Bilancio LOCARNO 79
COSA RESTA DOPO UNDICI GIORNI DI FESTIVAL
COSA RESTA DOPO UNDICI GIORNI DI FESTIVAL
È passata soltanto una notte dalla fine di Locarno 79 e ammetto che devo ancora abituarmi all'idea che sia già tutto finito. Per undici giorni il Festival ha scandito le mie giornate e ora è arrivato il momento di fermarsi un attimo e provare a fare un bilancio di questa edizione.
In undici giorni ho visto 28 lungometraggi e 7 cortometraggi. E in mezzo ci sono stati anche incontri, conferenze stampa, Q&A, articoli da scrivere, corse da una sala all'altra e parecchie ore di sonno sacrificate.
È stata un'edizione ricca di film molto diversi tra loro. Alcuni probabilmente li dimenticherò abbastanza in fretta, altri invece mi sono rimasti particolarmente impressi. Del resto, è proprio la varietà della proposta una delle cose che mi piace di Locarno: nel giro di pochi giorni si passa da film più classici a opere decisamente più sperimentali, da commedie a film drammatici e a titoli che probabilmente sarebbe molto più difficile incontrare al di fuori di un Festival.
Tra i film che ho apprezzato maggiormente c'è sicuramente il bellissimo documentario “Gabin” di Maxence Voiseux, che segue per dieci anni la crescita del giovane protagonista e il suo tentativo di trovare il proprio posto nel mondo, con uno sguardo sempre delicato e rispettoso. Tra i miei preferiti anche il toccante e pieno di vita “Congo Boy” di Baloji Fariala e “Frank & Louis” di Petra Volpe, che ha poi meritatamente conquistato anche il Prix du Public.
Mi sono divertito molto con “The Invite” di Olivia Wilde, una brillante commedia da camera che ha trovato in una Piazza Grande gremita il luogo ideale in cui essere vista. Dal Concorso Internazionale ricorderò invece il duro “Manhunt”, il folle “Princesa Burro”, il delicato e poetico “Nowhere to Lay My Eyes” e l'originale “The House on the Moon”: imperfetto, complicatissimo e a tratti quasi indecifrabile, ma anche affascinante e pieno di inventiva. Non sono sicuro di averne compreso ogni passaggio, ma è uno di quei film che, nel bene o nel male, mi è rimasto in testa anche dopo essere uscito dalla sala.
Naturalmente non tutti i film mi hanno convinto. “Ketticé” rimane probabilmente il film che mi ha convinto meno di Locarno 79: un'opera dalle grandi ambizioni, ma incapace di trasformarle in qualcosa di davvero convincente e spesso involontariamente ridicola. Tra i titoli che mi hanno lasciato più perplesso metterei anche “L'estive” e “Il cileno”. Qualche dubbio anche per “Down the Arm of God”: parte da un tema importante e necessario, ma personaggi spesso bidimensionali e una contrapposizione troppo netta finiscono per togliere forza proprio alla denuncia che il film vuole portare avanti.
Diverso il discorso per “You Don't Belong Here”: sono uscito dalla sala prima della fine e non posso quindi giudicarlo completamente, ma il suo cinema rigoroso e freddo e il ritmo estremamente dilatato hanno reso per me la visione estenuante. Pochi giorni dopo avrebbe conquistato il Pardo d'oro.
Il Palmarès, come sempre, mi ha lasciato soddisfatto per alcune scelte e molto perplesso per altre. Ne ho già parlato diffusamente e non voglio ripetermi. Continuo però a pensare che il Concorso Internazionale potrebbe beneficiare di qualche riconoscimento in più e che sarebbe interessante valutare un ritorno ai premi separati per le interpretazioni femminili e maschili.
Una delle sorprese positive dell'edizione è stata per me Locarno Kids. Ho trovato film leggeri, ma non per questo meno importanti, capaci di rivolgersi ai più giovani senza dimenticare gli adulti. Tra questi ho apprezzato particolarmente “Carmen, l'oiseau rebelle”, intelligente variazione della Carmen di Bizet. Molto bella anche la scelta di accompagnare le proiezioni con cortometraggi realizzati da bambini e ragazzi. Qualche dubbio rimane invece sulla scelta di rendere competitiva la sezione, considerando che in Ticino esiste già una realtà consolidata e dedicata al cinema giovane come Castellinaria, che ha comunque collaborato con il Festival per Locarno Kids.
Ma Locarno 79 per me non è stato soltanto cinema.
È stata la prima edizione che ho vissuto con un accredito stampa ottenuto per Luke's World, e questo mi ha permesso di conoscere anche un'altra parte del Festival. Ho seguito conferenze stampa, Q&A e Conversation, partecipato all'aperitivo dedicato ai giornalisti e continuato a raccontare quotidianamente l'edizione attraverso il blog. Ed è stato bello vedere ancora una volta i grandi ospiti arrivati a Locarno salire sul palco di Piazza Grande e, in alcuni casi, rimanere loro stessi colpiti ed emozionati dall'atmosfera della Piazza. A questo si è aggiunta l'opportunità di scrivere per TicinoOnline gli articoli dedicati agli incontri con Isabella Rossellini, Zoe Saldaña e Asia Argento. Sono state tutte esperienze che mi hanno permesso di vivere e raccontare in modo nuovo un Festival che seguo ormai da tanti anni.
E poi c'è la vita da festivaliero, quella che per undici giorni finisce inevitabilmente per diventare la normalità. Controllare continuamente il programma, incastrare le proiezioni, spostarsi da una sala all'altra, mangiare qualcosa al volo e ripartire. Il FEVI che dopo qualche giorno sembra quasi diventare una seconda casa. La stanchezza che aumenta, ma anche la voglia di vedere ancora un film. Le file, gli incontri casuali, le discussioni appena usciti dalla sala e le tante lingue che si sentono per le strade di Locarno. E poi, naturalmente, Piazza Grande: cercare un buon posto, aspettare che arrivi il buio, vedere accendersi il grande schermo e sentire il ruggito del Pardo che annuncia l'inizio del film.
E naturalmente il caldo. Tanto caldo. Probabilmente troppo caldo. 😅 Dopo undici giorni credo meriti almeno una menzione speciale non ufficiale del Palmarès.
Tra qualche scelta che mi ha convinto meno e altre che ho apprezzato, ci sarebbe ancora molto da dire su questa edizione. Ma quello che rimane, alla fine, è soprattutto la sensazione che provo ogni anno quando Locarno cambia completamente volto. Per undici giorni le sue strade si riempiono di persone arrivate da ogni parte del mondo, si sentono parlare lingue diverse e basta fermarsi fuori da una sala per ascoltare qualcuno discutere del film appena visto. Per undici giorni il cinema sembra essere davvero ovunque.
Ieri sera, mentre sul grande schermo di Piazza Grande scorrevano le immagini di questa edizione, alla fine è comparsa la scritta “Locarno 80”. Non nego di essermi emozionato.
Locarno 79 è appena finito e rimane inevitabilmente un po' di malinconia. Ma il Pardo ci ha già dato appuntamento.
Grazie Locarno 79.
Ci vediamo il 4 agosto 2027 per Locarno 80.
Sempre con la stessa passione. 🐆🎬