La pioggia arriva (in parte) al Festival del Film di Locarno. Il #day3 giunge al termine.
La giornata è iniziata con la prima proiezione della sezione “cineasti del presente”, competizione dedicata ai giovani registi alle prese con il loro primo o secondo lungometraggio. Il film è arrivato a Locarno sin dall’Australia.
PETROL
Di Alena Lodkina.
->Australia
Eva è una studentessa di cinema alle prese con la realizzazione del suo film di diploma. La ragazza è piuttosto solitaria, persa nel suo mondo. Un giorno incontra Mia, una ragazza spontanea ed estroversa. Eva ne rimane affascinata. La loro amicizia si rafforza. Tuttavia una strana presenza sembra seguire la protagonista e la realtà assume connotazioni magiche…
PETROL è il secondo lungometraggio della regista Alena Lodkina. È un’opera misteriosa e affascinante. È un racconto di formazione delicato e convincente. Il film è tenuto in piedi grazie anche alla magnifica prova di Nathalie Morris che dona il giusto spessore alla sua Eva.
Peccato che la sceneggiatura tenda a perdersi alcune volte.
In ogni caso PETROL è un film che ti rimane in testa e il suo finale rimane aperto a molteplici interpretazioni.
Nel pomeriggio la mia giornata festivaliera è proseguita al Fevi con una proiezione del “concorso internazionale”.
BOWLING SATURNE
Di Patricia Mazuy
-> Francia, Belgio
Guillaume è un poliziotto ambizioso. Armand conduce una vita al margine della società. I due sono legati, sono fratellastri.
Alla morte del padre, Guillaume cerca Armand per informarlo dell’evento e per proporgli, come atto caritatevole, di prendere gestione il bowling sotterraneo di proprietà del genitore. Armand, dopo qualche esitazione decide di accettare. L’uomo scoprirà una parte oscura di sé che lo spingerà a commettere atti terribili…
“Bowling Saturne” è un buonissimo noir. La violenza che mette in scena è agghiacciante, molto dura. La messa in scena è semplice eppure colpisce profondamente chi guarda. Il primo omicidio che commette il killer è molto duro.
La regista porta sullo schermo una realtà senza speranza, senza luce. I personaggi si muovono in luoghi dove predominano le ombre. La sala di Bowling è sempre cupa ed inquietante anche quando è piena di clienti che giocano. Le sue pareti rosse e la sua entrata che ricorda la bocca dell’inferno accompagnano le azioni di Guillaume e Armand. Il primo dovrebbe essere uno dei buoni in quanto poliziotto ma nasconde tanta rabbia dovuta alla figura del padre, non presente nel film ma spesso evocata, soprattutto dai suoi amici cacciatori. Un gruppo protagonista della scena più forte ed inquietante del film.
Armand non trova un suo posto nel mondo. La scoperta del suo lato oscuro è raccontata in modo efficace: il suo viso varia tra disperazione, soddisfazione e rabbia. Convincente l’attore che interpreta il ruolo.
“Bowling Saturne” mette in scena dei personaggi maschili vittima di se stessi e parla di mascolinità tossica in modo semplice e diretta senza facili prediche.
“Bowling Saturne” è un buonissimo noir, diretto con mano sicura e merita senza dubbio una visione. Peccato per il finale un po’ troppo veloce.
È stata poi la volta della serata in Piazza Grande.
La Piazza era nuovamente affollata. E alle 21.30 è iniziata la presentazione. I primi a salire sul palco sono stati il direttore artistico Giona Nazzaro e l’incantevole Giada Marsadri. Hanno introdotto la delegazione del film in seconda serata “PIANO PIANO”. In seguito è salita sul palco la “stellina”, la giovane Daisy Edgar-Jones. Il festival sceglie di puntare sulla carriera di questa attrice; sarà una scommessa vinta?
Le luci della Piazza Grande si sono spente e il grande schermo si è nuovamente illuminato.
Prima del film della serata è stata la volta della terza “Postcard from the future”: un cortometraggio diretto dal regista svizzero Fredi M. Murer. E ci voleva un cineasta ormai in pensione per far capire il senso di questa iniziativa per questa edizione del festival. Finalmente ho visto un ottimo corto con un’idea chiara e ben diretto. Buffa l’idea messa in scena di un futuro dopo delle piogge eterne che avranno portato il Festival a spostare location a Verscio, nelle Centovalli.
Ed è stata poi la volta del primo film della serata, il secondo e ultimo lungometraggio per questa edizione che arriva da Hollywood.
WHERE THE CRAWDADS SING
Di Olivia Newman.
->USA
Tratto dal best-seller mondiale scritto da Delia Owens, il film ci narra la storia di Kya, una ragazza che vive da sola nelle paludi del North Carolina. Dopo un’infanzia traumatica, la giovane si ritrova a poter contare solo su sé stessa. Crescendo conosce l’amore e due ragazzi completamente diversi attirano la sua attenzione. Tempo dopo, uno di loro viene trovato morto e gli abitanti della città puntano il dito sullo misteriosa ragazza della palude…
“Where the crawdads sings” è diretto soprattutto a un pubblico femminile. Oltre a scoprire se è veramente stata la ragazza ad uccidere il suo ex ragazzo e il relativo processo (con un bravo David Strathairn nel ruolo dell’avvocato difensore), il resto è piuttosto piatto. Il finale non sorprenderà minimamente gli spettatori navigati. La regista fa il suo dovere senza nessuna idea innovativa. C’è un abuso della voce fuori campo: se volevo sentire tutto il racconto avrei letto direttamente il romanzo.
Brava la giovane Daisy Edgar-Jones che fa del suo meglio per mettere in scena il suo personaggio. Harris Dickison, interprete di uno dei due interessi amorosi della protagonista, ha l’espressione di un pesce lesso.
“Where the crawdads sings” non è un brutto film, intrattiene nonostante le due ore di durata. Però è come bere un bicchiere d’acqua: ti disseta ma né ti placa la sete né te ne ricorderai a lungo.
A domani amici di Luke's world con il #Day4 di #Locarno75