In questo sesto giorno di Festival il vostro festivaliero preferito comincia ad avvertire un po’ di stanchezza ma non molla e continua a fare quello che ama di più: guardare film.
La giornata è stata caratterizzata da 4 proiezioni.
La mattina ho visto un film della sezione “cineasti del presente”, concorso dedicato alle opere prime di giovani registi.
LA MORSURE
Di Romain de Saint-Blanquat
(Francia)
Francia, 1967, mercoledì delle ceneri. Françoise, una studentessa di un collegio cattolico gestito da suore, alle soglie dei 18 anni, si sveglia di soprassalto a seguito di un sogno particolarmente vivido in cui sognava di morire. La giovane lo considera come una profezia ed è convinta che entro la fine della giornata morirà. Insieme all’amica Delphine fuggono dal collegio per vivere un’ultima notte ad una festa in maschera.
“La morsure” utilizza tutti gli stilemi dei film horror gotico per raccontare i turbamenti di una ragazza che diventa adulta. Ma non vi è alcuna scena veramente spaventosa nel film. Nel corso della notte, Françoise assiste a dei momenti presenti nel suo sogno, vede per la prima volta un cadavere, incontra un vampiro, si perde nella foresta. Nel mentre i suoi amici pensano al futuro.
Il regista, qui alla sua opera prima, dimostra di conoscere bene il genere e lo piega per raccontare una storia già vista innumerevoli volte da un punto di vista originale. La storia è intrigante e ben scritta, anche se in alcuni momenti sfiora il ridicolo involontario. Ma, per fortuna, non degenera mai.
Brava Léonie Dahan-Lamort nel ruolo della protagonista. Dopo averla vista l’anno scorso qui al festival in “concorso internazionale” nel banale “Stella est amoureuse”, qui dimostra di avere talento. Molto convincente anche il resto del cast che interpreta i personaggi principali.
“La morsure” mette in scena dei giovani un po’ strani, non in linea con quella che era considerata la normalità, con tanta onestà.
Nel complesso è un’opera prima convincente e che non annoia.
Mi sono poi spostato al Fevi, come i giorni scorsi, per vedere i due film della giornata in corsa per il premio principale del Festival nella sezione “concorso internazionale”
STEPNE
Di Maryna Vroda
(Ucraina, Germania, Polonia, Slovacchia)
Ucraina. Nel mezzo del nulla, un uomo arriva con un bus in un piccolo villaggio per prendersi cura della madre morente. Ad aiutarlo vi è una donna. Dopo la scomparsa della madre del protagonista si celebra il funerale a cui partecipa anche il fratello nonché il resto del villaggio. Dopo le esequie, i due vendono la casa in cui la madre viveva.
Noia, noia, noia! L’opera prima della regista Maryna Vroda può essere descritta solamente così. Certo, il film regala un paio di bel momenti (soprattutto quello dove gli anziani del villaggio si mettono in fila per fare la spesa da un venditore che arriva in auto) ma tutto il resto non lascia nulla nello spettatore. I luoghi in cui “Stepne” è ambientato sono affascinanti ma non vengono sfruttati a pieno da Vroda che si limita a filmare la sua esigua storia senza nessuna inventiva.
In alcuni momenti mi stavo per addormentare. Per questa ragione penso che “Stepne” possa essere un film da ricordare. Certo, come antidoto all’insonnia.
PATAGONIA
Di Simone Bozzelli
(Italia)
Yuri è un giovane di 20 anni che vive in un paesino di provincia in Italia. È un ragazzo con un ritardo mentale timido e introverso. Vive ogni mese con una zia diversa. Al compleanno del suo cuginetto incontra Agostino, animatore di feste per bambini. La sua forte personalità cattura fin da subito l’interesse di Yuri. In cerca della libertà, decide di scappare di casa per lavorare come suo aiutante. Il rapporto tra i due diventerà sempre più complesso tra ossessione, attrazione ed odio. Unica luce per Yuri è il viaggio promesso da Agostino per la Patagonia.
“Patagonia” è un’opera prima intrigante e in generale messa in scena bene. Buona la fotografia (anche se in alcuni casi è eccessivamente patinata. I due attori che interpretano i personaggi principali sono davvero bravi. Tuttavia quello che mi ha lasciato perplesso è la sceneggiatura, che presenta delle debolezze. Il concetto della relazione disturbata tra Yuri e Agostino viene spiegato e ripetuto tante, troppe volte. Il regista (e co sceneggiatore) insiste con dialoghi volutamente metaforici tra i personaggi che spesso stonano, non solo con la resa molto veritiera degli altri dialoghi ma anche con il tono del film. Inoltre le metafore usate sono piuttosto semplicistiche.
Più volte ho avuto l’impressione di assistere a una puntata di quei telefilm procedurali americani (come CSI o Grey’s Anatomy) dove spesso il caso che i protagonisti devono affrontare rispecchia le loro vicende personali.
Forse per paura che il pubblico non capisse, forse per presunzione, Simone Bozzelli firma un’opera prima intrigante ma che non convince. Sono convinto che il giovane regista abbia le potenzialità di dirigere un’opera ben più convincente e meno ridondante.
Dopo una breve sosta a casa, mi sono recato in Piazza Grande, fornito di maglione caldo (nel corso delle proiezioni si alza un vento piuttosto freddo).
Questa era la sera dedicata ai più giovani, la sera dedicata all’assegnazione del Locarno Kids Award al documentarista francese Luca Jacquet. I primi a salire sul palco sono stati quadro ragazzi sui quattordici anni che hanno introdotto la radiosa Giada Marsadri e il direttore artistico Giona Nazzaro. L’atmosfera era bella. Tuttavia, mentre si stava assegnando il premio al regista francese, due attivisti per il clima sono corsi sul palco di Piazza Grande, si sono aggrappati con una mano (probabilmente sui cui avevano spalmato della colla) su uno dei pali che sorregge il palco e hanno srotolato un manifesto della loro associazione per la lotta alla crisi climatica “renovate Switzerland”. È stato un momento delicato. Il direttore artistico (e il presidente del festival anche lui salito sul palco) hanno lasciato parlare brevemente uno dei due al microfono, dopodiché la sicurezza del festival li ha portati giù dal palco.
Lo dico subito. Per me non è stato un bel momento ed ha rovinato l’atmosfera. Devo menzionare comunque che la maggior parte della Piazza ha applaudito agli attivisti. Scelta per me incomprensibile.
Queste manifestazioni degli attivisti sono il modo sbagliato per affrontare un argomento così urgente come la crisi climatica. Mi sembra che abbiano rovinato una serata dove erano presenti tanti bambini in Piazza grande. Chiaro, l’intento dei due attivisti era nobile ma hanno usato le modalità sbagliate. Il direttore artistico ha agito nell’unico modo in cui poteva agire in quel momento un essere umano con un po’ di intelligenza: ha invocato la calma e ha lasciato parlare uno dei due attivisti. Non penso potesse fare altro.
Ma come hanno fatto questi due giovani a salire sul palco? La sicurezza era tanta. L’unica cosa certa è che probabilmente questa sera qualcuno passerà la notte in polizia e qualcun altro passerà diversi brutti quarti d’ora con il proprio capo.
Finalmente poi le luci si sono spente e il grande schermo bianco di Piazza Grande è tornato ad animarsi.
VOYAGE AU PÔLE SUD
Di Luc Jacquet
(Francia)
Il documentario invita lo spettatore a seguire il regista in un viaggio dalla Patagonia al Polo Sud. Ad accompagnare le stupende immagini, le riflessioni di Jacquet, grande esperto del luogo.
“Voyage au pôle Sud” è un gran bel documentario. È girato ottimamente. La scelta di abbandonare i colori naturali a favore di un bianco e nero inizialmente l’ho trovato spiazzante. Tuttavia, con il passare dei minuti ne ho capito il senso. Esso è ipnotico e funziona alla grande con le riflessioni, spesso poetiche del regista. L’uomo si mette anche al centro della narrazione. Seppur a prima vista possa essere considerata una mossa egocentrica, essa non mi ha minimamente disturbato. La sua presenza aiuta lo spettatore ad orientarsi in quello che è un viaggio intenso.
Dopo aver incantato i pubblici di tutto il mondo con “March of the Penguins” (2005), Jacquet firma un documentario più onirico e riflessivo ma in ogni caso stupefacente. Le immagini del film funzionavano alla grande sul mega schermo di Piazza grande.
E anche il #day6 del Locarno Film Festival si è concluso.
Puntuale come ogni anno è arrivato la polemica che temo nei prossimi giorni possa spostare l’attenzione dai film.
In ogni caso, continuate a seguirmi amici di Luke’s world!
Appuntamento a domani con il #day7 di #Locarno76