- Lei è il professor Cevese, vero?
- Sono io...
- Piacere, mi chiamo Luca Trevisan.
- Piacere mio.
- Volevo farle i miei complimenti. Ho letto la sua... la vostra, in realtà, 'Guida di Vicenza'.
Correva l'anno 1996. La 'Guida' - la seconda edizione aggiornata - compiva quarant'anni. Io ne facevo venti appena e da un anno avevo iniziato l'Università. E mi piaceva già allora seguire le conferenze di quei piccoli ma grandi Maestri.
La Sala degli Stucchi di Palazzo Trissino Baston quel pomeriggio era gremita. Franco Barbieri e don Mario Saccardo presentavano il loro libro fresco di stampa sul palazzo del Comune. E accanto a me viene a sedersi questo signore dal volto familiare. Canuto, naso aquilino, occhi vispi. Magro, ricurvo su se stesso, con la schiena di chi porta nel fisico i segni di una vita passata chino sui libri.
Lo riconosco. Sono titubante. Vorrei complimentarmi con lui e stringergli la mano, ma in fin dei conti che senso e che valore potrebbe avere per lui? Un giovane che proprio in quell'anno aveva iniziato gli studi di Storia dell'arte e aveva appena terminato di leggere riga per riga la 'Guida di Vicenza', tanto forte era esploso in lui quel desiderio conoscitivo nei confronti della propria città. Dopotutto, da quale altro libro si poteva partire? Quale strumento si poteva prendere in mano, per farsi accompagnare, palazzo dopo palazzo, monumento dopo monumento, alla scoperta di Vicenza?
Vinco l'esitazione, prendo coraggio e scambio con lui due parole, mi presento e gli stringo la mano. Mi complimento per la 'Guida' e poi penso: ma che stupidaggine. Con tutti gli studi, con tutti i saggi pubblicati, proprio per la 'Guida' sono andato a fargli i complimenti?
Passano gli anni e mi ricredo. Nel frattempo mi laureo, vinco e quindi concludo un dottorato, inizio a fare ricerca e lezioni in Università. Ancora seguo le conferenze di Barbieri e di Cevese. Ma nel 2009 Renato ci lascia. Avrei avuto voglia di fargli conoscere i miei studi di allora, sul Pizzocaro, usciti proprio in quell'anno. A lui che del Pizzocaro si può dire abbia avuto il merito della riscoperta.
Ho però modo di condividere le mie ricerche, le mie scoperte, i miei libri che di volta in volta escono con Franco Barbieri. Il quale si appassiona delle novità che gli porto a casa. È un giovane di novant'anni, è un novantenne perennemente giovane dentro e desideroso di scoprire e di conoscere.
Mi ospita a casa sua. Sediamo sul suo divano e mentre dialoghiamo di arte e di architettura sua moglie ci serve il tè. Dopo qualche anno mi invita a collaborare al volume su 'Vincenzo Scamozzi teorico europeo', viste le scoperte che avevo fatto. E poi è sempre Barbieri a presentarmi in Accademia per l'elezione ad accademico olimpico nel 2016.
La 'Guida' ha nel frattempo compiuto sessant'anni e io ne ho fatti quaranta, di anni.
Passano gli anni e mi ricredo, dicevo. Mi ricredo di quei ripensamenti emersi all'indomani delle congratulazioni fatte a Cevese sulla 'Guida'. Inserita in un lunghissimo filone di 'guide' di città, la 'Guida di Vicenza' di Barbieri, Cevese e Magagnato è davvero una pietra miliare nella letteratura storico-artistica della città. E me ne rendo conto razionalmente a posteriori. Ma in forma istintuale devo averlo colto immediatamente. Non può essere che così. È davvero una pietra miliare, la 'Guida', per chi vuole conoscere Vicenza: frutto di uno studio lungo, paziente, meticoloso compiuto da tre giovani storici dell'arte negli anni fragili e delicati del secondo dopoguerra. Quando la città anelava a rinascere dalle ferite subite.
Franco Barbieri, Renato Cevese e Licisco Magagnato hanno fatto un regalo alla città. E fu da quella loro fatica congiunta che io, come molti altri studiosi, potei prendere le mosse per addentrarmi nei percorsi dell'arte e dell'architettura cittadine.
Ora, ad un passo dal 2026 - anno in cui la seconda edizione della 'Guida' compie settant'anni - questo volumetto rimane ancora un libro fondamentale per chi voglia scoprire Vicenza. Certo, da aggiornare e da nutrire di un nuovo taglio critico. Ma essa rimane un agevole punto di partenza per vecchi e nuovi studiosi.
Si può capire allora perché, quando l'anno scorso abbiamo ricordato in un convegno in Accademia Olimpica le figure di Barbieri e di Cevese, ho accolto con immenso piacere l'invito avanzatomi dai figli dei due studiosi di curare l'edizione anastatica della 'Guida' e di scriverne l'introduzione critica.
Quel ragazzo di vent'anni ora ha qualche anno e qualche capello grigio in più. E la schiena troppo spesso dolente per il fatto di stare, pure lui, a lungo chino su libri e carte d'archivio. Ha avuto il coraggio di incamminarsi con rispetto e riconoscenza lungo la strada indicata da quei piccoli ma grandi Maestri e all'ombra degli stessi ha provato pure lui a proporre qualche piccola ma forse non inutile novità da aggiungere al grande puzzle della storiografia vicentina, alla quale sono stati, sono e saranno molti gli studiosi a contribuire.
È bello, allora, vedere oggi la 'Guida di Vicenza' - da tempo non più disponibile se non in qualche mercatino dell'antiquariato - finalmente ripubblicata in questa bella edizione anastatica da Cierre edizioni. Ed è bello, contestualizzatone il valore attraverso l'introduzione critica, pensare di affidarla, in occasione del suo settantesimo, alle nuove generazioni di studiosi della città.
Di una città unica e meravigliosa qual è Vicenza. Affinché la sua storia e la sua arte continuino per l'appunto a parlare alle generazioni di domani.
Bassano del Grappa, 16 dicembre 2025