Hanamichi

Racconto Teatrale per due Maestri

(con un omaggio a un Amico)

NANDO/RENZO/BEPPE

di e con  Simone Capula

con la collaborazione drammaturgica di Matteo Bagnasacco

con la voce di Cinzia Laganà e un'opera di Claudio “FADE” Fadda


Produzione di Collettivo Teatro NO!

...Rendo onore a chi mi ha preceduto

Tra mille errori e abominevoli credenze
Mi ha fatto vivo, sopravvivere, crescere
Il mondo è complesso, incantevole, difficile

Rendo onore a chi mi ha voluto
Mille e mille errori, abominevoli presenze
Io sono vivo, sopravvissuto, cresciuto
E il mondo è difficile...


Nella povera e meschina Italia di oggi, sento la grande la mancanza di Renzo, Nando e Beppe, non può essere diversamente di fronte alla mediocrità e al conformismo che caratterizzano l’enorme maggioranza degli intellettuali e i teatranti italiani di oggi e le persone in genere con ben rare eccezioni”.

Che avrebbero detto i nostri Magnifici TRE per iniziare il racconto? Da una loro riunione sarebbe uscita una frase di Nando che avrebbero quasi certamente sottoscritto tutti, dopo aver discusso e non poco.

L'avrebbero detto versando un bicchiere di vino buono,sospirando guardando con nostalgia il rosso rubino nel bicchiere.

Ecco la frase:

“Siamo nella stanza dei giochi. A volte si esagera, ma anche questo è importante, proprio perché si gioca. Il gioco è spaccare tutto, rompere. Per molti il vero piacere dello studio è spaccare tutto, rompere. Per molti il vero piacere dello studio è spaccare tutto. Quelli che veramente giocano fanno a pezzi i giocattoli, non li guardano con adorazione. Noi apparteniamo a un gruppo di persone che non hanno adorato il teatro, lo hanno fatto a pezzi, per capirlo. E la voglia della scoperta corrispondeva alla voglia di distruggere il modo corrente di pensare il teatro. Individuiamo l'amore per lo studio come alacrità, che ha lo stesso etimo di allegria. Ci piacciono l'etimologia, la teologia, le eresie. Ci piace il legame tra la distruzione e l'allegria”.

 

Questi “spettacoli” negli appartamenti, nei retrobottega, in magazzini ecc...li amo particolarmente e, con tutte le doverose differenze e riverenze voglio salutarvi con Kantor.

Nel 1944, Kantor, fonda a Cracovia (occupata dai nazisti) il suo TEATRO CLANDESTINO, che chiama Cricot (Il nome è l’anagramma dell’espressione polacca “to cirk” (“ecco il circo”), indicativo di un atteggiamento antiaccademico e fortemente provocatorio.

Il Cricot aveva sede a casa sua e ogni sera faceva rappresentazioni clandestine.

Sulla porta della sala dove avveniva la rappresentazione, interna della casa, c’era un foglio con scritto “A TEATRO NON SI ENTRA IMPUNEMENTE.”

Sapete perché?

Perché per il solo fatto di entrare in quella stanza, gli spettatori sono obbligati a partecipare realmente e a prendere parte al comune rischio, a un evento vietato.

Gli spettatori/testimoni dovranno sentirsi, non so come, come si sentivano gli spettatori di Kantor nella Cracovia occupata dai nazisti, ma parteciperanno a un “evento” che ha tra le sue pretese di mettere in scena MEMORIA e BELLEZZA.