Sui titoli di coda del Day3 di #Locarno78, eccomi a raccontarvi delle mie visioni.
La mia giornata è iniziata con una proiezione al Fevi della sezione “Panorama Suisse” che presenta una serie di film svizzeri che si sono contraddistinti a vari festival cinematografici internazionali nel corso dell’anno.
BAGGER DRAMA
Di Piet Baumgartner
(Svizzera)
Una famiglia gestisce un’azienda specializzata in escavatrici e altri strumenti per cantiere. Se gli affari sembrano andare bene — soprattutto grazie all’idea di far “danzare” le escavatrici per il pubblico — lo stesso non si può dire delle dinamiche familiari. Incapaci di comunicare davvero tra loro, nell’arco di quattro anni i rapporti si sgretolano.
Quest’opera di Piet Baumgartner affronta dinamiche forse non originali, già viste spesso al cinema, ma trova comunque un suo modo di raccontarle e riesce a coinvolgere lo spettatore. La scelta di sviluppare la narrazione su un lungo arco temporale dà maggiore respiro alla vicenda. Interessante anche l’inserimento, in questo dramma, di alcuni momenti di commedia.
Il ritratto di questa famiglia disfunzionale risulta realistico, e le interpretazioni convincenti del cast principale donano ai personaggi un buon spessore. Colpisce soprattutto Bettina Stucky, nel ruolo della madre incapace di superare il tragico incidente in canoa in cui ha perso la figlia.
In alcuni momenti il film perde un po’ di compattezza, ma “Bagger Drama” rimane comunque un’opera valida.
Dopo pranzo, sono tornato di nuovo al Fevi (la mia seconda casa durante il festival) per il primo dei due lungometraggi della giornata in corso per il Pardo D’oro del “concorso internazionale”. Il film non è stato introdotto come al solito dal direttore artistico Giona Nazzaro, strano.
WHITE SNAIL
Di Elsa Kremser e Levin Peter
(Austria, Germania)
Masha frequenta una scuola per modelle con il sogno di lasciare la Bielorussia e fare carriera in Cina. È in profonda depressione e reduce da un tentativo di togliersi la vita. Subisce il fascino dell’obitorio della sua città e lì conosce Misha. Il rapporto tra i due sembra portare qualcosa di positivo, ma…
White Snail è un’opera convincente, seppure non adatta a tutti per via del ritmo molto lento. Ciononostante, i due protagonisti — forse più Masha — colpiscono. Lei è un personaggio pieno di contraddizioni credibili, e la sua depressione è tratteggiata con onestà. Misha, d’altro canto, pur restando intrigante, è caratterizzato in modo meno approfondito. In ogni caso, l’avvicinarsi dei due non lascia indifferente lo spettatore.
La regia di Kremser e Peter è sicura, e la scelta di seguire spesso i personaggi con la camera a mano dona ulteriore dinamismo.
Ottimi i due interpreti principali, Marya Imbro e Mikhail Senkov, al loro esordio cinematografico, già intensi e convincenti.
Peccato che in alcuni momenti il ritmo si dilati ulteriormente, facendosi dispersivo in sequenze pseudo artistiche che aggiungono poco alla narrazione. In particolare, una scena che ricorda un documentario del National Geographic — aperta a troppe interpretazioni — lascia perplessi sulla sua reale necessità.
Nel complesso, White Snail racconta una relazione tra anime solitarie che colpisce, pur rischiando talvolta di perdersi in eccessi formali. Un buon film, adatto al concorso principale del Festival. Interessante notare che alcune tematiche richiamano il vincitore del Pardo d’oro dello scorso anno, “Toxic”.
E poi è arrivata la sera ed è giunta l’ora di tornare in Piazza Grande, questa sera gremita. Dopo una coda di 20 minuti sono finalmente riuscito a entrare e a trovare un posto.
E subito sono arrivate le 21.30. Poco prima, l’arrivo di Emma Thompson, premiata della serata, aveva portato quasi tutta la Piazza ad alzarsi in piedi per applaudirla. Un fan dell’attrice le ha offerto un pacco di Läckerli, che lei ha accettato volentieri. La Piazza si è fatta una risata.
Ma torniamo alle luci del palco, che si sono accese con una decina di minuti di ritardo. Emma Thompson è stata premiata con il Leopard Club Award e ha ringraziato con un discorso interamente in italiano. Poi è salito sul palco il resto della delegazione che accompagnava il film della serata, di cui la Thompson è protagonista e produttrice esecutiva. Presente anche la figlia dell’attrice, che nel film interpreta il personaggio della madre in alcuni flashback.
Infine, le luci si sono spente e il Pardo è tornato a ruggire.
THE DEAD OF WINTER
Di Brian Kirk
(Stati Uniti, Germania)
Nord del Minnesota, pieno inverno. Una donna si sta recando a un lago per pescare. Sente uno sparo e vede una giovane ammanettata che tenta di fuggire da un uomo che la rincorre. L’uomo la cattura e la trascina in una casetta lì vicino. Isolata, senza copertura telefonica e a ore di distanza dal centro abitato più vicino, la donna capisce che non può restare a guardare e decide di aiutare la ragazza…
"The Dead of Winter" è un buon thriller, con un’ottima Emma Thompson che dona il giusto spessore al suo personaggio e regge sulle proprie spalle l’intero film. La storia intrattiene, includendo anche alcuni momenti di ironia davvero gustosi. I flashback che costellano la narrazione rischiavano di spezzare troppo il ritmo, ma convincono, raccontando anche una bella storia d’amore. Ho apprezzato anche Judy Greer, convincente nel ruolo della cattiva.
L’opera rimane per gran parte realistica nei suoi sviluppi, per poi, nel finale, schiacciare forse troppo sull’acceleratore e trasformare la propria protagonista in una figura quasi a prova di proiettile. Nonostante ciò, "The Dead of Winter" resta un solido thriller, messo in scena in modo convincente.
Certo, non è un capolavoro, ma fa il suo lavoro: intrattiene e si presta bene alla Piazza Grande.
Ed è tutto anche per oggi!
A domani (dovrei dire oggi) per il resoconto del mio Day4 del Locarno Film Festival.
Continuate a seguirmi a fatemi sapere cosa ne pensate!