Eccomi. Si è appena conclusa la prima serata in Piazza Grande di questo #Locarno72.
La serata si è svolta in Piazza Grande grazie alla tregua dalla pioggia di oggi (anche se a metà film ha piovuto bene per una decina di minuti). Marco Solari, presidente del festival, ha dichiarato aperta questa 72esima edizione ed ha lasciato il palco alla nuova direttrice: Lili Hinstin, molto emozionata. Il suo primo discorso sul palco di Piazza Grande ha mostrato tutto il suo entusiasmo per la settima arte. È stata presentata la giuria del concorso internazionale (speriamo faccia delle scelte sagge). E via con la presentazione dei film della serata. Poi la parola alle immagini.
Prima di tutto, per omaggiare Freddie Buache (già direttore della cineteca Svizzera e co direttore del festival di Locarno, scomparso nel mese di maggio di quest’anno) la direzione artistica ha scelto il cortometraggio di Jean Luc Godard del 1982 “Lettre à Freddie Buache”. Come molti cinefili sapranno, Godard o lo si ama o lo si odia, non ci sono vie di mezzo. Questo bizzarro cortometraggio che teoricamente doveva celebrare i 400 anni della città di Losanna, è l’occasione per Godard per divagare e riflettere sul cinema. Un corto più adatto al palato dei cinefili duri e puri che per il pubblico della Piazza Grande a mio avviso. La cosa più bella? Sentire nuovamente il suono della pellicola che scorre dalla cabina di proiezione della Piazza. Gli undici minuti del corto non mi hanno lasciato molto, il suono dalla cabina mi ha ricordato nuovamente la magia del cinema.
È stata poi la volta di “MAGARI” di Ginevra Elkann, un’opera prima che non convince pienamente. Il film narra le vacanze invernali di tre fratelli dalla Francia a Roma da loro padre, regista in cerca di ispirazione per la sua nuova sceneggiatura (interpretato da Riccardo Scamarcio) e dalla sua “collaboratrice” (Alba Rohrwacher). Il film prosegue poi senza una vera trama definita: una serie di avventure e disavventure di questi ragazzi, il loro rapporto con il padre e poco altro costituiscono il lungometraggio. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un album dei ricordi più che a un film definito. Si “sentono” le buone intenzioni della regista però: gli attori sono ben diretti ed alcuni momenti sono piacevoli.
Arriva la scena finale che da un senso a gran parte del film ma poi arrivano i titoli di coda. Lo spettatore rimane con la sensazione di aver visto un film con degli spunti interessanti ma che si perde più volte. Peccato.
E siamo giunti alla fine del mio reportage del Day 1 dal Locarno Film Festival. A domani con il resoconto del Day 2! Continuate a seguirmi 😊🐆🐾