Alla fine del Day5 del Locarno Film Festival, eccomi qua a raccontarvi delle mie visioni della giornata.
Oggi il caldo non ha dato tregua, ma i festivalieri non si sono fatti scoraggiare: Locarno brulicava di gente in movimento verso le sale. A giudicare dai tanti sold out, la voglia di cinema è più forte della temperatura. Per dire, per la proiezione delle 11 di domani avevo tre opzioni… e le prime due sono saltate perché già esaurite!
La mia giornata è stata tutta al Fevi — ormai la mia seconda casa durante il Festival — dove ho visto due film del “concorso internazionale”. Certo, un po’ più di comodità nelle sedute non guasterebbe :D
DONKEY DAYS
Di Rosanne Pel
(Paesi Bassi, Germania)
Anna e Charlotte sono due sorelle molto diverse: la prima è più aperta e in contatto con le proprie emozioni, anche se la relazione con la sua ragazza si sta sgretolando; la seconda è più morigerata e tende a trattenere ogni emozione. Il loro rapporto alterna momenti di affetto a discussioni accese e, come se non bastasse, la madre tende a criticarle spesso. Le tre trascorrono del tempo nella casa di famiglia, dove tutti i conflitti vengono a galla.
Caratterizzato da un buon umorismo nero, il film di Rosanne Pel convince solo a metà. La vicenda manca di una coerenza narrativa solida e procede spesso come una sequenza di episodi debolmente collegati, salvo alcune eccezioni in cui l’intreccio funziona meglio. Inoltre, i 108 minuti di durata risultano eccessivi per raccontare la storia di Anna, Charlotte e della loro madre. I numerosi litigi tra le due sorelle al centro dell’opera sono ben costruiti e mantengono un equilibrio efficace tra il tragico e il comico. Per fortuna, le due sorelle sono interpretate da attrici di grande talento, che donano ai personaggi spessore e potrebbero essere tra le candidate al Pardo per la migliore interpretazione.
Insomma,”Donkey Days” diverte in diversi momenti, ma soffre di una struttura narrativa poco omogenea e di una durata eccessiva. Nel complesso, però, offre spunti e interpretazioni che meritano attenzione.
DRACULA
Di Radu Jude
(Romania, Austria, Lussemburgo, Brasile)
Sono in difficoltà nel tentare di riassumere la vicenda di questo folle film. Per questo mi aiuto con la sinossi ufficiale presente sul sito del Festival. “Film su Dracula made in Transilvania. In sintesi: una caccia al vampiro, Dracula e zombi in mezzo a uno sciopero, il fantascientifico ritorno di Vlad l’Impalatore, un adattamento del primo romanzo di vampiri romeno, una love story, un film-collage che attinge da un classico, una triviale leggenda popolare, inserti kitsch generati dall’IA e molte altre chicche. Un omaggio a un mito del cinema.”
Il geniale regista Radu Jude riesce nuovamente a sorprendere lo spettatore con un’opera folle e divertente. La narrazione, stratificata e irriverente, è tenuta insieme da una regista che dialoga con un’intelligenza artificiale nel tentativo di realizzare un film perfetto sull’iconico vampiro. L’IA è un elemento costante, non solo tematico: è stata infatti utilizzata per produrre molte delle foto e dei video che costellano l’opera. La sceneggiatura, ben scritta e caustica, non risparmia riferimenti anche a figure come Donald Trump ed Elon Musk. Lo stile si spinge spesso al limite del volgare fine a sé stesso, ma dietro si percepisce chiaramente l’intento di Jude di mettere alla berlina non solo l’intelligenza artificiale, ma anche una società — non solo quella rumena — troppe volte falsamente perfetta. Alcuni momenti, ammetto, li ho trovati eccessivi, ma nel complesso il film mi ha molto divertito. L’amore di Jude per il mezzo cinematografico emerge con forza: la mitologia di Dracula nella settima arte, pur rivista e ridicolizzata, è omaggiata innumerevoli volte. Le interpretazioni sono tutte convincenti, e vale la pena segnalare il ritorno, in un ruolo minore, di Ilinca Manolache, fantastica interprete di “Do Not Expect Too Much from the End of the World”, presentato a Locarno due anni fa.
“Dracula” è un’opera folle, volgare e a tratti volutamente sgangherata, ma sempre irresistibilmente divertente, capace di nascondere sotto la superficie provocatoria una profondità che colpisce quando meno te lo aspetti.
Non tutti gli spettatori, però, l’hanno pensata come me: molti hanno lasciato la sala durante la proiezione.
E anche per oggi è tutto. Spero che stiate apprezzando questi miei resoconti da #Locarno78.
Ci vediamo domani con il resoconto del Day6, siamo già nella seconda metà del Festival!
Rimanete con me