Il Festival è entrato nella sua seconda metà ed eccomi pronto a raccontarvi il mio Day 5.
Anche oggi il caldo ha continuato a farsi sentire. Ma i festivalieri non mollano e continuano a spostarsi da una sala all'altra per vedere quanti più film possibile.
La mia quinta giornata al Festival è iniziata nel pomeriggio. Anche i festivalieri, ogni tanto, hanno bisogno di riposare.
In un FEVI abbastanza pieno ho assistito alla prima proiezione della giornata del Concorso Internazionale.
BRAVE NEW LOVE
Di Maria Bäck
(Danimarca, Svezia, Grecia)
Kate ha tutto nella vita. È un'ipnoterapista di successo, ha un marito che ama e una figlia. Eppure questo non le basta. Da tre anni porta avanti una relazione con un altro uomo, ma la decisione del suo amante di trasferirsi in Grecia finirà per rompere il fragile equilibrio che aveva costruito.
"Brave New Love" è un'opera che non convince pienamente. L'ambizione della regista è quella di raccontare le molteplici sfaccettature dell'amore, un sentimento complesso e spesso contraddittorio, mettendo in discussione diversi costrutti sociali attraverso uno sguardo provocatorio e apertamente sensuale.
Alcune intuizioni funzionano e divertono, come il circolo del cucito in una parrocchia protestante che diventa il pretesto per un gruppo di donne di confidarsi i propri segreti. Molto meno convincenti risultano invece i numerosi simbolismi disseminati nel racconto. L'insistenza sulla figura dell'uccello della figlia così come i richiami alla mitologia greca (Atena, Era e Prometeo) e al mito della caverna, sembrano inseriti in modo piuttosto forzato e rimangono poco approfonditi.
Anche Kate è un personaggio volutamente complesso, talvolta antipatico e sgradevole. Una scelta coerente con il racconto, ma alcune delle sue decisioni risultano comunque difficili da comprendere. La buona interpretazione di Kathrine Thorborg Johansen contribuisce però a renderla credibile, evitando che diventi una semplice macchietta.
"Brave New Love" non è un film terribile e, soprattutto, riesce quasi sempre a mantenere viva l'attenzione dello spettatore. Ho avuto però spesso la sensazione che fosse più interessato a dimostrare quanto i suoi personaggi fossero liberi da qualsiasi convenzione, insistendo anche con numerose scene di nudo spesso gratuite, che a sviluppare davvero il loro percorso emotivo. Per questo il finale, con la sua idea di una moderna "famiglia allargata", mi è sembrato poco convincente e in parte incoerente con quanto raccontato fino a quel momento.
Dopodiché ho assistito anche alla proiezione del secondo film in concorso, "Nu e locul tău aici" (You Don't Belong Here) di Florin Șerban.
È un esempio di un cinema rigoroso e freddo, caratterizzato da una recitazione per sottrazione e da lunghi piani sequenza. La vicenda narrata è interessante, così come l'intento di denuncia della società rumena, ma il ritmo estremamente dilatato rende la visione progressivamente estenuante. Forse complice anche la stanchezza accumulata negli ultimi giorni di Festival, dopo un'ora e cinquanta minuti ho deciso di lasciare la sala, quando mancavano ancora circa quaranta minuti alla conclusione del film.
Dopo una rapida sosta a casa per cenare e farmi una doccia sono tornato in Piazza Grande. Questa sera sembrava che la pioggia potesse arrivare a guastare la festa. Fortunatamente così non è stato e, con il passare dei minuti, la Piazza si è riempita.
Alle 21.29 le luci del palco si sono accese. La serata si è aperta con la consegna del Pardo alla Carriera al regista newyorkese James Gray, che si è dimostrato molto simpatico e ha scherzato più volte con il pubblico.
Successivamente sono saliti sul palco i produttori del suo ultimo film, presentato in concorso al Festival di Cannes lo scorso maggio, per introdurre la proiezione. Tra loro c'era anche il marito di Zoe Saldaña, attrice nota soprattutto per i suoi ruoli in “Avatar” e “Guardiani della Galassia”. L'attrice, però, non era presente questa sera: arriverà domani a Locarno per incontrare il pubblico del Festival e ricevere un Pardo Speciale.
Rispetto alle sere precedenti, la presentazione della serata è stata decisamente più rapida, permettendo di arrivare alla proiezione in tempi molto più brevi.
Poi, sotto un cielo che continuava a minacciare pioggia, le luci si sono spente e il ruggito del Pardo è tornato a riecheggiare in Piazza Grande.
PAPER TIGER
Di James Gray
(Stati Uniti)
IIrwin e Gary sono due fratelli molto uniti nella New York del 1986. Il primo ha una famiglia e una carriera onesta. Il secondo, ex poliziotto, ama fare la bella vita e sembra essere sempre coinvolto in affari poco puliti. Quando Gary offre a Irwin l'opportunità di guadagnare soldi facili, tutto sembra andare per il meglio. Ben presto, però, i due si ritrovano coinvolti in una pericolosa vicenda legata alla mafia russa, che metterà a dura prova il loro rapporto.
James Gray torna a raccontare la famiglia, tema centrale della sua filmografia, attraverso un noir classico ambientato nella New York degli anni Ottanta. La vicenda non brilla per originalità né per particolari colpi di scena, ma riesce comunque a coinvolgere e a intrattenere lo spettatore.
Al centro del racconto c'è soprattutto il rapporto tra i due fratelli, due uomini convinti di avere il controllo della propria vita, destinati però a scontrarsi con una realtà molto più complessa di quanto immaginassero.
Per gran parte del film Gray sceglie una regia sobria, sempre al servizio della storia. Proprio per questo la lunga sequenza che precede il finale colpisce ancora di più. È probabilmente il momento in cui il regista osa maggiormente dal punto di vista della messa in scena e realizza, a mio avviso, la scena migliore dell'intero film.
Buona l'interpretazione di Miles Teller nel ruolo di Irwin. Meno convincenti, invece, Scarlett Johansson, che nel ruolo della moglie risulta talvolta eccessivamente espressiva, e Adam Driver, il cui personaggio finisce a tratti per diventare una macchietta, esasperandone tono di voce e movenze.
"Paper Tiger" forse non brilla per originalità, ma riesce comunque a intrattenere.
E anche per oggi è tutto.
Il Festival è ormai entrato nella sua seconda metà e il tempo continua a volare. Mi aspettano ancora tanti film, incontri e storie da raccontare.
Noi ci ritroviamo domani con il Day 6 dal Locarno Film Festival.