Il #day2 di #Locarno74 si è concluso da pochi minuti. È stata una giornata che ha visto il sole tornare a fare capolino in quel di Locarno. È stata la giornata del ritorno delle proiezioni in Piazza Grande sotto il cielo stellato dopo due anni.
La mia giornata da festivaliero è iniziata con una proiezione della selezione "Panorama Suisse", sezione autonoma al festival che presenta il meglio del cinema svizzero nell'anno passato. Ho visto ATLAS di Niccolò Castelli.
ATLAS
Niccolò Castelli torna al festival di Locarno con la sua seconda opera di finzione. Ispirandosi alla tragedia che ha scosso il Ticino 10 anni fa - la morte di alcuni ragazzi in Marocco in un - racconta la sua versione di come l’unica ragazza sopravvissuta all’attentato abbia superato il lutto. Nel lungometraggio la protagonista si chiama Allegra (interpretata dalla convincente giovane attrice italiana Matilda De Angelis). Attraverso diverse linee temporali conosciamo la protagonista e il suo incontro a Lugano, dopo l’attentato, quando prova a ricominciare a vivere, con uno straniero. L’odio per il diverso, per ciò che ha causato la morte dei suoi amici sembra avere la meglio ma alla fine la ragazza troverà una sua pace.
ATLAS è un’opera che non riesce a convincere fino in fondo. Nonostante un soggetto veramente interessante, la sceneggiatura si perde più volte in piccoli momenti che non portano nulla all’economia del film. Inoltre alcuni dialoghi risultano artificiali e un paio di personaggi sono piuttosto banali (il personaggio della protagonista in primis). Ottima la fotografia dell’opera. Peccato inoltre per il finale: un’incomprensibile cambio di formato dell’immagine non da, secondo me, la giusta conclusione alla storia di Allegra.
Insomma, Atlas poteva essere meglio. Non un brutto film ma neanche uno che ti ricordi ancora dopo giorni.
La giornata è proseguita con il primo lungometraggio in corsa per la vittoria del Pardo d'oro nella sezione "concorso internazionale": AL NAHER (THE RIVER) di Ghassan Salhab, una produzione libanese.
AL NAHER (THE RIVER)
Di cosa parla il film? Beh, qui mi trovate in difficoltà: ammetto di non aver capito molto dell'opera. Vi racconto quello che ho capito. Un uomo e una donna sono in un ristorante nelle montagne a mangiare. Improvvisamente manca la corrente e il rumore di caccia militari scuote la quiete. Il suono di un'esplosione. Il silenzio. I due, per qualche ragione, iniziano a vagare per la foresta che circonda il ristorante.
Ecco. Questo è ciò che ho capito del film . AL NAHER è un film che riesce a costruire un'atmosfera affascinante e la fotografia cattura al meglio la suggestiva location in cui ha luogo il film. I dialoghi sono pochi. Durante il film ci si ritrova a riflettere se i nostri due personaggi non siano gli ultimi umani rimasti sulla terra. Una nebbia minacciosa è una presenza che dona un senso di inquietudine.
AL NAHER è un film affascinante ma sembra dimenticarsi dello spettatore. I personaggi non evolvono, non succede nulla di rilevante, niente. Il lungometraggio potrà piacere ai cinefili duri e puri ma gli altri si annoiano prima di sicuro.
In seguito sono tornato alla Sala e alle sue sedie scomodissime per un opera fuori concorso, il britannico "She Will" di Charlotte Colbert.
SHE WILL
Veronica Ghent è un attrice sul viale del tramonto che ha appena subito una doppia mastectomia. La donna, insieme alla sua infermiera personale, si ritira in Scozia per la convalescenza. Il luogo scelto si dimostra sin da subito inquietante: nelle vicinanze del cottage dell'attrice usavano bruciare le streghe nel '700. Oscure presenze invadono la scena e realtà e sogno si fondono.
"She Will" è un horror convincente diretto in maniera sicura dalla giovane regista (alla sua opera prima). L'ambientazione da genere si crea fin da subito in maniera intrigante. Poi quando l'orrore entra in scena, un montaggio capace e delle sequenze suggestive riescono a colpire lo spettatore. Intensa e convincente performance da parte dell'attrice protagonista. Anche il resto del cast convince: su tutti uno "stravagante" Rupert Everett (conosciuto da tutti per il suo ruolo nella commedia con Julia Roberts "Il Matrimonio del mio migliore Amico").
I 90 minuti di durata passano veloci. Un buon film per il suo genere. Mi sorprende non sia passato in Piazza Grande in seconda serata.
E infine la serata si è conclusa con la proiezione in Piazza Grande. Dopo due anni di assenza è stato bello tornare nel luogo più magico per ogni appassionato di cinema del Ticino (e non solo). Prima della proiezione del film della serata è stato premiato Phil Tippett per il suo contributo agli effetti speciali in vari film conosciuti, da Star Wars: L'imperso Colpisce ancora, passando per Robocop e Jurassic Park. Una personalità travolgente che ha "preso possesso" del palco con travolgente simpatia.
E poi si sono spente le luci e il mega schermo di Piazza Grande è tornato (finalmente) ad illuminarsi. Questa sera ho visto ROSE di Aurélie Saada, una produzione francese.
ROSE
Rose è una signora di 78 anni. Una moglie, una madre affettuosa dei figli oramai grandi. La donna sembra avere tutte le certezze per poter vivere gli ultimi anni della sua vita serena. Tuttavia suo marito viene a mancare. Rose trova il coraggio di mettere in discussione di mettere in discussione il ruolo che la società (e la famiglia) vorrebbe per lei: la triste vedova. Con grande coraggio e una gioia contagiosa ritorna a vivere.
Il lungometraggio conquista lo spettatore grazie alla sua travolgente protagonista: un "uragano" di simpatia e gioia. Invece l'interesse per il film si spegne quando seguiamo la vita amorosa dei figli della donna. Ritengo che la regista avrebbe dovuto puntare maggiormente sulla sua protagonista. Inoltre un taglio di un quarto d'ora avrebbe giovato al ritmo di ROSE.
Ciononostante ROSE è una commedia dolce e amara che lascia con il sorriso lo spettatore. Porta a riflettere sul godersi la vita, sul prendersi cura di sé stessi senza temere di risultare egoisti.
A domani amici di Luke's world!