L’edizione numero 75 del Festival del film di Locarno si è appena conclusa. Ieri sono stati assegnati i premi dei vari concorsi principali così come il prix du public UBS.
Non posso giudicare tutti i giudizi emessi dalle giurie perché non ho visto tutti i film. Per esempio della sezione “Pardi di Domani” ho visto solo quattro cortometraggi e non ho visto le opere vincitrici. Ma qualche parere lo posso esprimere sulle altre sezioni.
Vi è l’impressione che le giurie, seppur abbiano dichiarato come i lungometraggi visti fossero di alto livello, abbiano apprezzato pochi partecipanti ai concorsi che erano chiamate a giudicare. Infatti hanno assegnato tutti i riconoscimenti a pochissime opere. Una scelta mai vista (seguo il festival da 17 anni) e a mio parere azzardata e criticabile. Per esempio nei “cineasti del presente” due premi sono finiti al lungometraggio ucraino “Yak Tam Katia?”: interpretazione femminile e premio speciale della giuria. E il croato “Sigurno mjesto” ha portato a casa ben 3 riconoscimenti: opera prima, interpretazione maschile, regista emergente. Mentre nel “concorso internazionale” 3 premi sono stati vinti da “TENGO SUEÑOS ELÉCTRICOS”, coproduzione Belgio, Francia, Costa Rica: interpretazione maschile, interpretazione femminile e regia. Ho visto quest’ultimo lungometraggio. È una solida opera prima con due bravi interpreti principali ma non lo reputo un tale capolavoro da meritare così tanti riconoscimenti. Mi sembra che la giuria del “concorso internazionale” abbia svolto il suo dovere con una certa pigrizia. Non è stata assegnata nessuna menzione speciale e solo tre opere tra le 17 nella competizione principale sono state riconosciute. Non ho visto “Regla 34”, vincitore del Pardo D’oro. Ho visto “Gigi la legge”, premio speciale della giuria: un buon film che riesce ad aggiungere un pizzico di magia alla realtà. Penso che questo palmares del “concorso internazionale” abbia ingiustamente tralasciato alcune opere che meritavano un riconoscimento. In primo luogo “Skazka” di Alexander Sokurov: un film originale, divertente e profondo. Non voglio pensare che sia stato dimenticato dalla giuria per ragioni politiche. Inoltre “Stone Turtle”, “Declaration” e “Bowling Saturne”, tre lungometraggi di generi cinematografici diversi, sono stati ingiustamente dimenticato. Ognuno di loro aveva qualcosa da dire e lo faceva molto bene.
Per quanto riguarda i “cineasti del presente” spiace non vedere minimamente riconosciuti né “Before I change my mind”, né “Arnold is a good student”. Il primo è un’opera intelligente che racconta un tema delicato con il giusto occhio. Il secondo è una storia semplice che parla di giovani terrorizzati dal futuro con un punto di vista fresco e originale. Tuttavia sono contento che lo slovacco “Svetlonoc” abbia vinto questo concorso: un sguardo acuto sul maschilismo tossico che danneggia la vita di molte donne, attraverso le suggestioni del genere horror e le superstizioni sulle streghe e i loro sabba.
Spero che le giurie dell’edizione numero 76 del Festival svolgeranno un lavoro più efficiente.
La selezione di film visti in Piazza Grande è stata mediamente buona. Se escludiamo il ridicolo involontario “Une femme de notre temps” con Sophie Marceau, le opere viste hanno sempre caratterizzato belle serate sotto le stelle. Sono contento che il bel “Last Dance” abbia vinto il premio del pubblico: una storia semplice che riesce a strappare più di una risata e che ha colpito il pubblico della Piazza. Mentre “Annie Colère” ha vinto il “Variety Piazza Grande award”: una storia intensa che ricorda un momento storico fondamentale per i diritti delle donne. Forse il film non era adatto al grande pubblico che ogni sera guardi i film sul grande schermo sotto le stelle. Infatti ho saputo che una decina di persone sono state male durante la proiezione.
L’iniziativa “postcards form the future”, una serie di corti firmati da registi diversi sul tema del futuro, non è completamente riuscita. L’idea era interessante ma mostrare queste brevi opere ogni sera in Piazza Grande senza un minimo di introduzione è stata una scelta azzardata. Ho notato grande confusione tra gli spettatori seduti attorno a me quando si trovavano di fronte a un cortometraggio invece che al film della serata. Anche la qualità di queste cartoline non è a mio parere delle migliori. Tra le tante ho apprezzato solo quelle di Fredi M. Murer e Kevin B. Lee.
In generale, questa edizione del Festival del film di Locarno è stata caratterizzata da molte belle scoperte così come da tante opere presuntuose che annoiano o che impongo la loro morale allo spettatore. Ciò fa parte dell’esperienza al Festival. Come anche il tentativo di vedere un film al Fevi quando piove la sera. Tuttavia questo aspetto deve essere migliorato il prima possibile. Non è possibile che in caso di forti piogge, l’unica alternativa alla Piazza sia un Palazzetto quasi completamente occupato da ospiti dei vari sponsor. Sono gli spettatori paganti che rendono grande il Festival di Locarno. Spero che i responsabili della manifestazione se ne rendano conto e che possano organizzare una soluzione per questo grande problema che dura da oramai fin troppe edizioni.
E così i dieci giorni più amati da ogni amante di cinema della zona sono giunti a termine. Prendendo in prestito le parole del direttore artistico Giona Nazzaro “Non possiamo ricominciare da capo? Prendiamo altri dieci giorni e facciamo il Festival da capo”. Sarebbe un sogno.
Ci vediamo l’anno prossimo Pardo per un’altra abbuffata di cinema. Non vedo l’ora.
Appuntamento dal 2 al 12 agosto 2023!