sono contraddistinti nei corso dell’anno a vari festival cinematografici. Il film di oggi è stato presentato allo scorso Festival di Berlino e potrebbe essere il nostro rappresentante alla prossima edizione degli Oscar.
HELDIN
Di Petra Volpe
(Svizzera, Germania)
Floria è un’infermiera che ama il suo lavoro e vuole sinceramente aiutare gli altri. Lavora nel reparto di chirurgia di un ospedale, ma un organico ridotto trasforma un turno serale in una vera e propria corsa contro il tempo.
“Heldin” è un gran bel film che, con grande maestria, denuncia i turni massacranti che gli infermieri sono spesso costretti ad affrontare. Tra chi cerca conforto, chi reclama cure immediate e medici che sembrano lontani dai bisogni reali dei pazienti, Floria si confronta con un’umanità segnata da un nemico spesso invisibile, difficile da accettare e capace di suscitare reazioni diverse. La sceneggiatura è ben scritta e riesce a tenere lo spettatore con il fiato sospeso. La regista Petra Volpe, dopo il bel “Die Göttliche Ordnung”, si conferma una narratrice di talento. Ottima Leonie Benesch nel ruolo della protagonista, che incarna perfettamente un’infermiera entusiasta all’inizio del turno, ma sempre più provata con il passare delle ore, incapace di separarsi dal peso emotivo della morte dei propri pazienti: un trauma che non resta confinato sul luogo di lavoro, ma che si porta sempre con sé.
Nel complesso, “Heldin” è un film convincente, avvincente e una forte denuncia delle condizioni in cui gli infermieri sono costretti a operare. L’uscita nelle sale è prevista nelle prossime settimane. Luke’s World ve lo consiglia vivamente.
Dopo un pranzo, sempre al Fevi, il pomeriggio l’ho dedicato a due proiezioni del “concorso internazionale”
SOLOMAMMA
Di Janicke Askevold
(Norvegia, Lituania, Lettonia, Danimarca, Finlandia)
Edith, giornalista, ha scelto di diventare madre da sola grazie a una banca del seme. Quattro anni dopo, rivendica la normalità della sua decisione davanti alla madre malata, ad amici e conoscenti che la elogiano per il coraggio. Quando scopre la vera identità del donatore, sente il bisogno di conoscerlo per poter dare un giorno delle risposte al figlio. Con la scusa di intervistarlo per un articolo, lo contatta e tra loro sembra nascere un sentimento. Ma le bugie su cui ha costruito il loro rapporto finiscono per intrappolarla e, inevitabilmente, venire alla luce.
“Solomamma” è davvero un bel film. Il tema della monogenitorialità non è ancora molto esplorato dal cinema e qui viene affrontato con sensibilità, mostrando una scelta dettata non dal capriccio, ma dall’amore. La protagonista, ottimamente interpretata da Lisa Loven Kongsli, è ben delineata e ricca di sfumature. La storia coinvolge lo spettatore, e i momenti di umorismo sono un piacevole contrappunto. Apprezzabile anche la scelta di evitare un banale happy end, optando per una risoluzione più sfaccettata e vicina alla vita reale.
“Solomamma” è un gran bel film.
AS ESTAÇÕES (The seasons)
Di Maureen Fazendeiro
(Portogallo, Francia, Spagna, Austria)
Questo documentario ha al centro l’Alentejo, una regione a sud del Portogallo. “The Seasons" unisce riprese della natura e del lavoro dei contadini a canzoni e leggende, per condurre lo spettatore in un viaggio alla scoperta di un luogo.
Che noia. Lo dico subito: questo documentario è terribilmente noioso. Certamente le intenzioni della regista erano buone — raccontare una regione unendo realtà e mito — ma lo sviluppo è piatto e il ritmo molto, troppo lento. L’assenza di un vero filo conduttore rende il tutto ancora meno coinvolgente. Il film si perde più volte in momenti che vorrebbero essere poetici, ma che non lasciano nulla allo spettatore. Credo che il loro ritmo fosse talmente lento da sincronizzarsi con i miei sbadigli. Infatti, ho rischiato di addormentarmi più di una volta nel corso degli interminabili 82 minuti di durata. “The Seasons” entra di diritto tra i film meno interessanti di questo Festival: un esempio di cinema lontano dallo spettatore medio e adatto perlopiù a cinefili snob.
È poi giunta la sera ed è stato tempo di Piazza Grande. Dopo la pausa di ieri sono tornato nel luogo simbolo del Festival. Dopo i sold out di venerdì e sabato, questa sera la Piazza era piena ma non troppo, diciamo così.
Sono giunte le 21.30 e le luci del palco si sono accese. Questa sera è stata presentata la sezione del Festival “Open Doors”, dedicata alle cinematografie emergenti. Per i prossimi 4 anni sarà dedicata all’Africa. Dopodiché è stata l’ora della delegazione della proiezione di questa sera di salire sul palco. Parlo di proiezione e non film perché questa sera, per la prima volta, è stata presentata una serie TV in Piazza Grande. O meglio, le prime due puntate.
Poi le luci si sono spente, il grande schermo si è illuminato e il Pardo è tornato a ruggire.
THE DEAL - EPISODI 1-2
Di Jean-Stéphane Bron
(Svizzera, Francia, Lussemburgo, Belgio).
2015, Ginevra. Iran e Stati Uniti sono all’ultima occasione per raggiungere un accordo sul nucleare. Le tensioni crescenti rischiano di far saltare tutto, mentre ogni parte coinvolta cerca di difendere i propri interessi a ogni costo. Alexandra, capo missione diplomatica per la Svizzera, deve gestire la situazione ed evitare che l’intero negoziato naufraghi sotto gli occhi del mondo.
Ispirandosi al vero accordo firmato nel 2015 a Vienna, il regista Jean-Stéphane Bron costruisce una vicenda ad alta tensione ambientata a Ginevra. Non avendo visto tutti gli episodi (saranno disponibili a fine agosto), mi è difficile esprimere un giudizio complessivo. Tuttavia, la messa in scena appare solida, le interpretazioni convincenti e l’atmosfera avvolgente. “The Deal” non ha nulla da invidiare a grandi serie americane incentrate sugli intrighi politici, ma proprio qui risiede forse il suo punto debole: la scarsa originalità. Temi e situazioni simili sono già stati trattati più volte in film e serie.
Come detto, non posso pronunciarmi definitivamente senza aver visto tutte le puntate ma attenderò l’uscita in TV o su Play Suisse. Resta comunque la curiosità di scoprire come proseguirà la storia, soprattutto dopo che la seconda puntata si è interrotta proprio quando la vicenda stava iniziando a ingranare.
Rimango però perplesso sulla scelta di presentare una serie TV in Piazza Grande. È vero che oggi molte produzioni televisive raggiungono livelli altissimi, ma fatico a comprendere la ragione di mostrarle in questo contesto. Forse sarebbe stato più sensato proiettare tutti gli episodi in altre sessioni, due alla volta. Per me, Piazza Grande dovrebbe rimanere uno spazio dedicato esclusivamente al cinema.
Il vostro festivaliero preferito va a riposare per essere pronto per il Day7 del Locarno Film Festival
Già il settimo giorno? Caspita come vola il tempo!
Continuate a seguirmi!