Eccomi qua. Solo tre i film visti oggi. Ma andiamo con ordine.
Dopo aver assistito ai primi minuti della conversazione pubblica con Bill Pulman allo spazio cinema (mi ripeto: grande attore. Ma il dubbio sul fatto che ieri sera in piazza, prima di consegnarli il premio, nella clip con scene dai suoi film, abbiano incluso anche il sequel di Indipence Day rimane. Di fatto, il film non è ancora uscito in Italia, quindi in Ticino non si è ancora visto. Uscita prevista 8 settembre. Inoltre la scena mostrata è anche spoiler. Nessuna polemica al riguardo? Bah... Non c'è più il festival polemico di una volta...😜) sono andato al fevi per il primo film del concorso internazionale. Film proveniente dalla Bulgaria, titolo: Slava (Glory in inglese), prima mondiale, co diretto da Kristina Grozeva e Petar Valchanov. Che dire? Gran bel film. La vicenda dell'onesto addetto alle ferrovie che, dopo aver trovato per caso una marea di soldi, decide di restituirli a posto di tenerseli e che viene "trascinato" in un "gioco" non solo politico ma anche di immagine funziona alla grande. La cosa migliore è che il film rimane costante sul filo tra il dramma di questo uomo comune ed un certa "comicità" di base (già cult: l'altra protagonista principale, l addetta alle relazione pubbliche del primo ministro che, per riuscire ad aver un figlio deve ricorrere a delle punture a cadenza costante sulla pancia, si spoglia dove lavora, e per coprirsi usa la bandiera dell'Unione europea..). Tutti davvero in parte gli attori. Gran film.👍 Unica cosa.. Adesso che il livello dei film in concorso è stato stabilito. Le critiche che seguiranno si adegueranno a quanto ho apprezzato il film. Quindi.. Responsabili della programmazione del festival... Perché piazzare quello che può essere l asso del concorso all'inizio? Mistero.
Finito il film. Di corsa alla SALA (per coloro non lo sanno sarebbero le tre palestre del liceo unite dove è stata costruita un'ampia sala cinematografica per il festival) per il documentario UNE JEUNE FILLE DE 90 ANS. Mi avvicino alla SALA e vedo una colonna immensa. Inizia la disperazione tipica da festival. Ma per fortuna alla fine, riesco a trovare un posto. Sale super piena. Che dire del film? Molto bello. La vicenda di questa anziana signora che vive in una casa anziani nei dintorni di Parigi e che si innamora del coreografo che si presta a seguire gli ospiti per aiutarli attraverso la danza convince non poco. In primo luogo per la protagonista. Lo sguardo di questa anziana signora quando balla per esempio illumina, nel vero senso della parola, lo schermo. In secondo lupo gli altri ospiti della casa anziani. Tutti con un loro carattere. Molto apprezzabile infatti la scelt di puntare sulle battute dei personaggi a tratti esilaranti. Ma il documentario emoziona (no, non mi vergogno ad ammetterlo) e ricorda nuovamente ad una società che troppo spesso sembra dimenticarlo, che l alzheimer non è una cosa "simpatica" (e lo posso confermare per esperienza diretta, conoscendo una signora che ne era malata). A questo punto devo citare i registi: Valeria Bruni Tedeschi (si, una delle due "gioiose" pazze dell'ultimo film del regista italiano Paolo Virzì. Si, non ho ancora visto il film in questione. Tranquilli, lo vedrò sicuramente😊) e Yann Coridian. A quanto ho capito, è il primo documentario che la Bruni Tedeschi gira. Che dire..? Bel colpo. Unica pecca de documentario: se si osserva bene, si ha l impressione che gran parte del film sia costruita quindi non è un vero e proprio film del reale (ma questa è solo una mia impressione.. Considerate che ho girato solo un minuscolo documentario e ho appena finito di scrivere una tesi riguardante il genere documentario...). Ma in fondo non importa. L espressione della protagonista vale da sola tutto il lavoro.
E si arriva al film in Piazza. O meglio, al FEVI. Visto il diluvio che ha colpito il Ticino questa sera. Poche parole riguardanti al bla bla pre film. Premio a Jane Birkin (ammetto che non sapevo chi fosse ma oltre ad aver recitato per Michelangelo Antonioni ha anche cantato assieme a Serge Gainsbourg la canzone francese piuttosto conosciuta "Je t'aime...moi non plus".. Magari non vi dirà niente il titolo ma provate a cercarla ed ad ascoltarla e sono sicuro che direte "ah sì.. La conosco questa canzone"). Premio al produttore David Linde (quello che ha prodotto LA TIGRE E IL DRAGONE tanto per fare un nome di tutti i film che ha prodotto).
Due belle persone che sono state liquidate velocemente (che qualcuno abbia criticato il bla bla di apertura di ieri sera in Piazza?). Poi sale sul palco la delegazione del film della serata. Film di produzione svizzero-francese dal titolo MOKA e diretto da Frédéric Mermoud. Che dire la mia attesa per questo film era piuttosto alta. Trailer promettente. Due bravi attrici protagoniste. Definito thriller psicologico. Insomma.. Gli elementi per farmi sopportare l attesa in colonna prima di entrare al FEVI c'erano tutti. Inizia il film. Titoli di testa su sfondo bianco. Comincio a gasarmi e mi dico "dai che è qualcosa di diverso ed interessante". Purtroppo poi il film prosegue nei suoi 89 minuti. La sceneggiatura infila una dopo l altra situazioni assurde, momento (involontariamente) ridicoli, battute senza senso. Non basta (purtroppo) la mini sorpresa finale a cambiare il destino del film. Il film è brutto, diciamocelo subito. La storia della madre alla ricerca di vendetta (si presume) per la morte del giovane figlio investito da un auto che ha proseguito senza prestargli soccorso non funziona e non coinvolge. Se si pensa poi che la storia è tratta da un libro e la sceneggiatura è firmata da tre persone (oltre l autrice del libro) anche lo stesso regista, c'è da mettersi le mani nei capelli (lo so non ne ho di capelli... Quindi diciamo che c'è da mettersi le mani in testa😂)
Di base ci si domanda: il regista voleva raccontar la storia di due madri o fare un revenge movie (alla KILL BILL dicendo per assurdo)? No, perché nessuno dei due argomenti funziona nel film e non vien sviluppato. Ma un'altra cosa che mi colpisce è come il regista ha presentato il suo film. Tante metafore secondo lui (le vede solo lui e le sfrutta male) e, thriller psicologico... Ma dove? Zero suspence in tutto il film. Zero tentativo di costruire un minimo di tensione. Colpa del montaggio? Del regista stesso? Non so. Il problema c'è e per me è alquanto rilevante.
L attenzione viene data principalmente alle due protagoniste: Emmanuelle Devos e Nathalie Baye. Quando le due interagiscono nella stessa inquadratura il film funziona leggermente di più grazie alle loro doti recitative.
Insomma: delusione totale. Mi domando.. Dove è finito il regista del corto L'ESCALIER e del buon lungometraggio d'esordio COMPLICES passato in concorso a Locarno nel 2009? Nessuna idea. Eppure è sempre lui. Che sia stato sostituito da un clone? Sono aperte le scommesse😂
Comunque.. Se questo è il futuro del cinema svizzero io mi fermo al passato di DIE HERBSZEITLOSEN (Fiori d'autunno in italiano, de 2006, diretto da Bettina Oberli) o di GROUNDING-Gli ultimo giorno di Swissair (2006, diretto da Michael Steiner prima che si dedicasse al film sul massacro delle miss... Das Missen Massaker, del 2012, passato in Piazza Grande a Locarno, horror trash divertente ma consapevole di essere trash) e aspetto il prossimo treno per il futuro del cinema svizzero.
Saluti.
A domani con il resoconto del day 3 di #Locarno69