Un po' meno puntuale del solito, sono pronto a raccontarvi il mio Day 10 al Festival del film di Locarno.
Siamo giunti al penultimo giorno di Festival. Il Pardo, purtroppo, sta già per salutarci anche per quest'anno e fra poche ore conosceremo tutti i verdetti delle giurie.
Questa mattina ho seguito la conversazione pubblica con Asia Argento. L'attrice e regista si è raccontata per un'ora senza risparmiarsi, mostrando anche le proprie fragilità. Ho apprezzato particolarmente la vulnerabilità con cui ha affrontato alcuni momenti della discussione. Devo ammettere che avevo un certo pregiudizio su di lei come persona e che, dopo questo incontro, la mia opinione è cambiata. Quella su di lei come attrice, invece, è un'altra storia ed è rimasta la stessa. Diciamo così. :)
È stato comunque bello poter seguire anche questo momento del Festival.
Come già avvenuto con Isabella Rossellini e Zoe Saldaña, ho avuto l'occasione di raccontare questa Conversation in un articolo per TicinoOnline, che trovate qui: https://www.tio.ch/ticino/attualita/1943951/film-argento-fare-proprio-stato-cinema-racconta-carriera-anni-padre. Li ringrazio nuovamente per l’opportunità e per la fiducia.
Poi sono entrato al Fevi per l'ultima volta quest'anno, per vedere l'ultimo film in corsa per il Pardo d'oro.
THE HOUSE ON THE MOON
Di Nelson Yeo
(Singapore, Taiwan, Germania, Indonesia)
Dopo aver abbattuto nove dei dieci soli che stavano bruciando la Terra, il leggendario arciere Hou Yi vive nella Casa sulla Luna insieme all'amata e immortale Chang Er. Quando il Sole rimasto comincia a morire, Hou Yi parte per cercare di salvarlo, ma di lui si perdono le tracce. Chang Er incontra allora un bandito proveniente dalla Terra e insieme a lui parte verso la faccia nascosta della Luna alla ricerca dell'amato.
Basato sul mito cinese di Chang'e e Hou Yi, “The House on the Moon” è un film di fantascienza ambizioso e originale. La narrazione è piuttosto complessa e, soprattutto nella prima parte, a tratti persino troppo cervellotica. Con il passare dei minuti, però, il film diventa più convincente e riesce anche ad aggiungere alcuni tocchi di leggerezza che funzionano bene. Buone inoltre le interpretazioni dell'intero cast.
Dopo aver vinto a Locarno nel 2023 nella sezione Cineasti del presente con la sua opera prima, Nelson Yeo dimostra di avere le idee chiare soprattutto dal punto di vista della regia. “The House on the Moon” mescola generi e tecniche differenti e porta sullo schermo diverse immagini belle ed evocative. Si percepisce in alcuni momenti come l'ambizione del progetto sia probabilmente superiore al budget a disposizione, ma proprio questo limite sembra aver spinto Yeo a trovare soluzioni creative nella messa in scena. È evidente soprattutto nelle sequenze di combattimento, dove anche il montaggio viene utilizzato efficacemente per sopperire a ciò che sarebbe stato difficile mostrare in maniera più spettacolare.
“The House on the Moon” è insomma un film originale, complesso e ambizioso, che riesce comunque ad affascinare. È anche un bell'omaggio al genere wuxia. Ammetto di non essere sicuro di averne compreso fino in fondo ogni passaggio, ma proprio la sua stranezza e la sua inventiva mi hanno incuriosito e conquistato. Una sensazione evidentemente non condivisa da tutti: durante la proiezione diverse persone hanno infatti lasciato la sala.
Ed è arrivato il momento di salutare il Fevi anche per quest'anno. È stato un saluto dolceamaro, ma il Fevi ha capito che ci rivedremo l'anno prossimo. :)
Dopodiché ho sfidato il gran caldo e sono andato al Kursaal per l'ultima proiezione della sezione “Locarno Kids”.
Questa sezione è stata una bella sorpresa. Ho visto film leggeri, ma non per questo meno importanti, e ho trovato molto bella anche la scelta di proporre prima di ogni proiezione un cortometraggio realizzato da giovani.
Ho invece qualche dubbio sulla scelta di rendere competitiva la sezione. In Ticino esiste già Castellinaria, un festival interamente dedicato al cinema giovane, e mi chiedo se una Locarno Kids competitiva non rischi in parte di sovrapporsi al lavoro svolto da anni dalla manifestazione bellinzonese e di toglierle un po' di spazio. Va comunque ricordato che Castellinaria ha collaborato con il Locarno Film Festival proprio per questa sezione.
Prima della proiezione di oggi, in un Kursaal non così pieno come ieri, è stato mostrato un piccolo cortometraggio in stop motion realizzato da alcune bambine della regione. L'ho trovato simpaticissimo.
CARMEN, L’OISEAU REBELLE
Di Sébastien Laudenbach
(Francia)
Il giovane Salva, apprendista di un arrotino, torna a Siviglia. Qui incontra Carmen e ne rimane affascinato. Il suo padrone, capace di prevedere il futuro mentre affila le lame, ha una visione inquietante lavorando sul coltello del brigadiere José: sarà proprio lui a uccidere Carmen. Insieme all'amica Belén e a una gang di ragazzi di strada, Salva farà di tutto per impedire che la profezia si avveri e salvare Carmen.
Sébastien Laudenbach firma un gran bel film d'animazione che propone una variazione intelligente della celebre Carmen di Georges Bizet, riuscendo a parlare sia ai bambini sia agli adulti. I ragazzi al centro della vicenda sono ben delineati e diventano spettatori della storia di Carmen: conoscono il destino che l'attende e tentano in ogni modo di cambiarlo. Sono personaggi che funzionano e che rimangono con lo spettatore anche dopo la fine del film. Attraverso di loro, l'opera riesce inoltre a riproporre in maniera accessibile uno dei temi centrali della storia di Carmen: il confine tra amore e possesso e il diritto della protagonista a rimanere libera di scegliere il proprio destino.
Particolare e affascinante è anche lo stile d'animazione di Laudenbach, già coautore di “Linda veut du poulet!”, presentato tre anni fa al Festival. Il film cerca volutamente l'effetto di un'animazione disegnata a mano, giocando con colori non realistici per i suoi personaggi e con la luce. A questo si aggiunge una bella colonna sonora, che rielabora alcuni dei celebri brani dell'opera di Bizet adattandoli al mondo del film.
“Carmen, l'oiseau rebelle” è insomma un gran bel film d'animazione, a tratti anche commovente, con un bel messaggio e capace di parlare a pubblici di età diverse. Può inoltre rappresentare una bella porta d'ingresso alla Carmen anche per chi, come il sottoscritto, non conosce particolarmente bene l'opera.
Poi, come d'abitudine, sono tornato a casa per una buona cena prima di ritornare in Piazza Grande per la penultima volta in questa edizione.
Anche questa sera il gran caldo l'ha fatta da padrone. I ventagli venivano sventolati con ancora più vigore di ieri, mentre alcuni lampi nelle vicinanze lasciavano presagire l'arrivo della pioggia che, fortunatamente, non è arrivata a bagnare la Piazza.
E rapidamente sono arrivate le 21.30, quando le luci del palco si sono accese. O meglio: la presentatrice di Piazza Grande Sandy Altermatt e il direttore artistico Giona A. Nazzaro hanno salutato il pubblico direttamente dal tappeto rosso, prima di raggiungere il palco.
Questa sera è stato assegnato il Pardo d'onore al regista Darren Aronofsky, autore di film come “Requiem for a Dream” (2000) e “Black Swan” (2010). Il regista americano ha ringraziato il Festival e il pubblico per il riconoscimento.
In seguito è salita sul palco la delegazione del film della serata, priva però del suo protagonista.
Poi le luci si sono spente e i passi felpati del Pardo sono tornati a echeggiare in Piazza, seguiti dal suo ruggito che ha introdotto il film della serata.
DEMAIN JE TOMBE AMOUREUX
Di Martin Provost
(Francia, Belgio)
Émile è un professore di letteratura di un liceo di Dieppe. Il giorno del suo pensionamento tiene ai suoi studenti un'ultima lezione sull'amore, ma una domanda lo mette in difficoltà: è ancora innamorato di sua moglie? Tornato a casa, scopre che la donna lo ha lasciato per un altro uomo. Improvvisamente solo, Émile si ritrova davanti a tre donne: una decisa a sedurlo, un amore del passato che non ha mai dimenticato e una donna in fuga dalla propria vita che lavora come domestica a casa di sua madre. Dopo aver passato una vita a studiare e insegnare la letteratura, Émile dovrà scoprire quanto ciò che ha imparato sui libri riguardo all'amore corrisponda alla realtà.
“Demain je tombe amoureux” è una commedia divertente che poggia in gran parte sulle spalle di Fabrice Luchini. Il talentuoso attore francese dà la giusta vita e il giusto spessore al nevrotico e insicuro Émile, riuscendo a renderlo divertente anche nelle sue contraddizioni. Intorno a lui troviamo diversi personaggi femminili forti e ben delineati, sostenuti dalle interpretazioni di Emmanuelle Devos, Chiara Mastroianni e Carole Bouquet.
La riflessione sull'amore portata avanti da Martin Provost, anche sceneggiatore del film, è interessante e non banale. Il regista mette a confronto l'idea dell'amore costruita attraverso la letteratura con quella decisamente più complicata della vita reale, riuscendo anche a ricavarne diversi momenti divertenti.
A volte, però, questa componente letteraria prende un po' troppo il sopravvento. Le numerose citazioni e i continui riferimenti ai testi che hanno raccontato l'amore finiscono in alcuni momenti per diventare degli intellettualismi fini a se stessi, invece di aggiungere realmente qualcosa ai personaggi e alla vicenda.
Ciononostante, “Demain je tombe amoureux” è una bella commedia, anche se non particolarmente memorabile. Qualche minuto in meno probabilmente le avrebbe giovato, ma il film diverte, propone una riflessione interessante sull'amore ed è soprattutto un'ulteriore conferma del talento di Fabrice Luchini per la commedia.
E anche per oggi è tutto.
Domani si chiude anche questa edizione del Festival. Sento già un po' di malinconia, ma tutte le cose belle devono finire. Conosceremo tutti i premiati, compreso il vincitore del Premio del pubblico, e in Piazza Grande ci aspetterà il film di chiusura, un'altra commedia francese.
Rimanete sintonizzati e a domani con il racconto dell'ultimo giorno, il Day 11, e con i miei pensieri finali su questa edizione del Festival!