Il #day5 di questa edizione del Locarno Film Festival si è da poco concluso. Il caldo è tornato ad accompagnare i festivalieri che si spostano da una sala all’altra. E, puntuale come un orologio (svizzero chiaramente), eccomi di nuovo qui a raccontarvi delle mie visioni.
Dopo i cinque lungometraggi visti nella giornata precedente, il #day5 è stato caratterizzato da solo due film.
Ho visto il primo film in corsa per il Pardo d’oro nella sezione “concorso internazionale”.
LA IMATGE PERMANENT
(THE PERMANENT PICTURE)
Di Laura Ferrés
(Spagna, Francia)
Antonia diventa madre appena adolescente della piccola Carmen. Tuttavia la giovane non è pronta al ruolo e la pressione da parte della madre la spinge a fuggire nella notte.
Anni dopo, Carmen è una donna di mezza età sola che gestisce il casting per uno spot promozionale per una campagna elettorale. Un giorno incrocia una donna di nome Antonia con cui intreccerà una relazione ambigua.
“La imatge permanent” è un’opera prima dalle grande ambizioni ma senza una vera sostanza. La storia gioca sulla possibilità che la Antonia che Carmen incontra da grande possa essere la madre ma sembra voler dare maggiore importanza all’incontro tra queste due anime sole. Tuttavia, la regista sembra più preoccupata alla precisione formale delle sue inquadrature, cercando la simmetria, non approfondendo sufficientemente i suoi personaggi principali, interpretati in sottrazione, da due buone interpreti. Inoltre, l’azione viene lasciata perlopiù fuori campo. Mentre l’interessante spunto delle foto come specchio dell’anima non viene approfondito.
Il risultato è un film noioso e privo di mordente. Nonostante lo stile possa ricordare quello di Kaurismaki, in questo caso manca l’emozione.
Pur non essendo un brutto film, questo “La imatge permenant” è per me il prima passo falso di una selezione in concorso per il Pardo D’oro fino ad oggi interessante.
Ho saltato il secondo film in concorso della giornata per riposare un po’ e la sera mi sono spostato in Piazza Grande, meno affollata di ieri ma comunque gremita.
Alle 21.30 ha avuto inizio la presentazione della serata. Dopo un omaggio al regista svizzero Daniel Schmid (in seconda serata era previsto il suo film “La Paloma” del 1974) è salita sul palco la delegazione che accompagnava il primo film della serata “Non sono quello che sono”, guidata dal regista e attore italiano Edoardo Leo. In seguito è stato assegnato al regista malese - basato a Taiwan - Tsai Ming-liang il Pardo alla carriera.
Poi le luci si sono spente e il grande schermo si è animato con il ruggito del Pardo, sotto uno splendido cielo stellato.
NON SONO QUELLO CHE SONO - THE TRAGEDY OF OTHELLO DI W. SHAKESPEARE
Di Edoardo Leo
(Italia)
Edoardo Leo firma una rilettura del classico di William Shakespeare ambientata nel 2001 nei dintorni di Roma.
Non penso sia necessario raccontare la storia che rimane sempre straordinaria anche secoli dopo che è stata scritta.
Il film è interessante e, cosa non evidente, non annoia. Tuttavia il regista sceglie di inserire la vicenda in una cornice narrativa che risulta forzata e spezza la forza di quanto messo in scena. Chiaro il suo intento di legare le vicende raccontate dal Bardo al presente. Tuttavia non era necessario inserire un altro aggancio alla realtà che purtroppo conosciamo tutti troppo bene. Il risultato è ridondante.
La regia di Leo è sicura ma priva di inventiva.
Un paio di momenti sono involontariamente comici, soprattutto una particolare inquadratura sul finale.
Bravo Leo nel ruolo di Iago così come Jawad Moraqib nel ruolo di Otello. Mentre Ambrosia Caldarelli nel ruolo di Desdemona non convince minimamente.
Ad ogni modo, “Non sono quello che sono”, al netto dei difetti, è un film che intrattiene. Partivo molto prevenuto ma mi sono ricreduto.
E questo è tutto amici di Luke’s world!
A domani (come al solito oggi) con il #day6 di #Locarno76! Metà festival è già alle nostre spalle. Il tempo vola davvero quando si fa quello si ama di più.
Rimante sintonizzati!