Anche questo #day6 di #Locarno75 è giunto a termine. Il grande caldo ha concesso una tregua e la serata in Piazza Grande appena trascorsa è stata bella.
Ma andiamo con ordine. Oggi per me 4 lungometraggi e 1 cortometraggio.
La prima proiezione appartiene alla sezione “Semaine del la critique”.
THE HAMLET SYNDROME
Di Elwira Niewiera e Piotr Rosolowski
-> Polonia, Germania
Ucraina. Cinque giovani mettono in scena uno spettacolo teatrale basato sull’Amleto di Shakespeare. Ognuno di loro ha un trauma legato alla guerra del 2014. Le prove sono coordinate da una giovane regista che li spingerà a condividere i loro vissuti.
“The Hamlet syndrome” è un documentario interessante che vive solamente grazie alla forza dei cinque personaggi principali. Tutti loro raccontano fatti pesanti e devastanti e si interrogano sul senso del sentimento nazionalista. Ci sono i sopravvissuti alla guerra al fronte, c’è un personaggio LGBT e un attrice. Ognuno di loro rispecchia una faccia diversa dell’Ucraina.
Il film ha uno spunto interessante ma risente di una regia spenta e poco ispirata. Il livello è televisivo.
In conclusione, seppur carente dal livello tecnico, “The hamlet syndrome” merita una visione, soprattutto per la forza dei suoi protagonisti.
GIGI LA LEGGE
Di Alessandro Comodin
-> Italia, Francia, Belgio
Gigi è un vigile in una paesino della provincia italiana. Nei suoi giri di pattuglia non succede mai nulla di interessante. Un giorno trova il corpo di una ragazza che si è buttata sotto il treno nelle vicinanze del paese. Gigi inizia una sua personale indagine.
“Gigi la legge” è un buon punto di incontro tra fiction e documentario. Gigi è un personaggio vero, è lo zio del regista. Il film lo segue nel suo peregrinare nella cittadina. In questi giri ci sarà anche spazio per un simpatico flirt attraverso le radio della polizia.
Il lungometraggio intriga per la sua atmosfera, soprattutto la sequenza nel giardino del protagonista.
Il regista è innamorato del suo personaggio e lo si nota in ogni inquadratura. Gigi è unico e la sua allegria è coinvolgente.
Peccato che una storia come questa in 98 minuti stia troppo larga. Un taglio di almeno 15 minuti alle innumerevoli sequenze in auto avrebbero aiutato il ritmo del film.
In ogni caso “Gigi la legge” è un buon film che merita senza dubbio una visione.
TENGO SUEÑOS ELÉCTRICOS
Di Valentina Maurel
-> Belgio, Francia, Costa Rica
Eva (un’intensa e travolgente Daniela Marín Navarro) ha sedici anni e la sua vita è cambiata. I suoi genitori hanno appena divorziato. Sua mamma ha ricevuto in eredità una buona somma di denaro da una zia sconosciuta e sta rinnovando la casa, buttando via tutto ciò che le ricorda il marito. Tra questi sembra rientrare il gatto, disorientato dai cambiamenti in atto in casa. Il padre di Eva, spesso preda di scatti d’ira violenti, cerca una nuova casa dove vivere e si riscopre giovane. La protagonista una rapporto fin troppo stretto, quasi malato, con la sua figura paterna e la rabbia che inquieta quest’ultimo contagia anche lei. Se ciò non bastasse, la ragazza sta facendo le sue prime esperienze nel mondo adulto, provando alcolici, fumando e scoprendo la sua identità sessuale.
TENGO SUEÑOS ELÉCTRICOS è un’opera intensa e pesante. Impossibile rimanere indifferenti alle vicende di Eva. In questo caso la regista mette parla del passaggio all’età adulta con un punto di vista leggermente diverso dal solito. Le difficoltà della ragazza sono filtrate attraverso il rapporto con il padre. Ogni sua nuova scoperta corrispondo a una lite con il padre.
Interessante il parallelo che la regista porta avanti tra la crisi del gatto e la crisi del padre.
I personaggi che si muovono nel film sono inquieti, hanno sogni disturbati e sono tutti estremamente convincenti. Bravo l’attore che interpreta il padre.
TENGO SUEÑOS ELÉCTRICOS è una solida opera prima di una regista di cui sentiremo di nuovo parlare.
È stata poi la volta di Piazza Grande. È tornato il bel tempo e sono tornati gli spettatori ad animarla.
La serata è iniziata con il Locarno Kids Award alla regista di film di animazione di origine indiana Gitanjali Rao. Per premiarla sono salite sul palco quattro simpatiche ragazze che avranno avuto 10-12 anni. La regista era visibilmente emozionata.
In seguito è salita sul placo la delegazione che accompagnava il film della serata. Si sono poi spente le luci e il maxi schermo si è illuminato.
La “postcard from the future” di questa sera era firmata da Claire Simon. Il breve cortometraggio segue la discussione tra due studentesse. Questa questa “cartolina” non lascia il segno e si dimentica pressoché immediatamente.
Prima del film della serata è stata proiettata l’opera prima di Gitanjali Rao, “Printed Rainbow” (2006). Un incantevole cortometraggio animato di 15 minuti che riesce a commuovere senza nessun dialogo, solo con la magia delle immagini.
Segnalo che il film è stato proiettato in 35mm, quindi si è sentito il rumore della pellicola dalla cabina di proiezione. Un suono che ha reso grande la magia del cinema.
Potete trovare il cortometraggio su Youtube. Se avete un quarto d'ora di tempo vi consiglio vivamente la visione.
https://www.youtube.com/watch?v=LatobRtLukM
LAST DANCE
Di Delphine Lehericey
->Svizzera, Belgio
Germain, 75 anni, ha una bella vita: una moglie che ama molto, due figli e due nipoti. Per colpa di una improvvisa malattia, l’uomo si ritrova vedovo. I suoi figli, preoccupati per la sua salute, si organizzano per non lasciare mai il padre da solo. Tuttavia Germain non ha intenzione di starsene con le mani in mano, l’uomo deve mantenere una promessa fatta la moglie: se uno dei due fosse morto anzitempo, l’altro doveva portare a termine i suoi affari lasciati in sospeso. Così Germain si ritrova coinvolto, al posto della moglie, nell’allestimento di uno spettacolo di danza contemporanea….
“Last Dance” è un film divertente e molto dolce. La storia di Germain è raccontata con semplicità e strappa più di una risata. Questa elaborazione del lutto attraverso la danza convince e riesce anche a commuovere.
François Berléand, nel ruolo del protagonista è grandioso.
La regista ci ricorda con la sua storia che la vita non finisce dopo i 70 anni, Germain ne è la prova. Non c’è nessuna particolare trovata originale in “Last Dance” ma per un film così non serve.
“Last Dance” è un gran bel film, un bell’inno alla vita. Non è un capolavoro ma ogni tanto si ha bisogno di storie simili: per ridere, per emozionarsi. Il cinema, in fin dei conti, serve a questo.
Un lungo e caloroso applauso, di quelli che non sentivo da tempo, ha accolto il film. Vincitore annunciato del Premio del Pubblico?
A domani con il #Day7 di #Locarno75 amici di Luke’s world!
Stay tuned.