È ufficialmente iniziata l’edizione numero 75 del Locarno Film Festival . Un traguardo ragguardevole per una manifestazione che ha dato dato al Ticino ed ha trasmesso molto a me. È iniziata la mia diciassettesima volta come festivaliero.
Questa sera la Piazza Grande era affollata. Già dalle 20.30 i posti a sedere cominciavano a scarseggiare.
Alle 21.30 circa (qualche minuto di ritardo) si riaccese le luci del palco di Piazza Grande. La prima a salire è stata una radiosa e bellissima Giada Marsadri. In seguito è stata la volta del presidente Marco Solari che ha aperto il Festival con un discorso più coinciso rispetto agli scorsi anni e pieno di fiducia per il futuro del Festival. Si sono susseguiti poi sul placo il direttore artistico, il direttore operativo, alcuni membri del grande staff che costruisce il Locarno Film Festival (durante l’anno 30, durante la manifestazione sono 900 i collaboratori attivi), i comitati di selezione, le giurie (speriamo che le giuria dei vari concorsi facciano un buon lavoro).
In seguito è stata la volta del primo riconoscimento di questa edizione numero 75 del Festival del Film di Locarno. È stata assegnato l’Excellence Award all’attore Aaron Taylor-Johnson. L’uomo, visibilmente emozionato, ha ringraziato il Festival per il premio.
È stata poi lasciata la parola alle immagini.
Lo schermo di Piazza Grande si è illuminato e il Pardo è tornato sugli schermi di Locarno.
Prima del film della serata è stata la volta delle “Postcards from the future”: una serie di cortometraggi firmati da registi conosciuti e registi meno noti che riflettono sul presente e sul cinema
La cartolina proiettata questa sera è stata un breve corto che narrava di una giovane fuggita dalla guerra in Ucraina che non riesce a dimenticare gli orrori vissuti.
Pochi minuti che purtroppo non lasciano il segno nello spettatore. Speriamo che i prossimi corti siano meglio.
In seguito ha avuto inizio il film che tutti aspettavano.
BULLET TRAIN
Di David Leitch
Ladybug (Brad Pitt) è un sicario che si ritrova a riflettere sul senso della sua vita dopo che qualcosa nel passato ha avuto esiti disastrosi. Il suo referente (Sandra Bullock) gli assegna un lavoro semplice per permettergli di riprendere la mano. Ladybug deve salire su un treno superveloce in partenza da Tokyo e recuperare una valigetta. Nulla di più semplice. Tuttavia il destino ha altri piani: altri killer si trovano sul treno ed hanno lo stesso obiettivo di Ladybug.
“Bullet Train” è un film di azione in arrivo direttamente da Hollywood che riesce a divertire. Buone le coreografie dei combattimenti e alcune scene. Tuttavia se si approfondire il discorso emergono tanti, tanti altri difetti. In primo luogo una sceneggiatura talmente idiota non la vedevo messa in scena da un po’: ogni svolta della trama viene accompagnato da un fastidioso spiegane e da un fastidioso flash back. Ogni singola volta. Sembra che “Bullet Train” abbia paura che lo spettatore usi la sua testa per capire la trama. Quindi tutto è già pronto per chi non guarda e non deve fare il minimo sforzo. I colpi di scena non sorprendono per nulla. Inoltre sul finale “Bullet Train” scade gratuitamente nel demenziale.
Aggiungiamo anche che il film è decisamente troppo lungo: un taglio di venti minuti agli inutili dialoghi dei personaggi non avrebbe fatto che bene.
I personaggi sono senza dubbio simpatici ma sono figure bidimensionali che si dimenticano in fretta. Inoltre si ha l’impressione che si siano divertiti molto di più gli attori ad interpretare i propri ruoli che gli spettatori che vedranno il film.
Il regista David Leitch - che mi aveva sorpreso positivamente con “Atomic Blonde” (passato qualche anno fa al Festival” - sembra che non ci abbia messo così tanto impegno in questo film. Sceglie un umorismo che a volte funziona ma altre sembra la versione povera dell’umorismo dei film di Quentin Tarantino. Il film deve molto per esempio a “Kill Bill”. Non solo il super cattivo di “Bullet Train” è la brutta copia di Bill ma l’atmosfera del film di Leitch è uguale a quella del film di Tarantino.
Insomma “Bullet Train” non è un film orribile e riesce a divertire, quello sì. Ma rimane il dubbio se un film come questo sia stata una buona idea selezionarlo per il festival e per inaugurare la sua edizione numero 75.
A domani amici di Luke’s world con il Day2 di #Locarno75.