“Sognare non è un atto di fuga, ma il gesto fondante con cui si costruisce il proprio domani.
In questo percorso, la danza diventa un ponte tra la realtà e le origini, proiettato verso il cielo stellato delle possibilità: un invito a riconoscersi, a lavorare per costruire e, infine, a dispiegare le ali.
Così, il quotidiano incontra il desiderio e ciascuno si confronta con i propri ‘altri sé’, in un dialogo continuo tra ciò che siamo e ciò che aspiriamo a diventare.
È un viaggio in cui le radici non rappresentano un peso, ma una linfa vitale, necessaria per trovare slancio e spiccare il volo verso il proprio futuro.”
“La Costituzione ci ha dato una forma nuova, una promessa di democrazia e di diritti.
E accanto a essa continua a vivere la nostra tradizione: un filo sottile e tenace, fatto di memorie, di gesti, di storie che ci accompagnano da sempre.
Quando queste due forze si sfiorano — la legge che ci guida e la storia che ci sostiene — nasce un ritmo familiare, un respiro che ci rassicura.
Ed è in questo abbraccio tra ciò che siamo e ciò che sogniamo che si apre la notte… una notte fatta di luci, di sorrisi, e magari… di un bacio a mezzanotte.”
Ogni tradizione nasce così: da un sorriso, da una festa, da una canzone leggera. Sono momenti semplici, quasi quotidiani… eppure custodiscono qualcosa di prezioso.
Perché dietro un ritmo che fa battere le mani si nasconde sempre una storia più grande: la memoria di chi eravamo, la forza di ciò che abbiamo attraversato, la tenerezza delle nostre radici.
E quando la notte si fa più quieta e il frastuono lascia spazio all’ascolto, la tradizione torna a parlarci con una voce antica, una voce che non chiede attenzione, ma la merita.
È la voce che ci ricorda da dove veniamo e che ci accompagna, passo dopo passo, verso ciò che saremo.”
“Ogni tradizione ha molte voci. C’è quella che prega, quella che ricorda, quella che custodisce il silenzio…
e poi c’è la voce che canta. La voce che nasce dalla terra, che parla la lingua delle madri, che porta con sé il sapore delle case, dei cortili, delle sere d’estate.
È la voce dell’identità. È la nostra voce.”
“La tradizione non è solo memoria: è voce, è terra, è lingua. È il modo in cui un popolo riconosce se stesso e si racconta attraverso il canto. Nelle melodie che passano di generazione in generazione c’è l’identità che resiste, che si rinnova, che continua a parlare anche quando tutto cambia.”
Esperar di Gonzalo Alvarez García
Esperar
Es trenzar
Un encaje de humo
En spirales.
Masticar el cliclé del hastío,
agotar caudales
de paciencia.
Esperar es la esencia
Del vivir.
Sentir
La impotencia
de todo lo presente.
Buscar
Irremediablemente.
Caminar.
ʖHacia donde?
Buscar.
Es la vida del hombre.
“E se non fossimo solo radici? E se non fossimo solo tradizioni? Se potessimo cambiare forma? Se la nostra identità fosse un processo e non un archivio?
Il dubbio non è un nemico: è un motore di crescita.”
C’è un gabbiano protagonista di un romanzo pubblicato nel 1970, il gabbiano Jonathan Livingston scritto da Richard Bach, un aviatore americano. Forse qualcuno lo avrà letto…. Il nostro gabbiano è simbolo di libertà spensieratezza e indipendenza, rappresenta il desiderio di superare i propri limiti, la crescita personale.
Una citazione rende perfettamente questo concetto:
“Don’t believe what your eyes tell you. All they show is limitation. Look with your understanding, Find out what you already know And you’ll see the way to fly.”
Non bisogna sopravvivere ma imparare a vivere: non accontentarsi, ma cercare ogni giorno qualcosa che ci meravigli. Avere uno scopo. Non restare incatenati a ciò che ci tarpa le ali.
La vita è un percorso, difficile a volte, ma vale la pena intraprenderlo. È un’avventura. E noi siamo gli artigiani della nostra vita e non possiamo smettere di sperare.