Quando i titoli di coda del #day4 all’edizione numero 76 del Locarno Film Festival si sono oramai conclusi da un po’, il vostro festivaliero preferito (mi piace pensare che sia così ) vi racconta dei film che ha visto. Si conferma la grande affluenza di pubblico nelle sale che registrano diversi sold out.
La mia giornata è iniziata con una proiezione della sezione “Cineasti del presente”, concorso dedicato ai giovani registi all’esordio nel lungometraggio o alla loro seconda opera.
HAO JIU BU JIAN
(DREAMING & DYING)
Di Nelson Yeo
(Singapore, Indonesia)
Una donna e il marito vanno a una riunione di classe. Tuttavia qualcosa va storto e l’unico a presentarsi è un loro vecchio amico. La presenza dell’uomo risveglia nella donna vecchi sentimenti sopiti. La storia che la protagonista legge per non pensare alla vecchia fiamma sui tritoni sembra prendere vita.
“Dreaming & dying” è un’opera prima intrigante che mette in scena una vicenda originale. Infatti si può dire che il film racconti non una storia ma almeno due (se non tre) contemporaneamente. Ma questo che è uno dei punti più interessanti del lungometraggio è anche uno dei suoi punti deboli. Il regista firma una sceneggiatura talvolta confusionaria.
Bravi gli attori.
Dunque il film è una buona opera prima che fila via veloce anche grazie alla sua durata contenuta (77 minuti). Regala alcuni momenti belli che indicano il talento del regista. Tuttavia questo talento emerge come ancora acerbo.
Mi sono poi spostato al Fevi per i due film della giornata del “concorso internazionale”.
SWEET DREAMS
Di Ena Sendijarevic
(Paesi Bassi, Svezia, Indonesia, La Riunione)
Indonesia, inizio del ‘900. Jan e la moglie Agathe vivono in una grande Villa circondata da una foresta e gestiscono una piantagione di zucchero. Il matrimonio tra i due è senza amore e l’uomo passa le notti con Siti, la cameriera. Questi rapporti hanno anche portato alla nascita di un figlio illegittimo. La morte improvvisa di Jan, forse causata da Situ, forse da Agathe, forse naturale, porta sua moglie a scrivere al figlio in Olanda per pregarlo di andare da lei. Il figlio si presenta insieme alla novella sposa incinta. Dopo il funerale del padre, il testamento rivela che la villa e il terreno sono lasciati al figlio illegittimo. Questo, unito a tumulti da parte della servitù, porterà problemi..
“Sweet dreams” è un’opera intrigante che bilancia efficacemente ironia e tragedia. Sorretta da buone interpretazioni, la storia raccontata in capitoli è avvincente e non noiosa (anche se si perde in alcune forzature). Non ci sono vincitori o dei buoni per la giovane regista. Ogni personaggio pensa solo ai propri interessi. Anche i membri della servitù non sono solo dipinti solamente come poveri esseri sfruttati. Ciò giova alla storia. L’unico spettatore innocente dei drammi che avvengono nella villa è il figlio illegittimo. Ma anche lui verrà coinvolto nei drammi nel finale del film. Un finale adeguato, forse prevedibile ma allungato inutilmente. La regia è sicura e penso sentiremo parlare ancora di Ena Sendijarevic.
Nel complesso “Sweet Dreams” è un’opera seconda convincente e avvincente. Forse non presenta nulla di particolarmente innovativo ma intrattiene.
THE VANISHING SOLDIER
Di Dani Rosenberg
(Israele)
Shlomi è un diciottenne impegnato nella striscia di Gaza come soldato. Un giorno decide di fuggire e tornare a casa. Forse per paura, forse per rivedere la sua ragazza prima che lasci il paese per andare a vivere in Canada. La scelta forse avventata di di Shlomi avrà delle conseguenze.
“The vanishing soldier” è un gran bel film.
Al centro c’è la vicenda di un giovane qualunque che prova a seguire quello che ritiene più giusto ma fa diversi sbagli. Nel corso di 24 ore infernali, dove è considerato scomparso in battaglia dal suo battaglione, il giovane si rende conto cosa significa crescere e prendersi le proprie responsabilità. Sia come figlio che come uomo di una nazione dove a pochi chilometri di distanza vi sono turisti in vacanza sulle spiagge e giovani che muoiono in guerra. La sceneggiatura è ben strutturata e il personaggio principale è davvero ben caratterizzato.
Il regista, qui al suo secondo lungometraggio, gestisce tutto egregiamente. Il dramma è talvolta stemperato da momenti umoristici particolarmente riusciti. La tensione che si avverte sin dai primi momenti della fuga di Shlomi è tra le migliori che mi è capitato di vivere ultimamente guardante un film.
Strepitoso il giovane Ido Tako nella sua prima interpretazione in un lungometraggio. Molto brave le interpreti della madre e della ragazza di Shlomi.
“The Vanishing Soldier” è un gran bel film. Il mio colpo di fulmine di questa edizione ad oggi.
Dopodiché mi sono spostato in Piazza Grande per la serata. Questa sera era veramente affollata. Giunte le 21.30, la presentatrice di Piazza Grande, la sempre bellissima Giada Marsadri, è salita sul palco ed ha introdotto la delegazione del secondo film della serata “Falling Stars”. Dopodiché è stato il momento di assegnare il premio Raimondo Rezzonico , premio dedicato ogni anno a un produttore indipendente, a Marianne Slot che vanta collaborazioni con importanti registi come Lars Von Trier. Molto emozionata, la donna ha fatto un importante discorso in merito all’importanza della figura del produttore indipendente per preservare il cinema d’autore.
Niente delegazione che accompagnava il primo film della serata, solo un messaggio video della protagonista.
Dopodiché il Pardo è tornato a ruggire sul grande schermo della Piazza Grande.
ANATOMIE D’UNE CHUTE
Di Justine Triet
(Francia)
Sandra e il marito Samuel vivono con il figlio undicenne Daniel in uno chalet in montagna. Un giorno, Sandra viene intervistata da una giovane studentessa per una tesi universitaria. Tuttavia Samuel al piano di sopra lavorando per ristrutturare la casa mette la musica a tutto volume. Ciò spinge Sandra a concludere anzitempo l’intervista. La giovane studentessa lascia la casa. Poco dopo, Daniel, quasi completamente cieco a causa di un incidente quando era piccolo, lascia la casa per una passeggiata con il cane. Al suo ritorno troverà il padre morto all’entrata della casa. Sandra viene accusata di aver assassinato il marito. Ma è così o Samuel si è tolto la vita gettandosi dal terzo piano della casa?
Vincitore della Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes, “Anatomie d’une Chute” è una feroce analisi delle dinamiche di coppia mediante gli stilemi del genere legal drama. Le sequenze in tribunale sono veramente ben girate, con alcuni movimenti di camera particolarmente efficaci. Justine Triet, anche co autrice della sceneggiatura, mette in scena una storia fenomenale con dei dialoghi scritti molto bene. Fantastica Sandra Hüller nel ruolo di Sandra che dona al suo personaggio quella giusta dose di ambiguità che porta lo spettatore a dubitare fino all’ultimo se sia un’assassina o meno. Anche se, il focus della regista è il rapporto tra Sandra e Samuel. Questo viene ricostruito in tribunale con una precisione chirurgica.
I 152 minuti di durata passano veloci. Forse con un taglio di dieci minuti, il film sarebbe stato ancora più avvincente.
“Anatomie d’une Chute” è un ottimo film. È ben girato, ben interpretato. Merita sicuramente la visione quando uscirà nelle sale cinematografiche a breve.
FALLING STARS
Di Richard Karpala, Gabriel Bienczyck
(Stati Uniti)
America rurale. La notte del primo raccolto, caratterizzata da stelle cadenti che le leggende dicono essere streghe che scendono sulla terra per rapire gli umani e nutrirsene, tre fratelli lasciano la loro casa per vedere lo scheletro di una vera strega uccisa da un loro amico. La profanazione di questa tomba porterà su di loro una maledizione.
Opera prima dei giovani registi, “Falling Stars” dovrebbe essere un horror ma non presenta nessun momento spaventoso. Girato con un budget minuscolo, Karpala e Bienczyck hanno scelto di puntare sulla costruzione di una atmosfera inquietante e spaventosa senza mostrare nulla, senza mostrare violenza. Riescono effettivamente a creare una certa tensione. Tuttavia la storia è abbastanza piatta e i personaggi principali sono piuttosto bidimensionali e si fatica a simpatizzare per loro.
“Falling Stars” nel complesso non è un brutto film ed è anche realizzato bene per essere un’opera prima. Tuttavia non riesce a creare dei momenti di vera paura e quindi non capisco perché venga considerato un horror. Peccato perché la premessa era interessante.
A domani (oggi) con il #day5 di #Locarno76 amici di Luke’s world. Siamo già vicini alla metà del festival!