La prima proiezione della giornata è stata, nella sezione PANORAMA SUISSE (dedicata ai film svizzeri che hanno avuto successo nell’anno trascorso nei festival in giro per il mondo), l’opera prima del regista ticinese Francesco Rizzi: CRONOFOBIA. Il lungometraggio narra l’incontro di due personaggi, un uomo e una donna. L’uomo osserva la donna, la segue. La sembra conoscere. Per una coincidenza queste due anime perse si trovano a scontrarsi: ne nascerà una relazione basata sulpassato, su una paura condivisa da entrambi i personaggi del tempo che va avanti (da qui il significato del titolo). L’opera risulta intrigante. Vinicio Marchioni e Sabine Timoteo offrono tue prove d’artificio molto convincenti e la chimica tra loro si sente sullo schermo. La convincente colonna sonora di Zeno Gabaglio dona al film la giusta atmosfera. Insomma, questo CRONOFOBIA è un’opera prima interessante (ben più dell’opera di Ginevra Elkann di ieri sera). Peccato per alcune lungaggini e scene di cui si poteva fare a meno.
Un buon segno dalla cinematografia ticinese, il che non può che far piacere.
A più tardi con il resto del resoconto del Day 2 di #Locarno72 Locarno Film Festival
Il mio Day 2 di #Locarno72 è continuato con il primo lungometraggio del concorso internazionale, dal Brasile: A FEBRE. Il film narra la quotidianità di Justino, guardiano notturno di un deposito portuale: la fine del turno, il viaggio in bus, arrivare ai confini della città con la giungla, il cammino verso casa. Le sue giornate scorrono quasi allo stesso modo. Sua figlia riceve i risultati dell’esame di ammissione per studiare medicina all’università: ha passato l’esame ma dovrà trasferirsi a Brasilia per studiare. Justino viene colpito da una misteriosa febbre. Intanto, una misteriosa presenza nella giungla sembra “chiamarlo”.
Questa è la trama, in breve. La regista del film sceglie di lavorare molto di sottrazione nella messa in scena e se da una parte ne guadagna il mood del film, dall’altra una sceneggiatura abbozzata non aiuta i suoi lodevoli scopi. Non lo nego, mi sono più volte “perso” durante la visione: sequenze reali si alternano a sequenze oniriche e questi due binari confondono. L’opera lavora molto per metafore: il ritorno alle origini, il mantenere le tradizioni sono solo alcuni dei temi messi in scena e che lo spettatore “deve” capire. La regista, documentarista, è alla sua prima esperienza nel cinema di fiction e lo si nota: le inquadrature che seguono i movimenti degli enormi cargo al porto risultano più efficaci e convincenti che la messa in scena “fiction”.
Insomma, un’opera che non convince pienamente.
l terzo film del mio Day 2 al #Locarno72 è stato il primo film della sezione fuori concorso, lo svizzero WIR ELTERN. Il lungometraggio è stato scritto da una coppia e mette in scena tra finzione e realtà la propria vita famigliare con due figli ventenni e un figlio di 9 anni. I due figli più grandi non rispettano alcuna regola, fanno tutto per scontato e i genitori ne hanno abbastanza. Tra bizzarri tentativi di educare gli indisciplinati “figlioli”, momenti di sincera vita famigliare, momenti divertenti(il figlio non curante delle minacce del padre di buttarlo fuori di casa, gli ricorda che ha ripetuto troppe volte la minaccia e che oramai non ha più effetto, l’altro figlio che assume un avvocato per impedire che i genitori lo buttino fuori di casa,...), “incursioni” di veri terapisti famigliari che parlano della famiglia del film ma che riflettono sulla famiglia in generale nella società (un intelligente componente documentaristica del lungometraggio), WIR ELTERN diverte lo spettatore e lo fa riflettere su cosa voglia dire essere un genitore oggi (ma anche su cosa voglia dire essere un figlio). La coppia di sceneggiatori porta sullo schermo uno squarcio della loro vita famigliare (i personaggi dei figli sono interpretati dai loro figli, il padre della famiglia sullo schermo è il regista del film e padre dei ragazzi); questa terapia di famiglia portata sullo schermo funziona molto bene e riesce a parlare al pubblico.
Insomma, un buon film.
Ora sono in Piazza, pronto per i film della serata. A più tardi con le opinioni della serata in Piazza!
Quella appena conclusasi è stata una bella serata in Piazza Grande. L'aria non più così fredda come la scorsa serata ed un cielo stellato a fare da cornice al mega schermo. Ma andiamo con ordine.
In una Piazza Grande decisamente più piena rispetto alla serata precedente, la sempre bella e radiosa Giada Marsadri e la nuova direttrice del Festival del film Lili Hinstin sono salite sul palco alle 21.30 precise. Il primo giovedì del festival in Piazza Grande è da anni dedicato al premio Raimondo Rezzonico ad un produttore cinematografico; quest'anno è stata la volta del trio "Komplizen Fil". Un collettivo di produttori indipendenti conosciuto per aver prodotto opere di registi emergenti negli ultimi ani. Hanno un'idea di cinema piuttosto radicale quindi non penso siano conosciuti al grande pubblico. Ritengo coraggiosa la scelta di premiare loro quest'anno. Se volete sentire cosa hanno da dire sul produrre nuove opere cinematografiche, domani (oggi) alle 10.30 allo spazio cinema saranno presenti per rispondere a tutte le domande.
Dopo la premiazione di rito sono stati introdotti i film della serata. Inizialmente il corto "New Acid" di Basim Magdy, video artista che ha "regalato" alla piazza 14 grandiosi minuti di follia unità a genialità. Lo spunto di partenza è semplice: animali che si scambiano sms. Sono forse animali di uno Zoo? Non importa. Al centro ci sono le personalità dei membri di questa chat di gruppo: lo struzzo impertinente, il pavone filosofo, l'ippopotamo che non sta bene nella sua pelle, le giraffe che dall'alto vedono "oltre",... In questi messaggi di testo gli animali si scrivono cose banali (tutti loro disprezzano i lemuri come traditori della Causa) ma soprattutto si pongono importanti domande filosofiche. Insomma, un corto particolarmente "giusto" per la Piazza.
In seguito è stata la volta del lungometraggio "LA FILLE AU BRACELET" di Stéphane Demoustier. Un film solido che narra il processo di una ragazza, Lise, 18 anni, accusata di aver assassinato la sua migliore amica. La sceneggiatura del lungometraggio è ben delineata e non ha fretta di dire tutto allo spettatore: con il passare dei minuti veniamo a sapere tutti i retroscena della vicenda. Il regista pone l'attenzione sul processo della ragazza: seguiamo le testimonianze, gli avvocati, gli esperti. Ma al centro rimane sempre Lise. Un personaggio ambiguo per il quale non sai se empatizzare o meno. Nelle sue dichiarazioni in tribunale si dimostra fredda, quasi distaccata. Il regista pone al centro dell'attenzione anche i suoi genitori: come vivono tutto quello che sta succedendo a loro figlia? Sono convinti della sua innocenza o meno? Nel corso del processo emergono elementi che fanno dubitare loro quanto bene conoscono la loro "bambina".
Insomma, un film interessante ed intelligente che sceglie un finale non per compiacere lo spettatore ma coerente con la trama.
Lili Hinstin, introducendo il film, ha affermato che questo è il primo film che hanno scelto per la Piazza Grande. Che dire? Se i prossimi film che ci aspettano saranno a questo livello non posso che esserne contento.
A domani, amici di Luke's world, con il Day 3 del Locarno Film Festival