I titoli di coda sul #day3 di #Locarno74 sono finiti da un pezzo ma eccomi qua con il mio resoconto di questa giornata soleggiata al Locarno Film Festival.
In mattinata è stata la volta di NEBESA (HEAVENS ABOVE) di Srđan Dragojević.
NEBESA
Dalla Serbia arriva un film divertente ma che fa anche un po’ riflettere (per citare un famoso modo di dire. Diviso in 3 capitoli (e in tre momenti storici diversi) l’opera racconta tre storie prendendo ispirazione dalla Bibbia.
1. IL PECCATO: Inizio anni ‘90. Stojian è un uomo buono che vive con la burbera moglie e la figlia piccola in un quartiere povero. Un giorno, una aureola appare sulla sua testa. Nonostante i tentativi della moglie di pulirla con uno spray da cucina contro lo sporco, questa non scompare. La donna, molto religiosa, si rivolge a un ciarlatano per chiedere aiuto. Inizia così una discesa negli inferi dei peccati capitali.
2. LA GRAZIA: inizio anni 2000. Un uomo (Gorjek) con disturbi mentali commette un efferato crimine per la convinzione che il cellulare gli possa permettere con la Madonna. La fede porterà un altro Miracolo: le guardie della prigione, il giorno dell’esecuzione di Gorjek lo trovano diventato un neonato. Il crudele direttore della prigione decide di procedere con l’esecuzione ma non tutto va come dovrebbe andare.
3. IL VITELLO D’ORO: 2026. Una giovane proprietaria di una galleria d’arte acquista due quadri da un’artista squattrinato. Uno di questi dimostrerà avere proprietà nutritive. Grazie a questa arte la fame nel mondo non sarà più un problema. Ma a quale prezzo?
NEBESA è una folle black comedy che diverte molto nella prima parte del primo capitolo. Poi il regista calca troppo la mano e si sfocia nel grottesco di cattivo gusto. Più bilanciati il secondo e il terzo capitolo. I personaggi principali sono convincenti. La regia è sicura. Peccato per i troppi eccessi. NEBESA poteva essere una commedia nera da ricordare invece è un’opera che si ricorda più per la sua follia e per l’eccessiva durata (due ore, fin troppe).
Nonostante riesca a strappare più di una risata, mi è rimasta l’opinione che poteva (e doveva) essere meglio.
In seguito ho visto i due film del concorso internazionale in programma.
PETITE SOLANGE
Di Axelle Ropert.
Solange è una ragazza di 13 anni, è gioiosa e piena di vita. Ha un buon rapporto con il fratello maggiore. La sua famiglia è molto unita. Tuttavia questa “bolla” felice scoppia quando i genitori scelgono di divorziare. Solange vede il suo mondo cadere a pezzi.
PETITE SOLANGE è un'opera che racconta il divorzio dal punto di vista della figlia più piccola. La giovane attrice Jade Springer regala allo spettatore una performance intensa e convincente. Penso che ognuno di noi si possa riconoscere nelle speranze e nei sogni di Solange. È il resto del film che non convince al 100%. La regista mette in scena la vicenda un po' presuntuosamente, provando a citare i grandi maestri del cinema. Tuttavia l'eccessivo uso della colonna sonora spegne sul nascere ogni intenzione artistica. Un uso piuttosto fastidioso. Inoltre i personaggi sono vestiti come se il film fosse ambientato negli anni '90 ma usano cellulari ultimo modello. Una cosa banale ma che mi ha parecchio disturbato durante la visione. Infine la presa di coscienza della giovane protagonista della difficoltà avviene con dialoghi terribilmente artificiali e troppo articolati per una bambina di solo 14 anni.
Insomma, PETITE SOLANGE da una sensazione di "spocchia". Spesso si dice che i francesi hanno la puzza sotto il naso. Non amo questi luoghi comuni ma quando vedo film così non posso che concordare. Mi spiace per la brava Jade Springer.
SOUL OF A BEAST
di Lorenz Merz
Unico film svizzero in corsa per il Pardo d'Oro, l'opera ci porta a conoscere Gabriel, un giovane ragazzo padre di un bambino. Gabriel sembra troppo giovane per fare il padre. Ci prova ma è ancora lui un bambino dentro. Nel corso dell'estate lascia alcune volte il figlio dalla vicina per andare a far festa con i suoi amici. Gabriel conosce la ragazza del suo migliore amico Joel, Corey, e se ne innamora. I tre, fatti e ubriachi, liberano degli animali selvatici da uno zoo. La città cade nel caos e la fine del mondo sembra avvicinarsi. La spensieratezza della giovinezza si scontra con la vita reale e la morte.
Il punto di forza di SOUL OF A BEAST è senza dubbio la messa in scena. Merz ha girato il film interamente a Zurigo eppure sullo schermo si vede una città che potrebbe essere in qualunque nazione, multietnica, dove si parlano più lingue. Un altro punto positivo è sicuramente che il film non annoia nonostante le quasi due ore di durata. Per quanto riguarda la sceneggiatura, beh...mi trovate in difficoltà. La storia prosegue senza un attimo di tregua ma a un certo punto la realtà e il sogno iniziano a fondersi e sul finale mi sono proprio perso. Nonostante ciò, la regia di Merz convince e SOUL OF A BEAST si fa vedere anche se non lo si capisce completamente. L'atmosfera è suggestiva. Quindi anche se non capisci il senso di una voce narrante in giapponese quando il film è recitato in svizzero tedesco va anche bene dai . Bravo il giovane protagonista.
Non un film perfetto, confusionario, ma interessante.
È stata poi la volta della Piazza Grande. Questa sera è stata premiata l'attrice italiana Kasia Smutniak. Sul palco, l'attrice si è mostrata molto emozionata di trovarsi di nuovo davanti a un pubblico dopo un anno e mezzo dovuto al COVID. Nonostante la sua simpatia, onestamente non capisco come un premio che due anni fa è andato a Meg Ryan sia stato assegnato alla Smutniak. certo, ha una carriera di 20 anni di recitazione ma non è certamente così conosciuta.
Comunque, prima di raccontarvi le mie opinioni sui due film della serata vorrei menzionare le sedie di Piazza Grande. Vi domanderete perché. Beh, dopo anni di onorato servizio (e di scomodità diciamolo) mostrano segni di cedimento: letteralmente. Sono oltre 10 i "crack" degli schienali rotti che ho sentito questa sera. Penso che il Festival debba pensare a nuove sedie perché, oltre all'ilarità generale del pubblico che sente lo schienale che si rompe, può anche essere pericoloso.
HINTERLAND
di Stefan Ruzowitzky
Dalla Germania arriva una bella sorpresa.
Il film è ambientato a Vienna nel 1920. Peter Perg torna insieme al suo gruppo di soldati a casa dopo la sconfitta. Il mondo è cambiato e gli uomini si trovano spaesati dopo gli orrori della guerra. Ognuno di loro prova a riprendere una vita normale ma non è semplice. Perg torna a casa ma non ha il coraggio di presentarsi alla moglie e alla figlia. Nel frattempo i compagni di Perg vengono uccisi uno dopo l'altro da un misterioso serial killer. Perg, detective della polizia prima della guerra, si trova ad indagare.
HINTERLAND è un gran bel film giallo/thriller che convince. La grande particolarità di questo film è lo sfondo di qualsiasi scena. Il regista ha scelto di mettere i suoi personaggi e la sua storia in un quadro (grazie a un massiccio uso di effetti speciali). Infatti lo sfondo del film ricorda i dipinti impressionisti e dona una sorta di bizzarra terza dimensione alle immagini. All'inizio questa scelta stilistica è straniante ma poi conquista lo spettatore regalandogli anche delle bellissime immagini e una Vienna degli anni '20 crepuscolare da ricordare. Intrigante la trama. Bravi tutti gli attori, in primis il convincente protagonista.
La Piazza sembra aver risposto bene. Un primo papabile per il premio del pubblico?
Sing-keu-hol (SINKHOLE)
di KIM Ji-hoon
Dalla Corea del Sud arriva una "disaster comedy" che diverte e convince.
Seul. Dong-won si trasferisce con la moglie e il figlio piccolo in un nuovo appartamento in un piccolo condominio. L'uomo è felice e soddisfatto poiché è la prima casa che riesce a comprare dopo anni. La famiglia fa conoscenza con gli altri abitanti del condominio. Gesti gentili e primi bisticci tra vicini sono all'ordine del giorno. Un giorno l'edificio sprofonda nel terreno. Inizia così una lotta per la sopravvivenza da parte degli abitanti del casato, costretti a mettere da parte antipatie per collaborare.
SINKHOLE intrattiene in maniera egregia lo spettatore nonostante duri quasi due ore. Dopo una prima parte dai toni comici sorprendenti, la seconda segue i canoni del "disaster movie". Un aspetto importante dell'opera è la sua capacità di veicolare un messaggio importante come il costo spropositato per una casa in una grande città.
SINKHOLE è proprio un gran bel film, ti affezioni agli strampalati ma molto umani personaggi e alla fine del film ti dispiace lasciarli andare. Questo è il bello del cinema.
A domani (oggi) con il #day4 di #Locarno74 amici di Luke's world!