Ed è arrivata la conclusione di #Locarno78, segnata dalla rivelazione dei premiati di questa edizione e dalla pioggia che in serata ha bagnato Piazza Grande.
Questo pomeriggio ho assistito alla cerimonia di premiazione. Non avendo visto tutti i film, mi è difficile esprimere un’opinione complessiva. Mi è parso però un palmarès un po’ sottotono che, soprattutto nel concorso internazionale, non ha riconosciuto diversi titoli meritevoli. Il Pardo d’oro a “Tabi to Hibi” (Two Seasons, Two Strangers) di Sho Miyake non mi è dispiaciuto: è un film ben fatto, che propone una riflessione interessante sui rapporti umani e sul ruolo delle parole, arricchita da un efficace discorso metafilmico. Ma, come scrivevo ieri, nella seconda parte perde ritmo e si dilunga troppo. Resta comunque la curiosità di scoprire il manga da cui è tratto.
White Snail, coproduzione Austria-Germania, ha portato a casa due premi. Questo vizio di assegnare più riconoscimenti allo stesso film è diventato una fastidiosa abitudine delle giurie di Locarno. I due interpreti principali hanno sicuramente meritato il premio, considerando che era la loro prima prova in un lungometraggio, ma il Gran Premio della giuria allo stesso titolo lascia perplessi. Anche perché in concorso c’erano opere come lo splendido “Yakushima’s Illusion”, l’intrigante “Solomamamma”, il buon “Mektoub, My Love: Canto Due” e il folle ma esilarante e profondo “Dracula”, rimaste a mani vuote.
Per la sezione Cineasti del presente, avendo visto un solo titolo, non posso dire molto; mi è però dispiaciuto che non sia stato riconosciuto il piccolo ma valido sci-fi coreano a bassissimo costo “The Fin”.
Quanto ai Pardi di Domani, non ho visto abbastanza corti da farmi un’idea generale, ma sono contento che il Pardino d’oro del concorso internazionale sia andato a “Hyena”, produzione americana diretta da un giovane regista cinese: l’entusiasmo con cui ha accolto il premio è stato contagioso. E ha fatto piacere anche il Pardino d’argento del concorso nazionale a Francesco Poloni, diplomato al CISA: un bel riconoscimento per un giovane regista ticinese.
E poi è arrivata la sera. Sotto un cielo minaccioso di pioggia sono tornato in Piazza Grande per l’ultima volta di questa edizione del Locarno Film Festival. Un po’ di tristezza era inevitabile, ma come ogni anno anche il Festival deve finire. Alle 21 il palco si è illuminato: dopo il saluto del sindaco Nicola Pini, è intervenuto il presidente della giuria Rithy Panh, che ha invitato sul palco il vincitore del Pardo d’oro Sho Miyake. Proprio in quel momento ha iniziato a piovigginare.
Poi è stato annunciato il Premio del Pubblico. Come l’anno scorso, il direttore regionale di UBS Ticino ha rivelato che due film erano i favoriti: sarebbe davvero interessante sapere quale fosse l’altro. Alla fine il premio è andato a “Rosemead”, proiettato giovedì in Piazza Grande: un film straziante ma bellissimo, che spero questo riconoscimento aiuti nel suo percorso.
Intanto la pioggia diventava sempre più insistente. Nonostante l’esodo del pubblico, è salita sul palco la presidente del Festival, che ha pronunciato un brevissimo discorso prima di dichiarare chiusa l’edizione di quest’anno. Poi sono saliti il regista e uno dei due attori principali del film di chiusura. Il regista ha invitato la gente a restare, ma non tutti lo hanno ascoltato. Sono riusciti a dire appena due parole prima che la pioggia costringesse gli organizzatori a concludere velocemente la cerimonia di chiusura. Ormai l’acquazzone era forte. Ho esitato se andarmene o meno, ma alla fine ho deciso di restare, armato di mantellina.
Le luci di Piazza Grande si sono spente e il Pardo è tornato a ruggire per l’ultima volta, prima di riposarsi fino al 5 agosto 2026.
KISS OF THE SPIDER WOMAN
Di Bill Condon
(Stati Uniti, Uruguay)
Argentina, 1983. Valentín è in carcere per le sue idee politiche contro il regime e viene torturato pur di estorcergli informazioni sul movimento di rivolta di cui fa parte. Condivide la cella con Molina, omosessuale incarcerato per atti osceni. Per fuggire alla durezza della prigione, Molina racconta a Valentín la trama del suo film preferito, Il bacio della donna ragno, un vecchio musical hollywoodiano. Tra i due nasce un legame che, poco a poco, si trasforma in amore.
Remake del film del 1985 — a sua volta tratto dal musical di Broadway ispirato al celebre romanzo — “Kiss of the Spider Woman” è un musical ben realizzato. Le sequenze di canto e ballo funzionano e le parti ambientate all’interno del film raccontato da Molina sono un riuscito omaggio ai musical hollywoodiani degli anni ’40 e ’50. Jennifer Lopez convince nel ruolo della diva, tanto che già si parla di una sua possibile candidatura all’Oscar. Diego Luna e Tonatiuh offrono interpretazioni solide nei ruoli dei due protagonisti.
Il film, però, soffre di una durata eccessiva: un taglio di una ventina di minuti avrebbe sicuramente giovato al ritmo. Il finale, troppo carico di melodramma, non ha la stessa efficacia emotiva della prima parte, e alcune scene risultano un po’ stucchevoli.
“Kiss of the Spider Woman” si lascia guardare e regala momenti riusciti, soprattutto nei numeri musicali. Tuttavia, qualche eccesso melodrammatico e una durata sproporzionata impediscono al film di essere davvero all’altezza delle sue ambizioni.
Amici di Luke’s World, siamo arrivati alla fine del mio reportage dal Locarno Film Festival 2025. Spero che abbiate apprezzato i miei racconti e che sia riuscito a trasmettervi almeno un po’ dell’atmosfera unica del Festival. Non esitate a lasciarmi feedback o consigli su come migliorare il reportage il prossimo anno: sto anche pensando di aggiungere contenuti audio…
Intanto saluto con un po’ di malinconia il Pardo e il grande schermo di Piazza Grande. Quest’anno la nuova struttura non gli ha reso giustizia: spero che nel 2026 si trovi una soluzione migliore.
Alla prossima!