Puntuale come un orologio (svizzero, chiaramente), quando il Pardo torna a ruggire in quel di Piazza Grande a Locarno, il vostro festivaliero preferito risponde presente.
È iniziata oggi, in una giornata estiva terribilmente calda, la 79ª edizione del Locarno Film Festival.
Quest'anno vi racconterò il Festival in una veste inedita: quella di accreditato stampa.
Il mio Festival è quindi iniziato questo pomeriggio con la conferenza stampa del film di apertura della kermesse locarnese. È stata un'esperienza molto interessante, alla quale non avevo mai partecipato prima.
Poi, in serata, mi sono spostato in Piazza Grande, vero cuore pulsante del Festival. Il grande schermo è sempre magnifico. Mi era mancato. E soprattutto quest'anno, con il ritorno della struttura che lo sorregge firmata da Livio Vacchini, è ancora più bello.
La Piazza si è riempita piuttosto lentamente ma, alle 21.30, le luci si sono accese su una Piazza ormai ben popolata. Dopo un breve momento in cui la presidente Maya Hoffmann ha dichiarato ufficialmente aperto il Festival (in francese: l'italiano, almeno per ora, non è ancora il suo forte 😄), sono saliti sul palco i membri del comitato di selezione e, successivamente, sono stati presentati i componenti delle varie giurie che assegneranno i premi al termine di questa edizione. Interessante la scelta di presentarli mentre percorrevano il tappeto rosso.
È stata poi la volta della delegazione del film della serata, forse protagonista di un momento un po' troppo lungo. Infine è arrivato il momento del grande ospite della serata, Isabella Rossellini, che ha ricevuto l'Excellence Award. Purtroppo ha parlato poco: premio, ringraziamenti e via. Domani però sarà protagonista della prima Conversation del Festival, dove sarà interessante ascoltarla con più calma. Va comunque segnalato il lungo e caloroso applauso che Piazza Grande le ha riservato.
Ma, come dicevo, si sono poi spente le luci e il Pardo è tornato a reclamare Piazza Grande.
LES YEUX VERTS
Di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh
(Francia, Belgio, Svezia)
La piccola Chaya vive da tre anni con la sua famiglia in Francia, nella regione delle Landes, sul mare. Immigrati dall'Iraq, ricevono però la notizia di non poter più rimanere e di dover lasciare il Paese. Il padre, nel tentativo di raccogliere il denaro necessario per ricominciare una nuova vita in Inghilterra, lascia Chaya e il fratello maggiore Nour da soli. Quest'ultimo cade improvvisamente preda di un sonno profondo. La bambina, pur di riuscire a svegliarlo, andrà a cercarlo nei suoi sogni.
“Les yeux verts” è un buon film. Ben realizzato tecnicamente, con una buona fotografia capace di valorizzare le splendide location, un sound design molto curato e una colonna sonora efficace, anche se in alcuni momenti forse un po' troppo presente, riesce a colpire anche grazie alla vicenda narrata. Il sonno che affligge Nour, infatti, non è un'invenzione degli autori, ma si ispira a una reale condizione, la cosiddetta "sindrome della rassegnazione", che colpisce soprattutto bambini e adolescenti richiedenti asilo. I registi vogliono che questo aspetto sia ben chiaro allo spettatore e lo sottolineano inserendo alcune immagini documentaristiche.
Dietro le vesti di una fiaba d'avventura, “Les yeux verts” nasconde neanche troppo velatamente una denuncia di un sistema sociale e giuridico che sembra aver dimenticato il valore dell'umanità e dell'empatia. Fanny Liatard e Jérémy Trouilh, tuttavia, scelgono di non insistere troppo sulla componente di denuncia, preferendo restare ancorati al punto di vista della piccola Chaya, interpretata dalla convincente e carismatica esordiente Douae Butarbuch M'Zaouki, e al suo rapporto con il fratello Nour, interpretato dall'interessante Sayyid El Alami.
Quello che impedisce a “Les yeux verts” di convincere pienamente è una sceneggiatura a tratti forzata, quasi indecisa se assumere il tono di un'avventura per famiglie o quello di un dramma sociale, oltre a un ritmo che cala nella parte centrale e fatica a sostenere gli 85 minuti di durata.
Ciononostante è difficile rimanere indifferenti al finale dell'opera, che rappresenta un appello a un'umanità che sembra sempre più assente. E la Piazza sembra aver recepito questo messaggio, rispondendo con un applauso piuttosto lungo e sentito al termine della proiezione.
E con questo è tutto, amici di Luke's World.
A domani con il Day 2 del Locarno film Festival.