Il Day 6 di #Locarno72 è stato caratterizzato dalla pioggia. Ciononostante gli appassionati di cinema che affollano Locarno sono sempre presenti nelle sale.
Nella giornata di oggi ho visto "solamente" 2 film.
Il primo film del concorso internazionale: il francese TERMINAL SUD di Rabah Ameur-Zaïmeche. Il lungometraggio narra le vicende di un dottore che prova ad adempiere ai suoi compiti in una nazione dilaniata da un governo e da ribelli. La libertà di stampa non è consentita. Le persone vengono fatte sparire. Il dottore verrà rapito e costretto a curare una figura importante della ribellione. Sarà in grado di tornare alla sua vita e ai suoi compiti medici?
TERMINAL SUD è ambientato in una realtà alternativa; un paese immaginario caratterizzato da influenze culturali diverse. Questo è il pregio del film. Pur essendo basato su una trama esile, il lungometraggio presenta una situazione in grado di parlare a tutti. Il protagonista è un uomo con problemi di alcool, in uno stato di apatia che prova a portare avanti la sua vita aggrappandosi agli impegni lavorativi, curando gli altri.
In generale, l'opera risulta intrigante ed è in grado di toccare moltissimi temi di oggi, seppur indirettamente. TERMINAL SUD è un film "ermetico". Lo spettatore deve rimanere attento per tentare di capire le vere intenzioni del regista nella sua messa in scena. Per questa ragione, il lungometraggio non mi ha entusiasmato. Un film interessante ma che necessitava la discussione con il regista in seguito alla proiezione per essere capito pienamente.
TERMINAL SUD è un opera non noiosa ma certamente non adatta a tutti.
Il secondo lungometraggio che ho visto nella giornata di oggi mi ha pienamente convinto e conquistato. Il film arriva direttamente dal Sundance film festival, "fucina" del cinema indipendente americano di qualità: THE LAST BLACK MAN IN SAN FRANCISCO, opera prima del giovane Joe Talbot. Il lungometraggio racconta l'amicizia tra Jimmie e Mont in una San Francisco lontana dai luoghi più turistici. Jimmie trascina ogni due settimane l'amico a riparare la vecchia casa dove ha passato la sua infanzia, nonostante altre persone vi vivono. Il giovane vede nella vecchia casa il suo sogno e le proverà tutte pur di poter tornare a viverci.
Il lungometraggio racconta con abilità, tenerezza ed ironia un'amicizia, un sogno forse impossibile e la città americana in maniera diversa dal solito. La sceneggiatura convince proprio perché il regista e l'attore protagonista sono amici da tempo, nati e cresciuti a San Francisco, quindi sanno di cosa parlano.
THE LAST BLACK MAN IN SAN FRANCISCO è un bellissimo film con una buona colonna sonora, interpretazioni convincenti, una bella sceneggiatura e una regia sicura.
Per il momento, è IL film di questa edizione del festival per me.
Vi lascio il trailer del film:
https://www.youtube.com/watch?v=C0FnJDhY9-0
Per me stasera niente Piazza, a domani con il Day 7 di #Locarno72 amici di Luke’s world!