Sport
Sport
Azzurri: la paura del tris
Andrea Oliviero 3ALS
Qualificazione a rischio
Nelle qualificazioni per il mondiale del 2026, gli Azzurri non hanno brillato: nel Girone I si sono posizionati secondi, con un distacco non leggero di 6 punti dalla Norvegia e una differenza reti di 37. Con l’esonero di Spalletti, Gennaro Gattuso è divenuto il nuovo allenatore il 15 giugno, portando una novità̀ nel gioco dell’Italia che era diventato statico e spesso evidenziava una difesa fragile. Questa fragilità̀, però, come diceva il telecronista Lele Adani, è ancora presente, e l’abbiamo potuta notare nell’ultima partita contro la Norvegia. Nel primo tempo gli Azzurri si sono portati subito in vantaggio grazie alla girata in area di Pio Esposito, e l’Italia sembrava avere la partita in mano, tanto da sfiorare il raddoppio. Nel secondo tempo, però, l’intensità̀ è calata: gli Azzurri hanno consegnato il pallino del gioco agli avversari, che hanno punito ben quattro volte, grazie anche al loro bomber Erling Haaland. Ma questa è solo un’analisi dell’ultimo match. Infatti, l’Italia, nonostante abbia giocato una buona partita, ha faticato anche contro la Moldova. Per fare un’analisi accurata, bisogna andare oltre il risultato, che nel calcio è spesso superficiale, e guardare quella che è la prestazione. Gli azzurri hanno avuto un possesso palla del 70%, e hanno calciato in porta 25 volte, ma nonostante ciò sono riusciti a realizzare solo due reti. Questo dato è importante poiché̀ ci fa comprendere quelli che sono i due principali problemi della partita:
1. Il gioco poco concreto - l’Italia ha fatto girare molto il pallone, come possiamo notare dal possesso palla, però le occasioni da gol sono state poche rispetto alla grande quantità̀ di tiri. Questo perché gli Azzurri non sono riusciti a trovare varchi nella difesa avversaria
2. La scarsa finalizzazione - le occasioni create non sono state concretizzate dagli Azzurri che sicuramente devono ancora lavorare su questo aspetto.
Le due reti sono arrivate solo nel finale e sono state realizzate da Mancini e Pio Esposito. Una nota sicuramente molto positiva è Pio Esposito, attaccante classe 2005 dell’Inter, che ha dimostrato un senso di gioco importante. Possiede una capacità straordinaria di giocare spalle alla porta, proteggendo il pallone come fosse un gioiello. Di fatti, l’unico gol dell’ultimo match è stato realizzato da lui proteggendo il pallone in area e usando il difensore come perno per girarsi e insaccare il pallone in rete. Il 20 novembre si sono svolti i sorteggi per i play-off delle qualificazioni al Mondiale 2026, e l’Italia affronterà̀ in semifinale l’Irlanda del Nord, con l’eventuale finale contro una tra Galles e Bosnia Erzegovina. Sicuramente sono partite da cui gli Azzurri devono uscire vittoriosi per interrompere quel ciclo negativo iniziato nel 2018 con la mancata qualificazione al Mondiale. Dopo l’Europeo vinto nel 2020, l’Italia sembra essersi indebolita senza un apparente motivo, tanto da far pensare che quella vittoria sia stata solo casuale o fortunata. Ma così non è: gli Azzurri devono dimostrarlo prima di tutto qualificandosi e poi giocando un Mondiale glorioso, che manca da 11 anni. L’angoscia provocata dalle mancate qualificazioni precedenti non deve far paura, ma incoraggiare i giocatori: vedremo i risultati nei play-off che si giocheranno in primavera.
Lotta al vertice
Andrea Oliverio 3ALS
Si è conclusa domenica la sedicesima giornata di Serie A e il distacco tra le prime cinque squadre è di soli quattro punti! Le squadre in questione, in ordine decrescente, sono: Inter, Milan, Napoli, Roma e Juventus. L’Inter sta attraversando un buon periodo, grazie anche a una rosa ben costruita dal direttore sportivo Piero Ausilio. La squadra presenta un equilibrio tra giovani promettenti, come Pio Esposito, Sucic, Luis Enrique, Diouf e Bonny, e calciatori ormai consolidati nel gruppo, quali Martinez, Dumfries, Dimarco, Thuram, Barella, Bastoni e Calhanoglu. Il gioco di Chivu non punta al possesso palla prolungato, tipico del tiki-taka, ma si basa su verticalizzazioni rapide, finalizzate a creare subito occasioni da gol. Questo approccio ha prodotto numerose reti per l’Inter, ma ha anche lasciato buchi difensivi. Esempi recenti sono la partita contro l’Hellas Verona, vinta negli ultimi minuti grazie a un autogol fortuito, e il derby d’Italia contro la Juventus, in cui la squadra si è fatta rimontare il vantaggio nel giro di soli nove minuti. Il Milan si è adattato rapidamente al gioco di Massimiliano Allegri, e diversi calciatori stanno brillando: su tutti Pulisic, da esterno già autore di 7 gol e 2 assist, e il plurivincente della Champions League, Luka Modric, arrivato con il mercato estivo. Modric sta orchestrando il centrocampo rossonero in maniera sublime, senza far sentire la mancanza di Reijnders. Da segnalare anche il lento risveglio di Leao e la consueta solidità difensiva, tipica delle squadre allenate da Allegri. Il gioco del tecnico livornese è ormai riconosciuto a livello mondiale: prevede un lungo possesso palla per trovare un varco nella difesa avversaria e segnare il primo gol, seguito da una fase difensiva e dalla ricerca dei contropiedi per sfruttare ogni occasione. Il gioco del Milan presenta però un difetto principale: nonostante la difesa sia molto solida, in 90 minuti può succedere di tutto, e la retroguardia può trovarsi in difficoltà. Quando gli avversari segnano, diventa complicato riprendere il pallino del gioco e ristabilire il risultato, portando spesso a pareggi o sconfitte, come nel 2-2 contro Parma o Pisa. Un segnale di miglioramento è arrivato nella sfida contro il Torino, in cui il Milan ha compiuto una rimonta di tre gol a proprio favore. Il Napoli di Conte è il campione in carica e possiede una squadra solida in tutti i reparti. In attacco spiccano bomber di razza come Hojlund e Lukaku, recentemente recuperato dall’infortunio, oltre all’esterno sorprendente David Neres. Il vero punto di forza è però il centrocampo, con campioni come McTominay, Lobotka, Anguissa e, ultimo ma non per importanza, Kevin De Bruyne, il cui infortunio preoccupa molto i tifosi partenopei, infatti il suo rientro è previsto tra due mesi. Quest’ultimo era il cuore pulsante del centrocampo del Napoli: nonostante la presenza di McTominay o Anguissa, fungeva da vero regista, garantendo un dominio della fase di possesso. Gli altri centrocampisti hanno caratteristiche più da box-to-box, ma finora sono riusciti a mantenere un buon equilibrio. La difesa partenopea domina negli scontri aerei, grazie a esperti come Buongiorno e Rrahmani, e può contare su un portiere esperto come Milinkovic-Savic. I due esterni difensivi, Di Lorenzo e Spinazzola, garantiscono contributi sia in fase difensiva sia offensiva. La Roma, allenata da Gian Piero Gasperini, coach ormai di grande reputazione in Italia e non solo, sta vivendo una stagione di alti e bassi. La squadra riesce a imporsi contro formazioni di media classifica, mostrando buone prestazioni, ma fatica negli scontri diretti, con sconfitte significative contro Juventus, Inter, Milan e Napoli. Nella rosa della Roma ci sono giocatori che stanno brillando, come Soulé, Wesley, Konè e Svilar, mentre altri stanno deludendo le aspettative, tra cui Bailey, Dybala e Ferguson. Dybala è spesso frenato dagli infortuni, che gli impediscono di esprimersi al meglio. Ferguson, giovane con grandi qualità tecniche e fisiche, avrebbe dovuto essere la punta di diamante della squadra, ma finora ha faticato, tanto che Dovbyk, attaccante che avrebbe dovuto perdere il posto con il suo arrivo, sta rendendo meglio. La squadra della capitale riesce a costruire tante azioni durante le partite, ma la fase difensiva necessita di miglioramenti: troppe imbucate subite e non bloccate in tempo, troppe disattenzioni che hanno impedito alla squadra di raggiungere una posizione in classifica ancora migliore. La Juventus sembra essere in fase di rinascita con l’arrivo di Luciano Spalletti. Dopo lo scontro diretto con il Napoli, avvenuto poco dopo l’insediamento del nuovo allenatore, i bianconeri hanno vinto tutte le partite successive. Inoltre, i prossimi impegni saranno contro squadre di medio-bassa classifica: un’occasione importante che la Vecchia Signora può sfruttare per migliorare ulteriormente la propria posizione in classifica. Segnali di miglioramento erano già emersi nella prima parte della stagione, quando la squadra era guidata da Tudor: la Juventus aveva accumulato punti anche in partite complicate, come il Derby d’Italia contro l’Inter. Tuttavia, mancava ancora quel qualcosa che Spalletti sembra riuscire a dare alla squadra. Tra i componenti della rosa della Juventus, pochi nomi non stanno ancora convincendo: tra questi ci sono David e Openda, i due attaccanti arrivati durante il mercato estivo. Entrambi, pur essendo stati bomber di razza nelle loro precedenti squadre, non si sono ancora pienamente integrati nel calcio italiano. I gol realizzati finora sono pochi e le loro prestazioni non sempre brillanti. Tuttavia, dopo l’arrivo del nuovo allenatore, anche loro stanno mostrando un notevole miglioramento. I giocatori che stanno davvero brillando sono Yildiz, Conceiçao, Kelly, Cambiaso, Kalulu e McKennie. Tra tutti, il miglior giocatore attualmente è Yildiz, classe 2005, capace di mettere in difficoltà qualsiasi difesa con il suo dribbling ubriacante. Crescendo, sta migliorando anche nella finalizzazione, diventando sempre più decisivo nei match dei bianconeri. Sarebbe però opportuno soffermarsi su un altro giocatore arrivato con il mercato invernale dello scorso anno: Lloyd Kelly. Acquistato a un prezzo relativamente basso e inizialmente criticato come “non abbastanza per la Juventus”, ha invece dimostrato grandi capacità difensive e prestazioni apprezzabili anche in partite molto difficili. La Juve sta trovando la giusta quadra con il gioco di Spalletti, riuscendo a far girare la palla e ad arrivare con i giusti movimenti nella porta avversaria. Il problema principale di questo tipo di gioco è che non tutte le squadre concedono spazi per muovere la palla: contro un pressing costante, i bianconeri potrebbero andare in difficoltà. Napoli, Milan e Inter devono ancora recuperare una partita, quindi la differenza di punti sulle squadre sottostanti potrebbe aumentare. Tuttavia, ogni partita ha la sua storia e non è mai prevedibile il risultato: è proprio questo il fascino del calcio e dello sport in generale. Quale squadra avrà più fame di vittoria? Lo scopriremo nelle prossime fasi della stagione.
VAR: ausilio o alibi per gli arbitri?
Andrea Oliverio 3ALS
Nel 2017 fu introdotto in Italia il Video Assistant Referee, un gruppo di assistenti del direttore di gara che, durante il match, si trovano nella sala VAR e che, davanti a possibili interventi da cartellino rosso, calci di rigore o gol da annullare, intervengono riguardando i replay della situazione e comunicando all’arbitro la decisione da prendere
(quando la situazione è molto dubbia, possono anche richiamare l’arbitro per mostrargli direttamente il replay). All’inizio, tutti pensarono che fosse la svolta dell’arbitraggio e che, grazie a questo sistema, nessuno si sarebbe più potuto lamentare di una decisione arbitrale; ma così non è stato. Negli ultimi anni, il VAR ha sì permesso agli arbitri di prendere decisioni corrette, ma ha anche causato errori e polemiche che, in alcuni casi, hanno influenzato l’esito di intere partite. Prendiamo l’esempio più emblematico: Juventus-Salernitana, stagione 2022/23. Al minuto 90+3 Milik segna il gol del 3-2 per la Juventus, ma l’arbitro, dopo una revisione al VAR, annulla la rete poiché Bonucci, difensore bianconero in posizione di fuorigioco, influenza la conclusione di testa di Milik tentando di toccare il pallone. Fin qui, la decisione sembra più che corretta. Peccato che, in realtà, un calciatore della Salernitana si trovasse in quel momento praticamente sulla linea di fondo, eliminando ogni possibile fuorigioco per la Juventus. La giustificazione dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri) fu che al VAR non arrivò alcuna immagine che mostrasse la posizione del calciatore della Salernitana; ma questo rende l’episodio ancora più scandaloso. Come è possibile che, a chi deve analizzare con attenzione le azioni del match, non arrivi proprio l’immagine di un giocatore amaranto che, tra l’altro, si trovava davanti al calciatore bianconero che aveva appena battuto il calcio d’angolo? Ma non bisogna limitarsi a pensare che questo tipo di situazioni avvengano solo in Italia. Restando in ambito bianconero, possiamo citare Juventus-Galatasaray di quest’anno. Al minuto 49, Kelly, difensore della Juventus già ammonito, salta su una palla contesa e la colpisce di testa, mentre l’avversario resta con i piedi a terra; non per cattiveria o malizia, ma per la semplice forza di gravità, Kelly ricade sull’avversario. L’arbitro decide di ammonirlo, espellendolo e scatenando, più che giustificatamente, l’ira dei compagni e dei tifosi. Ma il peggio deve ancora venire. L’arbitro, infatti, viene richiamato al VAR per rivedere l’episodio, il che risulta anomalo, poiché il VAR non può intervenire per togliere un secondo cartellino giallo. In questo caso, però, il richiamo sarebbe avvenuto per verificare se il fallo fosse sufficientemente grave da meritare non un secondo giallo, ma un’espulsione diretta, che — qualora la Juventus avesse superato il turno — avrebbe potuto comportare una squalifica superiore a una giornata. Andando al VAR, però, l’arbitro avrebbe potuto rimediare all’errore e togliere l’ammonizione a Kelly; invece, ha deciso che il fallo fosse da espulsione diretta. In questa situazione, la UEFA non ha nemmeno ammesso l’errore, ma ha pubblicato una nota ufficiale spiegando le motivazioni dell’espulsione secondo le linee guida. Tuttavia, chiunque abbia visto l’episodio può rendersi conto della sua discutibilità. Casi come questi sono numerosi e stare qui a elencarli non è particolarmente utile, perché ciò che è accaduto non può cambiare. Sarebbe però necessario iniziare a rivedere l’organizzazione del VAR, nonché il protocollo arbitrale, per fare in modo che episodi del genere non si verifichino in futuro. È importante ricordare che i veri protagonisti del calcio sono i calciatori e lo staff tecnico di ogni club, non la squadra arbitrale.
ITALIA: fallimento generazionale o nazionale?
Andrea Oliverio 3ALS
Martedì 31 marzo la Nazionale italiana, perdendo contro la Bosnia la finale playoff per la qualificazione ai Mondiali, ha sancito la terza mancata qualificazione consecutiva alla FIFA World Cup, probabilmente la competizione più importante del panorama calcistico mondiale. Una Nazionale storicamente preparata come l’Italia non può permettersi un fallimento del genere. Ad oggi si tende ad attribuire la responsabilità ai giocatori, all’allenatore o ai dirigenti, ma la verità è che il problema non sta in nulla di tutto ciò. Una squadra come l’Italia non dovrebbe nemmeno trovarsi in difficoltà con una Nazionale come la Bosnia (con tutto il rispetto per la loro prestazione, giocata con grande intensità e cuore), perché se si fatica contro avversari di questo livello, la qualificazione ai Mondiali rischierebbe di tradursi in figuracce, considerando che il livello medio delle squadre partecipanti è molto più alto. Il vero problema, però, si trova nei settori giovanili e nelle scuole calcio. Il sistema di formazione e avvicinamento a questo sport in Italia, infatti, è nella maggior parte dei casi carente: prima di essere competizione, il calcio è divertimento. Un bambino dovrebbe essere libero di esprimersi in campo e, soprattutto, avere la possibilità di giocare e crescere senza essere limitato rispetto ai propri compagni. Ad oggi, nella maggior parte delle scuole calcio, si osserva spesso l’opposto di ciò che ci si aspetterebbe da un percorso formativo sano: un bambino gioca più di un altro perché figlio di qualcuno; ai bambini di 6 anni, invece di insegnare la tecnica di base, si insegna a passare sempre la palla senza rischiare la giocata; e addirittura vengono imposti schemi su calcio piazzato invece di lasciare libertà ai piccoli calciatori. I campionati giovanili sono sì competizioni da vincere, ma prima di tutto dovrebbero essere momenti in cui il talento di ogni giocatore possa emergere senza vincoli. È normale che, mettendo pressione sul risultato e sul dover vincere la singola partita, si finisca per snaturare il calcio nella sua essenza, con il rischio concreto di far perdere motivazione ai ragazzi e portarli ad abbandonare lo sport. Negli altri campionati europei di maggiore importanza vediamo giocatori esordire anche a 16 anni e diventare, per le loro squadre, pedine importanti. In Italia, invece, si ha spesso paura a far esordire un 21enne perché considerato ancora “acerbo”. Sotto questo punto di vista, una delle poche iniziative positive è stata introdotta dalla FIGC: l’obbligo, nel calcio dilettantistico dalla Terza Categoria fino alla Serie D, di inserire nella formazione titolare almeno un calciatore Under 19 e un Under 20. Questa regola favorisce la crescita dei giovani (anche se non necessariamente italiani), costringendo i club a puntare maggiormente sul settore giovanile. Inoltre, dalla Promozione in su, tutte le squadre devono possedere una formazione Under 19 iscritta a un campionato regionale; in caso contrario, il club è tenuto a pagare una multa piuttosto elevata. È da queste piccole azioni che bisogna ripartire per tornare a essere la Nazionale di un tempo, perché nel calcio, come in generale nel mondo del lavoro, la promessa di un futuro migliore risiede proprio nei giovani. Per questo, l’esperienza dei veterani non deve sopraffare o limitare il talento dei giovani, ma affiancarlo con guida, fiducia e opportunità.