E anche il #day3 di questa edizione numero 76 del Locarno Film Festival si è concluso. Il pubblico continua ad affollare le sale. Segnalo i primi sold out per alcune proiezioni tra cui le repliche dei primi due film del concorso internazionale di ieri.
La mia giornata è iniziata con il primo film della sezione indipendente (ovvero non scelta dal comitato artistico ma dall’associazione dei critici cinematografici svizzeri) “semaine de la critique”, molto amata dal pubblico del Festival per la qualità dei documentari che presenta ogni anno.
ARCHIV DER ZUKUNFT
Di Joerg Burger
(Austria)
Il documentario di Joerg Burger mette al centro il museo di storia naturale di Vienna. Ne presenta le attività seguendo i lavori del suo staff composto da diversi ricercatori.
L’opera è senza dubbio interessante e offre importanti spunti di riflessione in merito all’evoluzione della biodiversità. Colpiscono le testimonianze di alcuni pensionati che donano il loro tempo alla ricerca scientifica. Suggestive le innumerevoli riprese degli animali imbalsamati con lo sguardo spento che sembra giudicare chi guarda.
Tuttavia la struttura del lavoro manca di una linea “narrativa” coerente. Le varie attività del museo sono spesso presentate mediante dialoghi tra i membri dello staff che suonano artificiali. Inoltre la scelta di spostarsi anche all’esterno del museo per seguire le attività dei ricercatori, seppur interessante, non aiuta il ritmo del film che avrebbe giovato di un taglio di almeno 15 minuti.
Dunque, “Archiv der Zukunft” è senza dubbio un documentario valido ma è un’occasione persa per realizzare un’opera significativa sull’importante museo.
Mi sono poi spostato al Fevi per i due film in corsa per il Pardo D’oro nella sezione “concorso internazionale”.
MANGA D’TERRA
Di Basil Da Cunha
(Svizzera, Portogallo)
Rosinha lavora come cameriera a Lisbona, nel quartiere di Reboleira, caratterizzato da frequenti violente incursioni da parte della polizia. La donna, originaria di Capo Verde, si trova in Europa per cercare un futuro migliore per i propri figli rimasti a casa con sua madre. Tuttavia la vita a Reboleira non è semplice e deve convivere con la violenza e con le avances indesiderate degli uomini che la circondano. L’unica luce per Rosinha è la musica.
Dopo il convincente “O Fim do Mundo”, presentato a Locarno nel 2019, Basil Da Cunha racconta una nuova storia ambientata nello stesso quartiere. Le vicende di Rosinha sono drammatiche e sono intermezzate da intervalli musicali dove l’eccellente protagonista Eliana Rosa incanta con le sue doti canore. Belle le canzoni. Molto buono anche il cast di contorno. Intrigante la messa in scena (simile all’opera precedente) che insiste su colori accesi, soprattutto sul rosso, per rappresentare le vicende.
Ma questa volta Basil Da Cunha non confeziona un’opera valida come il suo precedente film. “Manga D’Terra” presenta alcuni momenti convincenti ma sono più le situazioni già viste. Quando scorrono i titoli di coda rimane una certa insoddisfazione. L’ultimo lavoro di Da Cunha non è un brutto film e non annoia ma c’era il potenziale per un’opera ben più avvincente. Ma forse le mie aspettative erano troppo alte..
In ogni caso, “Manga D’Terra” è un film carino ma nulla più.
NU AȘTEPTA PREA MULT DE LA SFÂRȘITUL LUMII
(DO NOT EXPECT TOO MUCH FROM THE END OF THE WORLD)
Di Radu Jude
(Romania, Lussemburgo, Francia, Croazia)
Angela gira per Bucarest in auto per realizzare dei casting video per uno spot sulla sicurezza sul lavoro voluto da una grande compagnia austriaca.
È difficile riassumere in breve la trama dell’ultima opera di Radu Jude. Forse perché sono più importanti i momenti che la costituiscono. Forse perché il montaggio gioca un ruolo fondamentale nel risultato finale.
In ogni caso è un gran bel film. Il regista rumeno torna al Festival dopo aver presentato nel 2016 l’eccellente e doloroso “Scarred hearts”. Ma questa volta il tono è completamente diverso. “Do Not Expect Too Much From The End Of The World” è una satira sulla società di oggi dove la gig economy costringe le persone a turni di lavoro massacranti per sbarcare il lunario. Tuttavia Jude non risparmia neanche la politica e l’industria cinematografica regalando allo spettatore alcuni momenti veramente fantastici (tra cui un divertente cammeo). Bella la lunga, assurda e triste sequenza finale.
Gran parte del film poggia sulla grandiosa interpretazione di Ilinca Manolache nel ruolo di Angela. Ma anche Nina Hoss convince nel suo piccolo ruolo. Ottimi anche tutti gli altri interpreti.
Senza dubbio “Do Not Expect Too Much From The End Of The World” non è un film per tutti (diverse persone sono uscite nel corso della proiezione) ma è una opera veramente interessante e convincente (nonché divertente), firmata da uno dei registi europei più talentosi degli ultimi anni.
La sera poi sono finalmente andato in Piazza Grande. Il grande schermo all’aperto ha un fascino inimitabile e senza dubbio mi era mancato. Piazza Grande è bellissima con il grande schermo.
Questa sera erano in programma due film ma ho visto solo il primo. Sul palco si sono alternate le delegazioni dei due film che hanno risposto ad alcune domande del direttore artistico del festival Giona Nazzaro e della presentatrice di Piazza Grande Giada Marsadri.
Dopodiché le luci si sono spente e il Pardo è finalmente tornato a ruggire in Piazza Grande.
LA BELLA ESTATE
Di Laura Luchetti
(Italia)
1938, Torino. Ginia lavora come sarta presso un’atelier di moda. La giovane si è da poco trasferita in città dalla campagna insieme al fratello con cui vive. Un giorno incontra Amelia, una ragazza più grande di lei che si guadagna da vivere posando per i ritratti di diversi pittori, e ne rimane affascinata. Ginia entra così nel mondo degli artisti e scopre cosa vuol dire amare.
Basata sull’opera di Cesare Pavese, “La bella estate” è un film che non convince. La messa in scena è televisiva e la regia è piatta. La storia è bella ma soffre di alcuni dialoghi involontariamente ridicoli. La giovane Yile Yara Vianello ci mette anima e corpo nel personaggio di Ginia e convince. Deva Cassel, figlia di Monica Bellucci, è bellissima e sensuale ma la sua interpretazione di Amelia non convince pienamente. Convincente Nicolas Maupas, interprete del fratello di Ginia. I momenti in cui i due dividono la scena sono tra i più sinceri e dolci del film.
Non sono proprio riuscito a rimanere coinvolto dalla storia raccontata da Laura Luchetti. Ne riconosco le (poche) qualità. Ma rimango convinto che il film funzioni meglio in televisione che sul grande schermo della Piazza Grande.
A domani (come al solito oggi) con il #day4 di #Locarno76 amici di Luke’s world!