Rieccoci amici di Lukes’ world. Dopo un anno di assenza, il leopardo è tornato a ruggire in Piazza Grande!
La serata è iniziata in una Piazza Grande sempre bellissima con il grande schermo (anche se quest’anno la nuova struttura che lo regge mi lascia alquanto perplesso).
Quest’anno un’altra novità, un secondo red carpet. Per chi è pratico di Locarno, questo nuovo tappeto rosso dedicato solo agli ospiti veramente famosi, si snoda dalla corte interna della Sopracenerina, passa davanti al caffè Verbano e giunge ai piedi del palco di Piazza Grande. E in men che non si dica le luci si sono accese sul palco di Piazza Grande. Dopo un breve momento dove la presidente Maya Hoffmann ha annunciato ufficialmente l’inizio del Festival (in francese, sembra che l’italiano ancora non lo mastichi), si sono susseguiti il direttore Giona Nazzaro, il comitato di selezione e le giurie che dovranno assegnare i premi di questa edizione. È stata poi la volta dell’introduzione del film della serata. Dopodiché è salita sul palco Golshifteh Farahani, attrice iraniana che ha recitato in innumerevoli film a livello internazionale. Il suo discorso prima di ricevere l’Excellence Award è stato molto bello e sincero. Veramente un bel momento.
Poi è stata annunciata una sorpresa. È stato presentato un corto dedicato a David Lynch montato dal montatore di Twin Peaks Duwayne Dunham dal titolo “Unfinished room”. Un’opera intrigante.
E poi, finalmente, si sono spente le luci e il Pardo è tornato a reclamare la Piazza Grande con il suo ruggito
LE PAYS D’ARTO
Regia di Tamara Stepanyan
(Francia, Armenia)
In seguito al suicidio del marito Arto, nato in Armenia, Céline si reca nel suo paese d’origine per sbrigare le pratiche ufficiali. Il suo obiettivo è ottenere il certificato di nascita del marito, così da permettere ai figli di ottenere la cittadinanza armena e conservare un legame con le loro origini. Tuttavia, la donna scopre che l’uomo che credeva di conoscere bene ha avuto un’altra vita, legata al conflitto che da anni coinvolge Armenia e Azerbaigian. Ha così inizio un viaggio personale e doloroso alla scoperta del passato di Arto.
Lo dico subito: questo esordio nel lungometraggio della giovane regista non convince pienamente. Seppur la premessa sia intrigante, lo svolgimento è piatto e senza guizzi particolari. La sceneggiatura si perde più in volte in momenti che appesantiscono il ritmo del film che si trascina spesso troppo lentamente. Anche se alcuni momenti sono interessanti. Ma la storia di Céline avrebbe funzionato molto meglio sotto forma di cortometraggio. Buona Camille Cottin nel ruolo della protagonista anche se è Zar Amir - nel ruolo di guida turistica che accompagna Céline nelle pericolose zone del Nagorno Karabakh - che risulta la più convincente e intensa.
I luoghi in cui si svolge la storia sono affascinanti e colpiscono.
Insomma, Le pays d’Arto parte con la promessa di farci scoprire angoli poco battuti di un paese raramente raccontato dal cinema, e magari anche di provare a dare un senso alle guerre che lo attraversano. Peccato che, dopo i primi chilometri, il film sembra smarrire la direzione, trascinando con sé anche lo spettatore.
Non un film terribile, mi ha lasciato qualcosa, ma non l’inizio migliore per questa edizione numero 78 del Festival del film di Locarno.
A domani amici di Luke’s world, con il resoconto del mio day2 al Locarno Film Festival