Anche il #day10 del Festival del film di Locarno si è concluso. Siamo entrati nell’ultima giornata, sta per arrivare il palmares.
La giornata l’ho passata quasi interamente in compagnia dei “cineasti del presente”. Il mio viaggio filmico è iniziato in Canada, è proseguito in Angola e si è concluso in Slovacchia. La sera ho fatto un viaggio in un momento buio della storia francese e non solo.
Ma andiamo con ordine.
Prima proiezione in una sala 3 dal Palacinema sold out.
BEFORE I CHANGE MY MIND
Di Trevor Anderson
-> Canada
Canada, 1987. Robin e suo padre si sono appena trasferiti dall’America. Quando entra nella sua nuova classe, la domanda principale sulla bocca di ogni suo compagno è: “ma è un maschio o una femmina?”. Robin non da risposta poiché si identifica come non binario. Dopo poco tempo intreccia una particolare amicizia con il bullo della scuola. Un rapporto che cambierà gli equilibri all’interno della classe.
“Before I change my mind” è una brillante commedia che affronta il tema dell’identità sessuale con un tono sorprendente. Robin è un personaggio normale alla ricerca del proprio posto nel mondo. Il film poteva cadere nel registro del dramma è imporre un messaggio sociale. Tuttavia il regista Trevor Anderson evita ogni trappola retorica e confeziona un bel film che parla di un gruppo di ragazzi e della loro difficoltà a capire chi sono. Inoltre la sua sceneggiatura è brillante. Ogni personaggio è costruito nel giusto modo ed è ben interpretato. Inoltre regala un finale che non offre risposte ma che soddisfa.
“Before I change my mind” è un bella sorpresa. Trevor Anderson firma una sorprendente opera prima che regala più di una risata e porta al centro dell’attenzione un argomento che coinvolge tanti giovani in giro per il mondo.
Mi sono poi spostato a “L’altra sala”
NOSSA SENHORA DA LOJA DO CHINÊS (our lady of the Chinese shop)
Di Ery Claver
-> Angola
Luanda, capitale dell’Angola. Una casalinga si occupa del marito malato e cerca di passare oltre la scomparsa della figlia. Un ragazzo che vive per strada cerca il suo cane, il suo migliore amico. Un barbiere in cerca di una vita migliore trova la sua strada. Questi personaggi in cerca di pace vivono un momento in cui la loro vita cambierà, sotto l’occhio di una statua di plastica della Vergine Maria, esposta di fronte a un negozio di un commerciante cinese. Quest’ultimo ci narra le storie degli abitanti del quartiere.
Diviso in capitolo, “Our lady of the Chinese shop” pone l’attenzione sulla progressiva espansione della Cina nello stato africano. Nonostante l’attenzione sia sulle storie dei personaggi, vi è una sottile vena polemica nel film.
La voce narrante, proprietario del negozio che vende effigi della Madonna, osserva quello che accade e riflette sul senso della vita grazie a proverbi cinesi. Questo è un problema per l’opera di Ery Claver in quanto è troppo spesso presente ed eccessivamente prolissa. Ciononostante la messa in scena è originale e lo spettatore ha l’occasione di vedere un’Africa diversa da quella spesso stereotipata nel cinema. “Our lady of the Chinese shop” brilla soprattutto in una lunga sequenza che ha luogo in un anfiteatro. Qui assistiamo a discussioni politiche, a gioie per alcuni, a crolli per altri. La location è suggestiva e gli spalti riempiti da vestiti stesi al sole a rappresentare il pubblico sono una bella trovata del regista.
“Our lady of the Chinese shop” è il secondo lungometraggio di Ery Claver. Il suo sguardo sui personaggi è interessante ma il film soffre di alcuni momenti morti e di una durata eccessiva. Non ci troviamo di fronte a un’opera completamente riuscita ma il giovane regista va senza dubbio tenuto d’occhio: il suo prossimo lavoro potrebbe essere un capolavoro.
https://www.youtube.com/watch?v=epdERYM4eFs
Mi sono poi spostato al Kursaal per la mia ultima tappa tra i “cineasti del presente”.
SVETLONOC (Nightsiren)
Di Tereza Nvotová
-> Slovacchia, Repubblica Ceca
Charlotte torna al suo villaggio natale in montagna poiché ha ricevuto una lettera dal municipio dove le viene comunicato che deve ritirare l’eredità della madre. La giovane ha passato la vita a sfuggire dalla sua infanzia traumatica. Ma il rapporto travagliato con il compagno la spinge a tornare per ritrovarsi, per fare pace con i demoni legati al passato e per scoprire come è morta sua mamma. La ricerca della verità di Charlotte si intreccia con delle leggende legate alle streghe. I paesani non accolgono bene l’arrivo della giovane. Solo Mira, giovane abitante del luogo le offre la sua amicizia. Quando strani eventi funestano il villaggio, Charlotte viene presto accusata di essere una strega. La realtà e il sovrannaturale portano la protagonista a far fronte a terribili avvenimenti.
“Svetlonmoc” è un riuscito atto di accusa alla misoginia, ancora dilagante nella società. La sceneggiatura è ben delineata e non annoia. Dopo soli pochi minuti ha luogo qualcosa di terribile e lo spettatore è preso in contropiede. Il lungometraggio ha un buon ritmo e buone interpretazioni. Le leggende sulle streghe non sono completamente sparite nel 2022. Ci sono ancora tante persone che ci credono e le conseguenze possono essere devastanti.
Se passiamo sopra ad alcuni errori di continuità tra un’inquadratura e l’altra, così come a un finale eccessivamente criptico, l’opera seconda di Tereza Nvotová è un suggestivo mix tra dramma e horror.
https://www.youtube.com/watch?v=R0MMgEj6fbQ
Dopo una buona cena, mi sono spostato in Piazza Grande. Una pioggia leggera intermittente ha funestato la serata ma ben poche persone se ne sono andate durante la proiezione, tutti erano muniti di mantelline. Ma andiamo con ordine.
I primi a salire sul palco sono stati, come sempre, il direttore artistico Giona Nazzaro e la presentatrice Giada Marsadri. Hanno subito introdotto Kelly Reichardt, Pardo D’onore di questa edizione numero 75 del Festival. A premiarla era presente il regista statunitense Todd Haynes. La regista si è visibilmente emozionata per il lungo applauso che ha ricevuto. In seguito Haynes ha parlato della retrospettiva di quest’anno dedicata a Douglas Sirk, grande autore di melodrammi di origini germaniche, morto a Lugano nel 1987.
Poi è stato introdotto il primo film della serata.
Le luci si sono spente e il maxi schermo di Piazza Grande si è illuminato per la sua penultima volta per questa edizione.
Come ogni sera è stata proiettata una “postcard from the future”. Il cortometraggio è firmato da Annemarie Jacir, regista palestinese autrice dello splendido “Wajib”, passato in concorso a Locarno nel 2017. Avevo grandi aspettative per questa sua opera ma ne sono rimasto deluso. Il film è un mero esercizio di stile che non comunica nulla. Peccato.
VOUS N’AUREZ PAS MA HAINE (You will not have my hate)
Di Kilian Riedhof
-> Germania, Francia, Belgio
La notte tra il 13 e il 14 novembre 2015 alcuni attentati sconvolgono Parigi e il mondo intero. Tra loro tante persone uccise mentre assistevano a un concerto al Bataclan. Una di queste era la compagna di Antoine Leiris e madre di un bambino di poco più di un anno. L’uomo, distrutto dal dolore, cerca di rimettere in piedi la sua vita e fa del suo meglio nel suo nuovo ruolo di unico genitore. Una sera Antonine scrive una lunga lettere agli attentatori e decide di postarla su Facebook. Il messaggio verrà condiviso migliaia di volte e raggiungerà i media. Nel suo sfogo, l’uomo afferma che non la darà vinta ai terroristi e scrive: “Non avrete il mio odio”.
“Vous n’aurez pas ma haine” racconta la storia di Antoine Leiris. Un uomo qualunque che scelto la pace al posto dell’odio. Il film mette in scena gli avvenimenti con delicatezza e mantiene l’attenzione sul suo personaggio principale senza cedere in ricostruzioni di cattivo gusto, in un abuso di filmati riguardanti quella sera o in una marea di dialoghi. Il regista sceglie di vivere il dolore di Antoine rimanendo sempre con lui attraverso dolore, tristezza, insonnia. I suoi silenzi valgono più di mille parole grazie anche all’intensa interpretazione di Pierre Deladonchamps.
Confesso che il momento in cui viene scritta la lettera mi ha commosso. Non mi emoziono così facilmente quando guardo un film ma di fronte a questa storia non si rimane indifferenti.
Pierre Deladonchamps da il giusto spesso ad Antoine.
L’opera di Kilian Riedhof è un commovente dramma che affronta con delicatezza un episodio buio della storia francese e mondiale.
https://www.youtube.com/watch?v=qQt4nRpzRbw
P.s: vi lascio il link per leggere la lettera di Antoine Leiris.
https://static1.squarespace.com/.../Open+Letter+by...
Domani sapremo tutti i premiati di questa edizione numero 75 del Locarno Film Festival
Continuate a seguirmi!