Arianna ha creato un progetto con focus sulla psicoterapia, chiamato Kore, che comprende un romanzo e un podcat.
Siamo stati contattati da lei per occuparci della composizione di una colonna sonora esclusiva ed originale per il suo intero progetto, che fungesse quindi anche da sottofondo per la sigla del suo podcast.
Passiamo ora al processo di realizzazione della sigla di Kore.
Prima di iniziare, è necessario conoscere i 5 punti da tenere in considerazione per creare la sigla di un podcast.
Non sono regole scritte e imposte da qualcuno, ma bensì scritte da no, sulle quali ci basiamo per creare brani ad hoc per queste situazioni. Non sono nemmeno regole da seguire in ordine: sono concetti da prendere in considerazione tutti insieme.
1) Mood del podcast: cosa fondamentale è capire che tipo di sonorità dare alla sigla a seconda del mood generale del podcast. Per esempio, se si trattasse di un podcast incentrato sull'attività fisica potremmo optare per un genere più energico e motivazionale, se fosse un podcast di storie potremmo optare per una sonorità più misteriosa, se fosse un podcast tutorial o documentario si potrebbe valutare una sigla con sonorità di semplice accompagnamento, evitando sonorità malinconiche o tristi;
2) Seconda cosa molto importante, che va a braccetto con il primo punto, son gli strumenti da utilizzare a seconda del mood scelto. Di certo se abbiamo scelto una sonorità triste e malinconica non opteremo per un synth con sonorità dance, ma piuttosto sceglieremo degli archi e delle chitarre acustiche;
3) Struttura della sigla: vogliamo un motivetto, o vogliamo far evolvere il brano? La vogliamo accorpare al trailer? È necessario definire la struttura della sigla in modo da capire se il motivetto è la sigla intera che farà riconoscere il podcast, oppure se sarà suddivisa in sezioni, dove il ritornello sarà il protagonista e il restante farà parte dell'intera soundtrack;
4) Lunghezza della sigla: questo aspetto è strettamente collegato alla struttura. Se sarà una soundtrack sappiamo che la sigla da aggiungere in tutte le altre puntate è un estratto della colonna sonora, quindi possiamo permetterci di creare una soundtrack più lunga, che possa accompagnare l'intero trailer, perchè la sigla sarà solo il ritornello. Se decidiamo invece di utilizzare il motivetto intero come sigla, dobbiamo essere più corti e incisivi, perchè una sigla troppo lunga, presente in ogni puntata, può risultare noiosa e fastidiosa;
5) Utilizzo: Vogliamo utilizzare il brano anche come motivetto per gli eventuali credits o desideriamo un'altra sonorità o un'altra sezione del brano?
Anche questo punto quindi si collega ai precedenti due, quindi in sostanza possiamo suddividere questi cinque punti in due macro blocchi: Mood/strumenti e Struttura/Lunghezza/Utilizzo.
Tenendo a mente queste linee-guida, abbiamo iniziato a creare.
Fase 1 – Ricezione delle formazioni necessarie
Per indirizzare il brano verso una certa sonorità, avevamo bisogno di conoscere il mood del progetto in questione.
Arianna ci ha girato in anteprima copertina, tematica principale, e ciò che avrebbe detto nel trailer. Dopo averci comunicato che da questo veniva estrapolata la sigla, avevamo quindi tutto il materiale a disposizione per poter iniziare a dar vita alla colonna sonora di Kore.
Fase 2 – Analisi e Composizione
Di cosa parla Kore? E’ un progetto con focus sulla psicoterapia, quindi non potevamo optare per un mood troppo felice e festoso, ma nemmeno aggressivo e arrabbiato. Analizzando il testo del trailer, abbiamo riflettuto sul toccare per primo un argomento che descriva disagio e dolore, per poi arrivare a una “soluzione” che trasformi questo disagio in speranza e senso di sollievo; successivamente abbiamo indirizzato il tutto nella sigla che presenta una sonorità un po più speranzosa, visto che in quel momento il testo del trailer suggerisce una soluzione:
“ciò di cui hai bisogno per iniziare - o riprendere - il tuo percorso di psicoterapia con tutta la consapevolezza del caso”.
Grazie a queste considerazioni, abbiamo intuito che:
- Nell’intera soundtrack è presente la sigla (ma questo anche perchè era un’indicazione data dalla stessa Arianna);
- Il brano poteva avere una durata maggiore rispetto a una sigla “solitaria”, visto e considerato che l'avremo estrapolata da questo trailer;
- Potevamo benissimo utilizzare di conseguenza il ritornello della canzone anche come “credits finale”.
Come scritto sopra, abbiamo fatto “sfociare” il tutto nella sigla, quindi abbiamo optato per un brano diviso in 2 sezioni, dove la seconda sarebbe diventata la sigla (che avremmo ritrovato in ogni puntata), mentre la prima sezione sarebbe stata l’introduzione (che sarebbe rimasta solo nel trailer).
Per realizzare questa cosa, la transizione tra le due sezioni non poteva essere netta, ma abbiamo sfruttato il cambiamento di mood che si presentava, come abbiamo scritto precedentemente: disagio e dolore all’inizio, speranza e sollievo successivamente. Per far ciò abbiamo deciso di inserire un piccolo uplifter comprensivo di chitarre acustiche che ripetono la stessa nota con un intervallo armonico, e una batteria che segue le chitarre con una ripetizione di rullante-timpano suonati contemporaneamente, facendo un crescendo di dinamica.
Abbiamo citato batteria e chitarra, quindi la domanda sorge spontanea: che strumenti utilizzare?
Ora vedremo insieme gli strumenti scelti e il modo in cui sono stati usati, prendendo in considerazione le parole scritte nel trailer.
- Delle chitarre acustiche inizialmente arpeggianti, in modo da ricreare una sensazione di suono più distesa e dettagliata, ma non troppo cupe perchè abbiamo pensato che chi sta male vorrebbe stare bene, quindi abbiamo creato arpeggi che, oltre a dar senso di angoscia, possano dar anche la sensazione di apertura e tendenza al miglioramento; miglioramento che arriva con la sigla: chitarre ritmiche con accordi aperti e un motivetto che dia senso di liberazione, e che possa rimanere in testa, in modo da poter associare la melodia all’intero progetto;
- un basso “singhiozzato” per ricreare una situazione di poca linearità, come può essere uno stato d’animo in situazioni come queste;
- degli archi che, come le chitarre, avessero sonorità più tristi inizialmente e più felici durante la sigla;
- un synth messo in un punto strategico della “strofa” per dar senso di profondità (in questo caso paragonato ad un viaggio all’interno di se stessi);
- un piano che con solo poche note dia maggior concretezza al synth sopra citato;
- una batteria inizialmente ritmata per seguire di pari passo il basso “singhiozzato”, e successivamente aperta per seguire il concetto di “sollievo” e liberazione.
Ci vuole anche un tocco di magia!
Noi Linked Landscapes ci conosciamo dal 1997, da quando avevamo rispettivamente 5 e 6 anni. Abbiamo iniziato ad appassionarci di musica insieme 1 o 2 anni dopo.
Questo per farvi comprendere il nostro sync musicale unico, ci capiamo con uno sguardo, e quando prendiamo le chitarre in mano sappiamo già in automatico come procedere per la composizione.
Se siete curiosi di approfondire la questione, viene trattata nel podcast “Musicidatta” di Domenico.
Fase 3 – Registrazione e Mix
La fase di registrazione e mix non può mancare se vogliamo consegnare il nostro brano.
Il mix fa parte della composizione: volumi, automazioni, dinamiche, effetti, suoni dei synth, equalizzazioni, compressioni e altro ancora creano il senso del brano. Per esempio: una sola automazione di volume messa in un arco, può dare sensazioni più ricche, accentuando maggiormente un’emozione rispetto ad un suono più piatto e statico.
Fase 4 – Revisione
Parte importantissima è l’ascolto del brano da diversi dispositivi con i quali si ha a che fare tutti i giorni: smartphone, stereo, computer, smart speaker, cuffiette e in auto.
Se suona tutto ok e non si percepiscono volumi errati e/o strumenti poco udibili, allora il mix è completo, altrimenti si corre nuovamente in studio per revisioni e modifiche.
Ora che il brano è pronto, arriva il momento di unire trailer + sigla al brano stesso.
Abbiamo voluto separare alcune frasi per farle incominciare più tardi rispetto a come erano state registrate.
Per esempio: nei primi secondi del trailer Arianna dice “ Ti sei mai domandato come sarebbe la tua vita se decidessi di chiedere aiuto? Lo so, guardarsi dentro fa paura, per questo a volte preferiamo spostare lo sguardo altrove. “
Abbiamo optato l'inserimento di un'ulteriore pausa tra “aiuto?” e “lo so”, in modo che poi “ guardarsi dentro fa paura” cadesse nel momento in cui nel brano c’è stato un cambio di accordo, da un REm a un LAm, dando in questo modo sensazione di inquietudine. (notare che la sonorità del brano nella prima sezione è in minore, mentre nel ritornello, dove abbiamo avuto una transizione tra disagio a sensazione di sollievo, troviamo subito un bel LA maggiore).
Altra pausa lunga la troviamo quando, nella prima sezione, entra in scena la batteria con un breve passaggio rullante-tom: nel momento in cui Arianna dice “ come posso fare ad essere sicuro che quel professionista sia valido”, le prime tre parole entrano in maniera musicale, insieme al fill di batteria, quasi come se stesse cantando.
Durante l’analisi del testo e della composizione, abbiamo tenuto in considerazione alcune frasi del trailer, per far si che si adattassero in maniera particolare al brano: oltre alla “paura” già citata prima, ci sono altri due momenti in cui abbiamo voluto creare una simbiosi tra testo e musica.
La prima è quando Arianna dice: “funzionerà anche su di me?”
In quel momento nel brano c’è un synth che è quasi un sibilio, con un piano che accentua le note nel momento in cui queste cambiano. La domanda “funzionerà anche su di me?” contiene al suo interno la speranza di guarigione in questo caso, e ci è sembrato opportuno aggiungere quindi questi due strumenti, legati così fra loro, che potessero dar sensazione di speranza.
La seconda è quando Arianna dice: ”e se non fosse così che devono andare le cose?”
Come detto inizialmente in questo caso studio, prima del ritornello abbiamo deciso di inserire un piccolo uplifter in modo da trasformare, con una transizione, un momento di disagio in un momento di sollievo.
Oltre all’intervallo armonico tra le due chitarre e i colpi simultanei di rullante e timpano, in composizione abbiamo aggiunto anche un’ottava più alta del violino, che arrivasse dal profondo (grazie ad un’automazione di volume su questa) e che scoppiasse insieme all’inizio del ritornello.
Se non ci fosse questa piccola automazione non si avrebbe l’effetto “wow, ommioddio!” e il senso di liberazione e sollievo risulterebbe meno accentuato.
La frase “e se non fosse così che devono andare le cose?”, presa in questo contesto, l’abbiamo vista come “ no io non ci sto più a stare male, posso stare bene, posso farcela, perciò chiederò aiuto”. Questo quindi è il punto clou della transizione, dando all’ascoltatore sensazione di liberazione proprio nel momento in cui arriva la sigla, che accompagnerà poi ogni episodio. Abbiamo aggiunto alla frase anche un pizzico di riverbero in più, per renderla ancora più importante.
Per rendere l’ascolto del trailer più dinamico, infine, tra i momenti di sola musica e i momenti in cui c’è il parlato, abbiamo effettuato delle piccole automazioni di volume, che abbassino la musica quando c’è il parlato, e che la alzino (non troppo) quando rimane solo la musica. Questo concetto andrebbe applicato nei trailer e nelle sigle di ogni podcast.
Questo è stato il procedimento di creazione del brano e del trailer.
Troverete sia il trailer che il podcast, che vi consiglio di ascoltare perchè è ricco di contenuti interessanti ed importanti.
Il podcast si chiama Kore, ed è ideato da Arianna Lai e dal Dr. Luca Proietti, psichiatra e psicoterapeuta.
Questo invece è il brano che Linked Landscapes ha concepito per questo specifico progetto.
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