Space Energy annuncia il primo cosmodromo privato russo nel Primorsky Krai per il razzo Orbita. Fino a 50 lanci all’anno.
Rendering del previsto cosmodromo privato di Primorsky, nel "territorio del litorale". Credito: Space Energy
Per decenni il settore spaziale russo è stato quasi interamente legato allo Stato, con i grandi cosmodromi di Baikonur, Plesetsk e Vostočnyj sotto il controllo governativo. Ora però qualcosa sembra muoversi anche nel panorama privato. La società russa Space Energy ha infatti annunciato la costruzione del primo cosmodromo privato della Russia, destinato ai lanci commerciali di razzi ultraleggeri.
Secondo quanto riferito dall’azienda a RIA Novosti, il nuovo complesso sorgerà nel territorio del Primorsky Krai, nell’Estremo Oriente russo, una regione affacciata sul Pacifico che offre condizioni particolarmente favorevoli per missioni verso orbite polari ed eliosincrone.
Il progetto prende il nome di Cosmodromo di Primorsky e, nelle intenzioni di Space Energy, dovrebbe rappresentare una struttura altamente specializzata per i lanci frequenti di piccoli satelliti. L’infrastruttura è stata infatti progettata esclusivamente per vettori ultraleggeri e leggeri, consentendo una forte riduzione dei costi operativi e tempi di preparazione più rapidi rispetto ai tradizionali complessi di lancio russi.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la frequenza operativa prevista: il cosmodromo dovrebbe essere in grado di supportare fino a 50 lanci all’anno, un numero decisamente elevato per il panorama spaziale russo privato.
Il lanciatore leggero Orbita della società privata Space Energy. Credito: Space Energy
Il protagonista del nuovo spazioporto sarà il vettore ultraleggero Orbita, anch’esso sviluppato da Space Energy. Secondo le informazioni diffuse dall’azienda, il lanciatore dovrebbe essere capace di trasportare fino a 250 kg in orbita bassa terrestre oppure circa 150 kg in orbita eliosincrona.
Si tratta quindi di un vettore pensato per il mercato dei piccoli satelliti, un settore in forte crescita negli ultimi anni grazie alla diffusione di cubesat, nanosatelliti e costellazioni commerciali dedicate all’osservazione terrestre, alle telecomunicazioni e alla ricerca scientifica.
Il primo volo orbitale di Orbita è previsto nel 2027, anche se Space Energy sostiene che, se lo sviluppo procederà rapidamente, un lancio potrebbe avvenire già entro quest’anno.
L’iniziativa ricorda in parte quanto avvenuto negli Stati Uniti con Rocket Lab oppure Firefly Aerospace, realtà che hanno costruito il proprio modello di business attorno a lanciatori leggeri e ad alta frequenza.
Negli ultimi anni anche la Russia ha iniziato a mostrare interesse verso il settore “new space”, sebbene con un forte ritardo rispetto a Stati Uniti, Cina ed Europa. Fino a oggi il comparto privato russo era rimasto piuttosto marginale e limitato a piccoli programmi sperimentali.
Space Energy, fondata nel 2022, è una delle poche realtà russe ad aver già effettuato test suborbitali. L’azienda sta inoltre sviluppando il razzo sperimentale Kamchatka-1, un piccolo vettore a propellente solido lungo circa 5 metri, progettato per raggiungere la linea di Kármán durante voli suborbitali.
Quello di Space Energy non è però il primo tentativo russo di creare un vero ecosistema spaziale privato. Negli ultimi anni la società SR Space aveva attirato molta attenzione presentandosi come una sorta di “SpaceX russa”.
Fondata nel 2020 dall’imprenditore Oleg Mansurov, SR Space lavorava su piccoli lanciatori, costellazioni satellitari e software aerospaziale. L’azienda aveva persino avviato un pre-IPO sulla borsa di Mosca e annunciato ambiziosi piani di crescita.
Tuttavia il progetto si è progressivamente scontrato con problemi finanziari, difficoltà di investimento e un contesto economico sempre più complicato per il settore tecnologico russo. Nel 2025 il Servizio Fiscale Federale russo ha avviato una procedura per insolvenza dopo il blocco di diversi conti bancari della società per debiti fiscali.
Nell’agosto dello stesso anno il tribunale arbitrale di Mosca ha ufficialmente dichiarato SR Space fallita.
Il caso SR Space è stato visto da molti osservatori come il simbolo delle difficoltà strutturali del “new space” russo: scarsità di investimenti privati, forte dipendenza dalle istituzioni statali, limitazioni tecnologiche e isolamento internazionale seguito alle sanzioni occidentali.
Prima ancora di SR Space erano già naufragati altri progetti privati russi, come Dauria Aerospace oppure KosmoKurs, senza dimenticare il tentativo di rilanciare il programma marittimo Sea Launch da parte di S7 Group.
Il Primorsky Krai, il Territorio del litorale. Credito: Google
La scelta del Primorsky Krai non è casuale. La posizione geografica offre infatti vantaggi balistici importanti per missioni verso orbite polari ed eliosincrone, permettendo inoltre la caduta degli stadi sopra il mare, riducendo i rischi per aree abitate.
Questa configurazione potrebbe rendere il nuovo cosmodromo particolarmente interessante per clienti commerciali interessati al lancio rapido di piccoli satelliti.
Resta però da capire quanto il progetto riuscirà realmente a concretizzarsi. Lo sviluppo di infrastrutture spaziali private in Russia si scontra infatti con ostacoli tecnologici, normativi ed economici non trascurabili, oltre alle difficoltà generate dalle sanzioni internazionali e dall’accesso limitato a componentistica avanzata. Inoltre, anche in patria, l’iniziativa è vista con occhio molto critico anche per vicende legate all’acquisizione del terreno di Primorsky, dapprima acquisito come terreno agricolo e poi destinato ad attività immobiliari residenziali. Vedremo.
Nonostante ciò, l’annuncio di Space Energy rappresenta un segnale interessante: per la prima volta, anche la Russia sembra voler tentare seriamente la strada dello spazio commerciale privato, cercando di affiancare ai tradizionali programmi governativi un ecosistema più agile e orientato al mercato.