La mia giornata da festivaliero è stata caratterizzata da due proiezioni.
Questo tardo pomeriggio ho visto "Nemesis" di Thomas Imbach, unico film svizzero della sezione "secret screening" (film a sorpresa scelti dalla direttrice artistica Lili Hinstin).
Questa la sinossi del documentario dal sito del festival: "Nemesis racconta la distruzione della vecchia stazione merci di Zurigo, e la ricostruzione al suo posto di un nuovo carcere e una stazione di polizia. Il punto di vista del film è la finestra del regista, arricchito da testimonianze di profughi in attesa dell’espulsione dalla Svizzera; in questo modo analizza come ci rapportiamo con l’estinzione della storia e la sua sostituzione con la sicurezza totale." (i motivi della scelta da parte della direttrice artistica a questo link https://www.locarnofestival.ch/.../locarno.../search/film...).
Il lungometraggio intriga dal punto di visivo per la messa in scena dei lavori in corso: spesso diventano come sequenze in stop motion. Quindi la distruzione della vecchia stazione di Zurigo sembra essere svolta da escavatrici "giocattolo". Vari altri stratagemmi visivi rendono il film interessante. "Nemesis" è stato girato nel corso di 7 anni: la vecchia stazione viene distrutta, il terreno rimane per anni libero (attorno ad esso gravitano attività e personaggi di tutti i tipi) e infine iniziano i lavori per la costruzione della prigione. Il tutto è "condito" da riflessioni personali del regista, incluse sue posizione politiche ben delineate. Gli elementi elencati sin qui rendono "Nemesis" un documentario estremamente interessante. Alcune posizioni ideologiche del regista sono troppo estreme ma va bene così: un film non sempre accontenta tutti tutti gli spettatori.
Tuttavia il regista sceglie di inserire le testimonianze di rifugiati in Svizzera, con esperienza di vita in prigione. Personalmente ritengo che questa scelta strida con il resto del film. Vengono narrate esperienze dolorose, fanno riflettere inoltre su come sia la vita in prigione. Ma nel complesso indeboliscono l'opera che si perde tra un ode (permettetemi il termine) al passato che viene sradicato e una polemica sull'illusione della sicurezza data dalle prigioni in Svizzera. Inoltre la durata eccessiva, 132 minuti, penalizza molto il tutto. Sopratutto gli ultimo 30 minuti che sono terribilmente ripetivi.
Ciononostante, nel complesso "Nemesis" è un buon documentario che merita sicuramente una visione. Probabilmente uscirà nelle sale in svizzera tedesca e immagino che lo ritroveremo in futuro in programma sulla nostra televisione ticinese.
Qui il trailer del film:
https://www.youtube.com/watch?time_continue=10...
In serata ho poi visto un nuovo gruppo di corti della sezione "Pardi di domani". Qui di seguito le trame dei film dal sito del festival, con un mio breve commento
Bethlehem 2001 (Palestina)
"Mentre riflette sul presente un giovane palestinese rievoca i ricordi d’infanzia dell’invasione militare e dell’assedio di Betlemme. Cercando di comprendere il modo in cui i genitori sono riusciti a guidarlo fuori da quel frangente difficile, spera di trovare la forza e il sostegno necessari a sopportare la situazione attuale."
Bellissimo e commovente cortometraggio. In quattordici minuti riesce a trasmettere molto allo spettatore. Un atto di amore verso i propri genitori che non si dimentica così in fretta.
Trou Noir (Svizzera)
"L’incontro, in fondo a un buco, tra un giovane skater, Vincent, e un animale vulnerabile che lo metterà a confronto con le proprie paure dell’ignoto."
Mediometraggio svizzero che mette in scena lo stesso intreccio visto e rivisto in diversi corti che escono da scuole di cinema: la difficoltà di diventare grandi e lasciare i propri amici. Dalla sinossi vi pare un film intrigante? Bene, l'opera è tutt'altro. Un gruppo di amici, un'estate, il protagonista che si vede a costretto suo malgrado a lasciare tutto non prima di immergersi in questa buco nero da dove aveva sentito un rumore di un animale. Il cane viene tratto in salvo. Metaforicamente dovrebbe significare che anche il protagonista esce dal suo buco nero e ritrova la luce. Ma no, non funziona. Simpatiche e ben realizzate alcune sequenze con lo skateboard.
Grigio. Terra bruciata (Svizzera)
"Il film cattura la vita di un paesino del Sud Italia, Filippa di Mesoraca in Calabria. Partendo dalla migrazione dei giovani locali verso le città del Nord, Grigio. Terra bruciata racconta cosa è rimasto al paese, e come gli anziani vivono il crepuscolo delle loro vite. Proprio come il volto degli anziani viene segnato dal tempo, i muri di case incompiute decadono lentamente immergendosi nella natura. Il film riguarda un luogo che si è lentamente trasformato insieme ai cittadini che lo abitano."
Penso che coloro che scelgono i cortometraggi per la sezione "Pardi di Domani" abbiano qualche problema con il cinema ticinese. Dopo diversi anni in cui l'unico cortometraggio ticinese in concorso nazionale era sempre tremendamente noioso e presuntuoso, anche quest'anno la tradizione è (purtroppo rimasta). Questo cortometraggio, seppur animato da un lodevole intento (raccontare l'esodo dei giovani dal sud Italia, dai paesini), è terribilmente noioso. Il regista sembra puntare in alto ma si ritrova a girare su sé stesso. Quattordici interminabili minuti. Da evitare.
I ran from it and was still in it (USA)
"I ran from it and was still in it è un intreccio poetico di ricordi di famiglia personali, realizzato con filmati d’archivio e originali per offrire un ritratto più complesso della perdita e della separazione familiare. Kae naviga tra le emozioni profonde che avvolgono la morte di suo padre e l’improvviso trasferimento dei figli, riutilizzando scene intime di famiglia dal suo archivio privato combinate a materiali recuperati da varie fonti online, per sondare la possibilità del modello autobiografico di ampliarsi oltre la sfera personale."
Opera molto interessante che grazie al montaggio trasmette delle emozioni, fa riflettere. Nonostante possa risultare confuso a un primo sguardo, ritengo che questo cortometraggio riesca a dire molto in pochissimo tempo. Segnalo che anche quest'opera presenta una voce fuori campo (quest'anno sembra essere la norma per i cortometraggi selezionati). Tuttavia a differenza del verboso corto di ieri che raccontava la vicenda di un afroamericano rinchiuso ingiustamente in prigione, in questo caso la voce fuori campo è usata sapientemente.
Ta cong an chu lai (Cina)
"Una ragazza vive ai confini della (ir)realtà e ogni volta che si addormenta scompare dentro sogni misteriosi: un violino con le corde rotte, una stanza in fiamme, strade deserte, scale interminabili; due mani volanti guidano lei (e noi) attraverso arbusti e rovi da cui emergono infiniti multipli di lei stessa."
Breve cortometraggio di animazione che si avvicina più alla videoarte. Splendido a livello visivo ma parco nel trasmettere qualcosa allo spettatore.
The End of Suffering (A Proposal) (Grecia)
"Sofia è nuovamente nel panico. L’universo decide di contattarla. Un dialogo mistico. Una sinfonia di pianeti per Marte, là dove le persone sognano da sveglie e combattono per l’amore."
Un'idea intrigante che purtroppo si perde nei suoi 14 minuti di durata. Se i primi minuti interessano, il resto dei minuti confonde ed a tratti irrita per la presunzione da parte della regista di fare a tutti i costi qualcosa di diverso.
A domani amici di Luke's world. Una nuova giornata di questo piccolo #Locarno2020 ci attende.