Il Day2 del Locarno Film Festival è già alle nostre spalle ed eccomi con il consueto resoconto delle visioni della giornata.
Ho iniziato con il secondo film di oggi nella sezione “concorso internazionale”.
SEHNSUCHT IN SANGERHAUSEN
Di Julian Radlmaier
(Germania)
Nel passato, Lotte è una cameriera presso una corte in Germania e sogna un futuro migliore con il fidanzato in Francia, dove la monarchia è stata abolita. Nel presente, Ursula è alla ricerca di un senso nella sua vita e sembra trovarlo grazie a una musicista. Sempre nel presente, Neda è una laureata in cinema che vuole lanciarsi come influencer di viaggi su YouTube, ma è ancora tormentata da un passato ingombrante.
Le tre storie si intrecciano nella cittadina tedesca di Sangerhausen, dove si dice che in alcuni luoghi si aggirino dei fantasmi.
Phantoms of July (titolo internazionale del film) è un’opera confusa ma non priva di fascino. I tre capitoli che costituiscono gran parte del film hanno un ritmo altalenante. Il regista inserisce diversi elementi, alcuni dei quali mirano a collegare le varie narrazioni, ma spesso risultano poco chiari. Tra questi, una riflessione sul mezzo cinematografico che appare poco sviluppata e un po’ forzata.
Confesso che, durante la visione, mi sono sentito smarrito più di una volta.
È però nel quarto capitolo, quando le linee narrative finalmente convergono, che il film trova il suo equilibrio. Le interazioni tra i personaggi risultano convincenti, e i fantasmi — metaforici o reali — emergono con più chiarezza. Questo lascia infine qualcosa allo spettatore.
Anche le interpretazioni, per lo più misurate e sottili, funzionano meglio soprattutto nel finale.
Dal punto di vista registico, nulla da eccepire: la messa in scena è curata e consapevole.
In sintesi, Sehnsucht in Sangerhausen aveva tutte le carte per essere un buon film, ma non riesce a convincere del tutto.
Poi è arrivata la sera ed è giunta l’ora di tornare in Piazza Grande. Questa sera c’era decisamente più gente rispetto al primo giorno. Ho anche assistito alla prima litigata per dei posti a sedere. Un classico del Festival. Così come il rumore di schienali di sedie che si rompono. Questa sera non li ho contati ma ieri erano intorno ai sei. Speriamo che nessuno si sia fatto male
Sono arrivate le 21.30 e…la serata ha avuto inizio in modo diverso. Il pubblico di Piazza Grande si è alzato in piedi per alcuni minuti di silenzio per quanto sta succedendo nella striscia di Gaza. Dopodiché si è tornati al solito bla bla pre proiezione. In primo luogo è stato assegnata il Premio Raimondo Rezzonico al produttore indipendente alla compagnia di produzione libanese Abbout Productions. Poi è stata la volta della delegazione del film della serata tra cui spiccava Willem Dafoe, arrivato a sorpresa al Festival per accompagnare il film di cui è protagonista.
Ed infine le luci si sono spente ed il Pardo è tornato a ruggire.
THE BIRTHDAY PARTY
Di Miguel Ángel Jiménez
(Grecia, Spagna, Paesi Bassi, Gran Bretagna)
Anni ’70, un’isola paradisiaca della Grecia e una festa di compleanno: sembra un sogno, ma non lo è. Benvenuti sull’isola di Marcos Timoleon, magnate senza scrupoli. L’uomo ha organizzato una festa per i 25 anni della figlia Sophia, invitando amici e conoscenti nel tentativo di recuperare il rapporto con lei. Su tutti incombe l’ombra della morte, anni prima, del figlio/fratello. Nel corso delle 24 ore della festa, tutti i segreti verranno alla luce.
L’opera firmata da Miguel Ángel Jiménez non annoia, ma nemmeno convince pienamente. Il regista, anche co-sceneggiatore, mette in scena moltissimi elementi, senza però approfondirli davvero: gli invitati e i membri della servitù restano sullo sfondo, nonostante le loro storie abbiano potenziale. Così come rimane poco sfruttata quella che avrebbe potuto essere una presenza forte: l’isola stessa.
Il film concentra l’attenzione sulle dinamiche di potere tra Marcos e Sophia, e tra Marcos e chi gli gravita attorno. Sono spunti interessanti, ma secondo me non sufficientemente sviluppati. Detto ciò, vanno riconosciuti alcuni momenti ben costruiti, come gli sviluppi notturni della festa e un plot twist finale che mi ha sorpreso.
“The birthday party” si regge interamente sulle spalle di Willem Dafoe, che offre un’altra grandiosa interpretazione. Anche Emma Suárez, nei panni della ex moglie di Marcos, è convincente nel tratteggiare un personaggio ambiguo. Meno incisiva invece Vic Carmen Sonne nel ruolo della figlia.
“The Birthday Party” è un’opera ben realizzata, che non annoia ma lascia troppi elementi fuori fuoco. Inoltre, senza Willem Dafoe nel ruolo del protagonista, avrebbe perso gran parte del suo fascino.
Insomma, un film adatto alla Piazza… ma non davvero riuscito.
E per oggi è tutto amici di Luke’s world! A domani con il Day3 di #locarno78 ! Caspita, di già? Mi sembra ieri che mancava una settimana all'inizio del Festival
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